Fuoco di paglia

Il 16 gennaio 1969, dopo che le riforme portate avanti da Alexander Dubček a favore della libertà di stampa e di espressione erano state l’anno precedente vanificate dall’invasione militare sovietica, lo studente Jan Palach si diede fuoco nella piazza principale di Praga, capitale della Cecoslovacchia. Nonostante le autorità cercassero di contenere la diffusione della notizia e le manifestazioni che ne scaturirono, diversi altri studenti e operai seguirono il suo esempio, autoimmolandosi per protesta. Così Palach riuscì a travalicare la cortina di censura e disinformazione del regime, divenendo un eroe nazionale e, per tutto il mondo, un simbolo della resistenza antisovietica, protagonista di film, documentari, canzoni, poesie.

Ma l’occidente è diverso. In occidente la libertà è un diritto ormai acquisito. La stampa non è sottoposta a controllo statale, e diffonde le notizie senza alcuna censura. Ciascuno può esprimersi senza timore di alcuna forma di repressione. Ne è la prova il caso di Aaron Bushnell, che per protestare contro il colonialismo in Palestina e per non essere considerato complice di genocidio, il 25 febbraio 2024 si diede fuoco davanti all’ambasciata israeliana a Washington, morendo poche ore dopo. Oggi sono passati due anni.

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