
Non è facile rendere l’idea del livello di follia a cui siamo arrivati, ma ci proverò.
Esiste un gravissimo problema globale, noto a tutti da molti anni, che potrebbe aver già superato la soglia dell’irreversibilità, trasformando nel volgere dei prossimi decenni il nostro pianeta in un luogo inabitabile. In un mondo sano ci si potrebbe aspettare che la maggior parte delle persone desse la massima priorità a questo problema; se i governi mostrassero di infischiarsene, ci si aspetterebbe che la gente si sollevasse in massa e — non per crudeltà, ma per istinto di sopravvivenza — facesse rotolare nell’apposito contenitore un po’ di teste.
Ma il fatto è che questi governi non mostrano semplicemente di infischiarsene: tra i loro propositi più saldi c’è quello di muovere (o minacciare di muovere) guerra gli uni contro gli altri. E dietro a queste guerre che cosa ci sta? In moltissimi casi, se non in tutti, esse sono mirate ad ottenere il controllo di quelle risorse (petrolio, carbone, gas) il cui consumo sconsiderato è alla radice del gravissimo problema globale di cui sopra. Consumo che andrebbe proibito per legge ovunque, e invece è tuttora in crescita nonostante i progressi sulle fonti alternative, scatenando i cruenti appetiti delle nazioni più ingorde.
È diventata proverbiale l’orchestrina del Titanic che continuò a suonare mentre la nave colava a picco. I musicisti avevano ricevuto l’ordine di suonare motivi allegri per contenere il panico che si stava diffondendo tra i passeggeri. Il loro intervento fu talmente efficace e il senso di sicurezza che trasmisero fu talmente convincente che molti passeggeri sottostimarono il pericolo e rimasero a bordo finché non fu troppo tardi.
Immaginiamo ora che i musicisti dell’orchestra, invece di suonare, si fossero dati da fare per convincere i passeggeri a pompare acqua di mare dentro ai compartimenti della nave che non erano stati danneggiati dall’impatto con l’iceberg. E poi fossero andati in prima persona a dar loro man forte per accelerare il processo. Follia? Ebbene, neppure con questo paragone riusciremmo a rendere appieno l’idea di ciò a cui oggi, primo gennaio del 2026, stiamo assistendo.




