Impresa di pulizia (prima parte)

Vi diedi una terra che non avete coltivato
e abitate in città che non avete costruito
e mangiate il frutto delle vigne e degli uliveti
che non avete piantato.

Giosuè 24, 13

  1. Colonialismo e instabilità
  2. Estremismo e terrorismo
  3. Ostilità e alleanze

Ecco una nuova puntata di contropropaganda sionista, questa volta incentrata su alcuni eventi accaduti nella prima metà del secolo scorso che la storiografia ufficiale tende a eclissare, fallendo nel suo scopo primario di spiegare in modo adeguato il presente. A questo fine, sarà particolarmente utile ricorrere alle dichiarazioni candidamente rilasciate dai sionisti stessi, a partire da quelle di David Ben Gurion, cioè colui che più di tutti contribuì a fondare lo Stato di Israele e di cui divenne da subito primo ministro. Grazie alla gran mole di documenti che ci ha lasciato (diari, lettere, saggi, discorsi pubblici) è possibile infatti svelare i retroscena di quello che fu il momento storico chiave per la crisi mediorientale.

1. Colonialismo e instabilità

In principio, come spesso capita, era il denaro. Nel 1901 il quinto congresso dei sionisti (il cui obiettivo ideale, lo ricordiamo, era colonizzare la Palestina stabilendovi uno Stato ebraico etnicamente puro) istituì il Fondo Nazionale Ebraico (JNF) per finanziare l’acquisto di terreni in Palestina, e a tal fine organizzò una colletta tra gli ebrei di tutto il mondo. I proprietari dei terreni palestinesi, molti dei quali neppure vivevano in Palestina, furono ben contenti di trovare nel JNF un acquirente disposto a pagare cifre esorbitanti per alcuni dei loro possedimenti; un po’ meno contenti furono i contadini che su quelle terre vivevano e lavoravano, perché i coloni ruppero la secolare consuetudine di lasciare al loro posto i fittavoli ad ogni cambio di proprietà, scacciandoli per sostituirli con la popolazione ebrea immigrata.

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Scrivetelo sui muri


Essendo il governo istituito per il bene comune, la protezione e la sicurezza dell’intera comunità, e non per l’interesse privato o il profitto di un singolo uomo, famiglia o classe di persone, ogniqualvolta i fini del governo siano pervertiti, la libertà pubblica manifestamente messa in pericolo e tutti gli altri mezzi di riparazione siano inefficaci, il popolo può, e di diritto deve, riformare il vecchio governo o istituirne uno nuovo. La dottrina della non resistenza al potere arbitrario e all’oppressione è assurda, servile e distruttiva del bene e della felicità dell’umanità.

Cioè, voglio dire. C’è bisogno di spiegazioni o commenti? Vi chiedo solo di leggerlo un’altra volta, sottolineando alcune parole. “Interesse privato di un singolo”… “i fini del governo siano pervertiti”… “libertà in pericolo”… “può e deve”… “assurda, servile, distruttiva”… insomma, tanta roba. E ora il quiz: chi l’ha scritto, e quando?

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