Vieni avanti, cretino

Sito de-berlusconizzato

A quanto si apprende, l’onorevole Silvio Berlusconi, nel tentativo di rendere il più devastante possibile la sua nuova discesa in campo, avrebbe deciso non solo di tornare a rompere il catodo con innumerevoli e interminabili apparizioni televisive, ma anche, con il supporto di Michael Slaby, nientemeno che il consulente di Obama, di diffondere nel web il suo Verbo, anzi il suo λόγος σπερματικός (Logos Spermatikos), tramite un esercito di droni da combattimento che dovrebbe saturare in maniera virale i più importanti siti sociali, i giornali, i forum, i blog e chi più ne ha più ne metta.

Sappia dunque codesto esercito che Bue punto zero, nonostante le apparenze, non è un blog de-berlusconizzato. Forse lo sarebbe diventato, se l’onorevole Berlusconi fosse stato incarcerato o se fosse passato a miglior vita. Per ora comunque siate fiduciosi, la nostra tradizionale ospitalità non verrà meno. Mosche, ragni, formiche, lombrichi, vermi d’ogni foggia e muffe d’ogni colore popolano abitualmente la sua stalla, quindi ci sarà spazio anche per voi. Guardatevi pure intorno, e se non sapete da dove cominciare provate con questo.

 



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Tu che hai votato Berlusconi

Vieni qui, siediti, facciamo due chiacchiere tra amici.

Ehi, non fare finta di niente, dico a te. Coraggio, avvicinati. È comprensibile che non ti vada di parlarne: si sa che è una di quelle cose che chi l’ha fatta preferisce non confessare; ciò non toglie che ci sia chi persiste nel farla. Ancora a maggio dell’anno scorso a Milano ventottomila persone hanno scritto il suo nome sulla scheda, così tante che non basterebbe una settimana per prenderle tutte a schiaffi.

Capisco il tuo imbarazzo, non è facile accettare di essere stati presi in giro. Tu forse sei tra quelli che si giustificano sostenendo di essere stati ingannati. Può darsi. Ci sarà pure qualcuno che ha prestato fede alle promesse che ha sbandierato in campagna elettorale, fesserie del tipo “meno tasse per tutti” o “un milione di posti di lavoro”. Be’, purtroppo non è andata come avrebbe voluto farti credere. Ha profuso la maggior parte del suo impegno a salvare se stesso e qualche suo amico dalla galera, lasciando che il resto del Paese andasse a puttane. Lui invece festeggiava la tua dabbenaggine invitando amici e amiche a cene sobrie ed eleganti.

Aveva anche detto che si sarebbe levato dalle scatole. Molti lo speravano, pochi ci credevano. Certo la situazione oggi è diversa rispetto alle altre volte. Ora si sta giocando il tutto per tutto. Se gli andrà male, quasi certamente nel giro di poche settimane le televisioni e i giornali annunceranno la sua dipartita. Non crederci: ricorda che il suo medico personale aveva dichiarato che è “tecnicamente immortale”. Quel giorno sarà tumulata in mondovisione una statua di cera, mentre lui, appesa al chiodo la faccia di gomma, se ne starà beato a prendere il sole in qualche paradiso tropicale, lasciando agli eredi tutte le grane.

E se invece gli andasse bene? Ci hai pensato?

Non far finta di niente, non limitarti a scrollare le spalle. Il problema non è lui, sei tu. Tu ci hai cacciati in questo pasticcio, tu devi tirarcene fuori.  Come? Innanzitutto meditando sui tuoi errori. Rifletti, e tira fuori tutto ciò che il tuo inconscio ha cercato di rimuovere. Perché lo hai votato? Ci sarà pure un motivo. Anch’io, per fare un esperimento, ci ho provato. No, no, che hai capito? Io mica l’ho mai votato. Ho solo provato ad immedesimarmi in un suo elettore. E sai che cosa ne è venuto fuori? Ecco, l’unico motivo per votarlo che ho potuto concepire è: per evadere le tasse. Ora provaci tu, ma non raccontare le stesse balle che racconta lui in campagna elettorale: cerca di trovare il vero motivo, per quanto riprovevole possa apparire.

Mentre ci pensi, ti anticipo che questo è solo l’inizio. Dovrai proseguire con una specie di terapia di gruppo. Dovrai contattare, fra i tuoi conoscenti, quelli che hanno commesso il tuo stesso errore, e che magari ora si apprestano a ripeterlo. E spiegare loro come sei uscito dal tunnel. Per esercitarti, comincia da qui. In fondo a questo articolo trovi la possibilità di lasciare un commento anonimo. Racconta la tua storia: dopo aver riflettuto coscienziosamente, dicci come hai iniziato e come ne sei venuto fuori. Tu ti sentirai sollevato, e altri potrebbero seguire il tuo esempio.



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Concorso scuola: selezioniamo i prof del futuro

Se qualcuno volesse avere un’idea di come sarà la scuola che il Governo ha iniziato in questi mesi a plasmare, può farsela grazie alle modalità previste per la preselezione all’imminente “concorsone”.

Come molti già sanno, la prova consiste nel rispondere in 50 minuti a 50 domande relative a capacità logiche, comprensione del testo, informatica e lingua straniera. Chiunque può mettersi alla prova tramite un’apposita applicazione pubblicata sul sito del Ministero. Tramite questo “esercitatore” gli aspiranti docenti, ma anche tutti i comuni cittadini, possono partecipare ad una vera e propria sessione di esame, rispondendo alle stesse domande (in tutto sono 3500) che verranno poi proposte alla preselezione.

Il primo interrogativo che si affaccia alla mente, di fronte di questo stato di cose, è: che senso ha proporre agli aspiranti docenti una prova così frenetica? Se molte domande risultano banali al limite dell’idiozia, molte altre richiedono una riflessione particolarmente attenta, che una tempistica così ristretta rende pressoché impossibile. Il secondo è: che senso ha rendere noti in anticipo i contenuti dell’esame? Per dare ai candidati un’idea del tipo di test che dovranno affrontare potevano bastare un paio di esami di prova simili (ma non identici) a quelli veri. I candidati invece hanno la possibilità di visionare tutte le domande che verranno proposte all’esame, ma solo a patto di rimanere davanti al PC, connessi al sito del ministero, otto ore al giorno per dieci giorni circa.

Per rispondere bisogna innanzitutto ricordare che il Ministro avrebbe desiderato offrire con questo nuovo concorso un’opportunità ai giovani, ma è stato costretto da un’entità maligna (la legge) a limitare l’accesso alle prove solo a chi si è laureato entro il 2002, e pertanto la maggior parte degli iscritti si colloca attorno ai 35 anni o più. Però — deve aver pensato il nostro — l’importante è essere giovani dentro.

Proviamo a chiederci chi avrà la possibilità di arrivare davvero preparato alla prova preselettiva. In prima posizione si collocano quei laureati che dopo aver conseguito il titolo hanno sostenuto un paio di colloqui di lavoro, sono stati rifiutati (o forse sono stati un tantino choosy) e allora, amareggiati e deloosy, hanno abbandonato ogni velleità lavorativa, hanno infilato le pantofole e si sono accomodati sul divano a guardare la TV o giocare con i videogiochi, facendosi mantenere da mamma e papà. Poi alla notizia del nuovo concorso hanno colto la palla al balzo, si sono iscritti e ora potranno dedicare il loro abbondantissimo tempo libero a ripetere fino alla nausea le tremilacinquecento domande dell’esercitatore, in modo da poterle poi affrontare ad occhi chiusi e superare la preselezione a colpo sicuro.

Questo è il primo modello di professore che il Ministro vuole selezionare e proporre per formare le generazioni a venire: il bamboccione.

Vi sono naturalmente altre tipologie di docente che emergeranno da questa prova. In seconda posizione troviamo un cospicuo numero di aspiranti docenti dotati di una memoria infallibile, grazie alla quale hanno ottenuto una brillante laurea ripetendo pappagallescamente ad ammirati professori interminabili collezioni di tomi. Pur non avendo a disposizione  tutte le ore libere dei sopracitati bamboccioni (questa seconda tipologia potrebbe anche essere già dedita ad un lavoro e/o tenere famiglia), tali aspiranti potranno nei prossimi giorni trovare facilmente sul web tutte le domande corredate di risposta esatta, e impararle a memoria senza neanche bisogno di perdere tempo con l’esercitatore.

Gli insegnanti del passato erano soliti ripetere pedantemente ai loro studenti un precetto ormai superato: “Non studiate tutto a memoria, la cosa importante è capire quello che si legge!”. Ora invece entreranno nelle aule delle scuole italiane docenti che dall’alto della loro esperienza insegneranno: “Non sforzatevi di capire, studiate a memoria. Imparate da me: è così che ho trovato lavoro”.

Quasi inutile a questo punto aggiungere quali figure saranno invece immediatamente scartate dalla preselezione. Facciamo solo qualche esempio tratto dalla vasta gamma di precari storici attualmente in servizio, che verranno inesorabilmente scavalcati dai vincitori del concorso.

C’è ad esempio il prof di latino e greco che potrebbe competere in una gara di oratoria con Cicerone, che però non conoscendo con precisione la differenza tra although e despite cadrà sui quesiti di inglese.

C’è il prof di storia che sa raccontare la caduta di Costantinopoli o la guerra dei cent’anni come se ci fosse stato, che però non saprà completare una sequenza numerica come 12, 17, 36, 34, 108, 68, 324.

C’è il prof di matematica che risolve a mente equazioni differenziali di secondo grado, ma essendo un po’ astigmatico non riesce a contare le lettere della seguente domanda (codice originario 4586) relativa alle capacità logiche:

Forse questo concorso non migliorerà la qualità dell’insegnamento nelle scuole italiane. Però qualcosa di buono se ne potrebbe comunque trarre. Si dovrebbe somministrare il test preselettivo ai membri del Governo (inclusi ministri, viceministri, sottosegretari e compagnia). E chi non risulta in grado di comprendere un testo, di esercitare capacità logiche, di utilizzare strumenti informatici e di padroneggiare una lingua straniera venga subito cacciato a calci in culo, magari restituendo anche lo stipendio.

Pudenda #11 – Feccia Edition

  1. Silvio Berlusconi
  2. Fabrizio Cicchitto
  3. Marcello Dell’Utri
  4. Maurizio Gasparri
  5. Niccolò Ghedini
  6. Piero Longo
  7. Maurizio Paniz
  8. Claudio Scajola
  9. Renato Schifani
  10. Denis Verdini

Esattamente un anno fa veniva pubblicata la quinta puntata delle Pudenda, la ricercatissima Vip Edition. In occasione della lugubre ricorrenza, Bue punto zero vi offre oggi la sua evoluzione più estrema, la più ripugnante che si possa concepire.

Tra naturale capacità di delinquere, corruzione, mafia, eversione e servilismo, in questa lista ci sono almeno 500 anni di galera, oltre ad una dose innominabile di vergogna.

Incluso nel pacchetto offriamo anche il manifesto dei manigoldi in Parlamento, declamato da uno degli avvocati che alacremente li difendono dai velenosi artigli della giustizia. Solo per stomaci forti.

Contro la legge bavaglio

Per protestare contro la legge bavaglio che le Camere stanno in questi giorni esaminando, sulla scia della vibrante protesta lanciata da Wikipedia, vi mostriamo un’anteprima di come potrebbe diventare Bue punto zero nel caso essa venisse approvata: tipograficamente sgangheràto.

Egregi, illustri ed eziandio morigerati Onorevoli!

Avreste timore? Proprio non c’è bisogno di alcun bavaglio, voi caldeggiate cio‘ che ai sorridenti, docili cittadini un torto appari!

Siete seri, mai tronfi, azzimati. Chi ha visto di che solerzia  è capace il Parlamento allor deve lodarvi. Gli insulti si disperderanno al vento, credetemi, sappiatelo!

In questo mondo di ladri

Un mucchio di soldi

L’obiettivo fino a poco tempo fa sembrava così irraggiungibile che, adesso che sembra quasi fatta, lascia tutti frastornati, ossessionati da un inquietante interrogativo: chi potrà mai essere un valido e degno candidato a sostituire Formigoni nel ruolo di governatore della Lombardia?

L’antico dilemma che vede contrapposti un disonesto capace e un onesto incompetente, va detto, oramai non è più affatto un dilemma. Basta considerare che l’onesto incompetente potrebbe, se dotato di un minimo di buona volontà e se affiancato dai collaboratori giusti, acquisire almeno in parte le competenze che gli mancano, mentre il disonesto assai difficilmente perderebbe la sua inclinazione al malaffare, inclinazione che potrebbe però all’occorrenza nascondere dietro un’artefatta ed ingannevole buona condotta, raggirando così i più sprovveduti.

Il problema non è questo. Il problema è trovare —in un panorama dove, per usare una cristallina espressione di gusto neoclassico, il più pulito ha la rogna, e dove gli altri competono per un posto d’onore tra i ladroni— una persona semplicemente onesta. Non basta che il candidato non abbia mai rubato in vita sua, poiché la sua virtù potrebbe essere semplicemente frutto di una carenza di occasioni sufficientemente ghiotte. Come trovare quindi un candidato affidabile?

Capita talvolta —piuttosto raramente, ma capita— di aver notizia di qualche cittadino che, trovata casualmente una borsa gonfia di banconote di grosso taglio o il biglietto vincente di una ricca lotteria, anziché impossessarsene si adopera per risalire al proprietario e riconsegnargli il bene smarrito, rifiutando poi qualunque ricompensa che non sia puramente simbolica. Ecco, una persona del genere potrebbe rappresentare il candidato ideale: con buona probabilità incompetente, ma onesto al di sopra di ogni possibile sospetto.

Alla domanda posta sopra si può quindi rispondere: il candidato affidabile si troverà spulciando con attenzione le cronache locali e nazionali degli ultimi anni in cerca di episodi simili a quelli indicati, e risalendo poi ai loro protagonisti. Non ce ne saranno molti, ma individuandone e chiamandone a rapporto quattro o cinque le possibilità che almeno uno di essi si dichiari disponibile a mettersi in gioco per il bene della comunità sarebbe piuttosto concreta. Così come sarebbe poi assai concreta, date le sue referenze, la possibilità di sbaragliare qualunque altro concorrente alla poltrona di governatore.

In una situazione normale, un espediente del genere sarebbe classificato come una specie di barzelletta. Il fatto che si debba arrivare a considerarlo con serietà dà la misura di quanto in basso siamo caduti.

Lettera di un precario al ministro Profumo

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Riceviamo da un lettore e volentieri pubblichiamo.

Egregio signor Ministro,
che le venga un accidente. Ma uno di quelli brutti.

Conoscerà certamente la nostra storia, comunque le offriamo la possibilità di un rapido ripasso, non si sa mai. Tutto è cominciato quando noi, che aspiravamo a guadagnarci da vivere contribuendo nel nostro piccolo alla crescita del Paese, abbiamo bussato alla porta del suo Ministero per entrare a far parte del corpo docenti di una scuola italiana. Quel giorno i suoi predecessori non ci hanno neppure degnati di uno sguardo, ma attraverso il battente sprangato ci hanno sgarbatamente risposto: “La vostra laurea ci fa un baffo, per insegnare non basta aver studiato per anni e neanche aver preso dei bei voti. L’insegnamento è un’altra cosa. Ora dovete specializzarvi, ecco pronte per voi le SSIS – le Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario.”

Così ci siamo iscritti, sborsando di tasca nostra migliaia di euro, abbiamo frequentato per due (o più) anni le lezioni, abbiamo espletato ore e ore di tirocinio (anche chi, pur non essendo abilitato, già aveva anni di esperienza di insegnamento), abbiamo preparato relazioni, studiato dispense (e per poter fare tutte queste cose inevitabilmente abbiamo dovuto trascurare le nostre famiglie), abbiamo pure ascoltato fior di professoroni universitari che magnificavano le SSIS, perché non è serio mandare in aula qualcuno che abbia il solo merito di aver vinto un concorso, ci vuole una preparazione specifica. E pazienza se per la maggior parte quelle lezioni erano totalmente insulse, pazienza se gli esami erano in gran parte delle farse. Per farci aprire la porta non c’era altro modo che quello, e dovevamo adattarci.

Bene, finita la SSIS, con in mano una o più abilitazioni, ci siamo inseriti in graduatoria. Ad alcuni è andata bene, ad altri no: c’era già troppa gente davanti. E allora si ricomincia da capo, ancora altre specializzazioni, ancora altre abilitazioni, e poi ancora corsi “a distanza”, costosi quanto le SSIS, demenziali peggio delle SSIS, ma per qualche punto in più in graduatoria eravamo disposti anche a questo. A quel punto la situazione un po’ è migliorata: dieci mesi di lavoro precario all’anno, quando andava bene, altrimenti supplenze temporanee di poche settimane qua e là per la provincia.

Poi però arrivano i tagli: ed ecco che la luce in fondo al tunnel si allontana. Posti per insegnare non ce ne sono più, salvo che per i primissimi in graduatoria, che comunque sono incazzati neri per il protrarsi indefinito del loro precariato. Molti di noi allora dicono: “Va bene. Ci avete presi per il culo, ci avete spillato un sacco di soldi, ci avete fatti rincoglionire per anni e anni in corsi senza capo né coda, ci avete usati come tappabuchi quando vi tornava comodo, ora di lavoro qui non ce n’è più. Vorrà dire che ce ne cercheremo un altro. Però i soldi e soprattutto gli anni di vita che abbiamo speso inutilmente nelle SSIS chi mai ce li potrà restituire?”. Altri invece, stoici e forse un po’ squilibrati, insistono con l’insegnamento, sperando forse che prima o poi il vento cambi.

E infatti le cose cambiano, c’è un colpo di scena: arriva il ministro tecnico. Sì, sto parlando di lei, egregio, sveglia! E che cosa dice il nuovo ministro? Che i docenti precari sono ormai da troppi anni nel limbo delle graduatorie, e che quindi vanno assunti? No, troppo facile. Il ministro dice che docenti sono lì da troppi anni e quindi vanno svecchiati! Dice che ci vogliono insegnanti giovani. E soprattutto che bisogna ritornare a fare i concorsi! Ma porco mondo, non ci avevano fatto una testa così dicendo che per insegnare non basta un concorso, che ci vuole una preparazione apposita, un corso specifico, una specializzazione? E ancora, non ci avevano appena detto che di posto per insegnare non ce n’era più? Dove diavolo li mettiamo questi giovani?

Poi naturalmente si scopre che questa mossa è solo propaganda. Di posti non ce ne sono, o comunque ce ne sono pochissimi. Quelli che ci sono però non andranno ai giovani, che al nuovo concorso non possono partecipare, ma ai vecchi, a quelli che sono invecchiati nelle graduatorie. Solo che ora si rimescola tutto, adottando finalmente un criterio meritocratico. Era ora. Ma di che tipo di merito stiamo parlando?

Non è il merito di aver sopportato anni di SSIS, aver insegnato per anni, ogni volta assunti e poi licenziati, in classi sempre diverse in scuole sempre diverse materie sempre diverse con programmi sempre diversi, sempre pronti a correre da un momento all’altro da una parte all’altra della provincia, e aver sopportato le paturnie sempre diverse di colleghi, bidelli e dirigenti scolastici sempre diversi.

No, adesso il merito si misura a partire dal test preselettivo: chi non ha capacità logiche, chi non comprende un testo scritto, non capisce nulla di informatica e non mastica una lingua straniera resta fuori. Dovremo quindi dimostrare la nostra capacità di leggere, interpretare e rispondere a domande relative a semplici frasi come ad esempio “non è impossibile che non esista una persona che non abbia negato di aver trovato il modo di ottenere una raccomandazione” (*).

Dopo tutto il mazzo che ci siamo fatti, il nostro futuro dipenderà da cazzate come questa. Egregio signor ministro, se ancora non le è venuto un accidente, per cortesia, vada almeno a cagare.

Un precario della scuola italiana


(*) Fonte: Alpha Test.

C’è poco da festeggiare

Fuochi d'artificio - Fireworks

Bue punto zero ha compiuto un anno.

Quando è nato, c’erano il PdL e la Lega al governo. Ora PdL e Lega si stanno sgretolando sotto il peso della loro stupidità e ingordigia. È pur vero che i berlusconiani sono ancora parte della maggioranza che sostiene l’esecutivo, ma il loro potere si è parecchio indebolito, al punto che potrebbero addirittura vedersi costretti a cedere sulla questione vitale della legge anticorruzione. Che è come dire che si stanno annodando la corda con cui si impiccheranno.

C’è da festeggiare, allora?

Purtroppo non molto. Il corpo elettorale che pochi anni fa ha portato centinaia di manigoldi in Parlamento è, salvo una piccola percentuale di dipartite, sempre lo stesso di oggi, e quindi dalla prossima tornata elettorale non ci si può certo aspettare dei risultati più che mediocri. Non tutto il male però viene necessariamente per nuocere: si prospettano alcuni scenari apparentemente inquietanti che potrebbero in realtà contribuire a migliorare un poco gli equilibri politici del Paese. Ad esempio, un’eventuale deriva del Pd verso il centro-destra (ricordiamo che l’onorevole Berlusconi ha detto di Renzi: “Ha le mie idee”), in sé raccapricciante, potrebbe provocare nel partito una violenta e fatale agglutinazione.

Finalmente quell’entità amorfa e insulsa che è il Pd cesserebbe di dibattersi, e dal fermento della sua putrefazione potrebbe a quel punto rinascere una coalizione di sinistra degna di questo nome, la quale si troverebbe a quel punto a fronteggiare il ritorno dall’oltretomba dell’inquietante creatura non-morta: un corposo e flaccido centro neodemocristiano di ispirazione berlusconiana alimentato, presumibilmente, dal sostegno della Chiesa e della mafia.

Niente di rivoluzionario, certamente, ma se non altro l’elettorato alle prossime elezioni avrebbe di fronte una situazione assai più netta e chiara di quella che gli si era presentata negli anni recenti.

L’XYZ della democrazia

La legge esiste per tutelare i più deboli. Ove questa venisse a mancare, non si applicherebbe altro che la semplice e atavica legge del più forte. In un Paese democratico, in teoria, il potere lo detiene il popolo, e la legge tutela le minoranze (in assenza di questa tutela, infatti, non si parla di democrazia, ma di dittatura della maggioranza). Capita tuttavia che il voto popolare consegni il potere ad un’oligarchia avida e corrotta, la quale lo esercita contro gli interessi del popolo stesso. In questo caso è il popolo ad occupare la posizione più debole, e la legge, fintanto che è applicata, rimane la sua unica tutela. Nel momento in cui, in un regime democratico già gravemente compromesso, si indebolisse o venisse del tutto a mancare un’istituzione dotata dell’autorità di far rispettare la legge, si assisterebbe inevitabilmente alla fine della democrazia.

È quindi del tutto naturale e forse inevitabile che in questa situazione i magistrati che si sforzano di applicare in modo rigoroso la legge, sottoponendo ad indagini e processi, ove ne ricorrano i presupposti, anche i membri della suddetta oligarchia, raccolgano un buon grado di consenso popolare, mentre in un contesto di reale democrazia ciò che alcuni oggi considerano deprecabile (e cioè il fatto che i magistrati possano cercare e ottenere il consenso delle masse) sarebbe semplicemente privo di senso, perché la magistratura lavorerebbe per lo più per tutelare le minoranze, eventualmente anche contro gli interessi della maggioranza.

In ogni caso, se il consenso popolare ha potuto a suo tempo legittimare quell’oligarchia avida e corrotta che ora, per non essere spodestata, cerca a sua volta di delegittimare con ogni mezzo tutte le voci e tutte le forze che le si oppongono, è non solo tollerabile, ma anche auspicabile che esso si indirizzi ora verso alcuni magistrati; in particolar modo verso quelli onesti e integerrimi, i quali sono facilmente riconoscibili appunto per il fatto di subire quotidianamente attacchi da quelle cariche istituzionali e politiche che annoverano al loro interno schiere di corrotti, corruttori, concussori, mafiosi e via dicendo, nonché dai giornali ad essi asserviti, e persino da quella parte di magistratura  che non vuole inimicarseli. Se ancora rimanesse qualche dubbio sull’opportunità di questo consenso, esso verrà dissipato nel momento in cui qualcuno di questi magistrati dovesse essere perseguito per aver pubblicamente dichiarato nientemeno che la sua fedeltà alla Costituzione.


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  7. Pasquale Nessa
  8. Antonio Palmieri
  9. Carlo Sarro
  10. Maurizio Scelli

Con questa nuova pubblicazione la lista di parlamentari insigniti del disonore delle Pudenda di Bue punto zero raggiunge la spregevole somma di cento unità. Il prestigioso traguardo è celebrato da una nuova pagina che descrive e promuove l’iniziativa, intitolata appunto le Pudenda di Bue punto zero. Che cosa aspetti? Clicca, informati e partecipa!