È giusto porre limiti alla libertà di espressione? È giusto impedire a qualcuno di esporre e diffondere con i mezzi che preferisce ciò che più gli aggrada? È giusto punire qualcuno per ciò che ha detto o scritto?
La risposta non può che essere un secco: dipende.
Il nostro codice penale prevede reati come l’ingiuria e la diffamazione, e limita quindi gli aspetti deteriori della libertà di espressione individuale. Al di fuori di queste casistiche, rimane comunque un ampio margine di discussione. Potrebbe sembrare ragionevole adottare un atteggiamento equanime, tale per cui se si pretende per se stessi un certo grado di libertà, la si debba garantire parimenti anche agli altri. Se sceglieremo questo criterio, ascolteremo indulgenti coloro che dicono, per esempio, che Silvio Berlusconi è il miglior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni, o che Giorgio Napolitano è il miglior Presidente della Repubblica dal Pleistocene ad oggi. Saremo disposti anche a discutere con chi ci venga a dire che il sole gira attorno alla terra o che c’è qualcosa che si muove più velocemente della luce. Ove possibile intavoleremo una discussione per esaminare e valutare gli elementi che costoro porteranno per avallare la loro pretesa; altrove, avvalendoci del diritto di libera espressione da noi stessi sancito, risponderemo con una sonora pernacchia.
Questo criterio può sembrare apprezzabile per la sua immediatezza e semplicità, ma purtroppo il mondo reale è più vario e complesso di quanto a volte si potrebbe desiderare. Una incondizionata libertà di espressione, in realtà, è un lusso che non possiamo permetterci. È necessario porre una limitazione. Non una limitazione blanda e generica, ma severa e circostanziata. Mentre la libertà di espressione deve essere garantita e anzi incoraggiata per chi formula idee proprie, a prescindere dal loro orientamento, così non deve avvenire per chi espone idee altrui, soprattutto se ciò avviene dietro compenso. Quest’ultima situazione, descritta nei più accreditati testi specialistici come “prostituzione intellettuale”, rappresenta infatti un serio pericolo per la società. Vi sono in circolazione (potete trovarne i volti in TV, se non avete ancora gettato via il televisore, e i nomi in calce ad articoli di giornale) alcuni individui che sembrano umani, ma in realtà sono marionette. Individui che aprono la bocca o estraggono la penna a comando, ed espongono in forma personale contenuti che il loro padrone dall’alto comunica attraverso fili spesso (ma non sempre) invisibili, ma il cui effetto è evidentissimo.
Le parole, avevo scritto in precedenza, sono armi potenti. Un fuoco incrociato e coordinato che da più parti si scatena su un unico obiettivo può provocare danni inestimabili. Per questo si può rendere necessario invocare a gran voce un bavaglio, da applicare rigorosamente a tutti i prostituti intellettuali. Ma visto che proprio in questi giorni così tante persone stanno manifestando agguerrita contrarietà ad ogni forma di censura, potremmo magnanimamente orientarci verso un’alternativa più aperta e generosa. Anziché chiudere loro la bocca, potremmo limitarci ad imporre in apertura di ogni loro esternazione pubblica la seguente avvertenza: “Attenzione, sono un/una prostituto/a intellettuale. Copulo dietro compenso. Si prega di prendere le dovute precauzioni”.

