Et postquam venerunt in locum, qui vocatur Calvariae, ibi crucifixerunt eum et latrones, unum a dextris et alterum a sinistris.
In Lombardia, regione notoriamente asservita a CL, i politici sono in media ancora più genuflessi del normale. Il Trota in persona, esimio rappresentante di tale devotissima classe dirigente, un anno fa ha depositato presso la commissione cultura del Consiglio Regionale una proposta di legge che prevede che in ogni ufficio della Regione sia presente un Crocifisso. Incidentalmente nel novembre del 2011 la legge è stata anche approvata ed entrerà in vigore sei mesi dopo, nell’aprile 2012. A decorrere da quel momento ogni inadempienza verrà sanzionata con un’ammenda fino a 1.200 euro.
Già prima che la proposta diventasse legge, tra i membri dell’Ufficio di Presidenza, assessori e consiglieri regionali più zelanti era scattata una competizione per conquistare uno dei due posti d’onore a fianco del Crocifisso, competizione che in questi giorni sta entrando nel vivo di una avvincente fase finale.
Per poter ammirare in anteprima i nuovi pregevoli addobbi che ritroveremo negli uffici regionali lombardi, Bue punto zero offre gratuitamente ai suoi lettori la possibilità di scaricare un modello (in formato PNG) dotato di due finestrelle trasparenti in cui inserire, utilizzando un software grafico adatto, le effigi di due malfattori lombardi a scelta nella grande moltitudine disponibile.
A titolo di esempio, potete contemplare la seguente composizione, che onora due cittadini e politici lombardi particolarmente illustri.
Assolto per aver commesso il fatto. Il processo Mills ci aveva già insegnato che la distinzione tra prescrizione e assoluzione è un tecnicismo superfluo. Quello che conta è la sostanza. Già si sapeva pure che non sarebbe stata questa la volta buona, ma il verdetto finale è comunque poco incoraggiante. I milioni di cittadini che anelano a vedere l’onorevole Berlusconi, almeno per qualche ora, dietro alle sbarre di una cella nutrono ogni giorno speranze più esigue.
In gioco non ci sono solamente futili risentimenti o il desiderio di assaporare una cruda, per quanto tardiva, vendetta. Il semplice sospetto che un cittadino della Repubblica Italiana possa finanziare illecitamente un partito, complilare falsi bilanci, pagare tangenti alla Guardia di Finanza, finire sotto processo, corromperne i testimoni e non solo farla franca su tutta la linea, ma addirittura nel frattempo governare il Paese è già di per sé piuttosto allarmante. Ma il vero problema è soprattutto che, finché rimarrà a piede libero, l’onorevole Berlusconi potrà ancora provocare danni incalcolabili alla nazione. Basti pensare che egli ha più volte dichiarato di non essere interessato al Quirinale per capire che, per quanto possa sembrare inverosimile, il rischio di ritrovarsi con lui al Colle e noi in cella al posto suo con una condanna per vilipendio al Capo dello Stato è in realtà molto concreto.
Man mano che sfumano le possibilità di fermarlo per vie giudiziarie, necessariamente si fa spazio la meno appagante ma più drastica e realistica speranza che gli vada quanto prima in prescrizione qualche organo vitale. Poco importa se a quel punto farà in tempo o meno a ottenere in extremis la sua ultima assoluzione da parte di qualche chierico condiscendente. La soddisfazione di essercene liberati sarà comunque poca cosa di fronte all’amara consapevolezza di esser stati fino all’ultimo presi per il sedere.
Uno degli obiettivi dichiarati del Governo Monti è agevolare l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Al contempo la punta di diamante della riforma di risanamento varata dallo stesso Governo è l’innalzamento dell’età pensionabile. Difficile pensare che ad un simile consesso di tecnici, professori e luminari possa essere sfuggita la palese contraddizione che si annida tra queste affermazioni, la cui gravità aumenta se si considera che una delle parole d’ordine per le prossime riforme è flessibilità. I posti di lavoro sono quelli che sono: quando in nome della flessibilità un lavoratore attempato verrà messo alla porta in favore di un giovane rampante, non ci sarà lecito sperare che un estemporaneo corso di formazione lo renda di nuovo competitivo, poiché egli andrebbe poi a competere proprio con quei giovani che invece vogliamo favorire. Neppure avrebbe senso negargli la possibilità di andare in pensione per poi prolungare la sua agonia mantenendolo per qualche tempo al limite del livello minimo di sopravvivenza tramite l’elargizione di un magro sussidio di disoccupazione.
Non possiamo dubitare che dietro alle mosse del Governo, nonostante le apparenze contrarie, ci sia una strategia coerente, solida e lungimirante. Possiamo altresì essere certi che questa strategia si rivelerà inaspettata e sorprendente, poiché gli stessi Ministri lo hanno promesso apertamente. Pur non avendo per ora la possibilità di uscire dal campo delle semplici illazioni, ci sentiamo di azzardare un’ipotesi suggestiva: la soluzione al problema della carenza di lavoro è la soppressione fisica del disoccupato. – Continua a leggere >
Oggi la Corte Costituzionale ha negato a 50 milioni di italiani il diritto di scegliere come eleggere i loro rappresentanti, lasciando nelle mani di quelli attualmente in carica il compito di riformare la legge elettorale.
Quegli stessi rappresentanti eletti con la legge elettorale che gli italiani non potranno abrogare hanno nello stesso giorno abusato –per l’ennesima volta– di un loro potere interferendo indebitamente con il lavoro della magistratura che indaga –per l’ennesima volta– su uno di loro.
Forse tra non molto tempo questi stessi individui si vanteranno di aver aiutato il Governo Monti ad allontanare il Paese dal baratro, e si presenteranno alle prossime elezioni come salvatori della Patria. A quel punto sarà particolarmente importante rinfrescare la memoria con l’ausilio delle Pudenda di Bue punto zero.
In tutto questo trambusto, però, è passata in secondo piano un’importante ricorrenza: oggi HAL 9000 compie vent’anni. Se volete fargli gli auguri lo trovate qui.
Fino a non molto tempo fa, questi onorevoli deputati votavano compatti la fiducia al Governo Berlusconi. Le sorti del Paese sono tuttora nelle loro mani, quindi non ci resta che sperare che al più presto, in un modo o nell’altro, le Camere vengano sciolte. Nel frattempo le Pudenda di Bue punto zero continueranno implacabilmente ad arricchirsi di nuove vergogne.
Oggi ricorre un mese dal giorno della liberazione di Palazzo Chigi dal priapismo, ma in quella stessa sera del 12 novembre 2011 un altro evento memorabile ha avuto come protagonista un personaggio politico di indiscusso rilievo: Roberto Formigoni. L’attuale Governatore del principale feudo di CL, di cui il nostro è esponente di spicco, eletto per la quarta volta consecutiva nonostante la legge vieti la rielezione dopo due mandati consecutivi, è quello che ha distrutto un bosco nel cuore di Milano, bene inalienabile del Comune, per fare spazio ad un grattacielo, il più alto d’Italia, nel quale dislocare i propri uffici, e che avendo preso molto sul serio la storia della torre di Babele ha precauzionalmente collocato sulla sua sommità una copia della statua della Madonnina benedetta dal cardinal Tettamanzi in persona; è quello che ha fatto eleggere come consigliere l’igienista mentale del Cavaliere grazie a centinaia di firme false; uomo pio al limite dell’integralismo, è tra i firmatari di una lettera aperta rivolta ai cattolici italiani per chiedere loro di sospendere ogni giudizio morale nei confronti dell’onorevole Silvio Berlusconi, a processo a Milano per concussione e prostituzione minorile nell’ambito di ricevimenti il cui appellativo (costituito da un’anafora, o meglio reduplicazione, forse onomatopeica) prima di entrare nel lessico comune come sinonimo di sobri dopocena in morigerata compagnia, era usato per designare violenza anale di gruppo.
Il nome di Formigoni era apparso in una lista di presunti cripto-omosessuali omofobi, della quale a suo tempo Bue punto zerosi era occupato, criticandone l’impostazione e soprattutto l’assenza di prove. Il commento del Governatore a proposito di tale lista era stato pacato: “Fantasie malate di personaggi inqualificabili, non perdete tempo a seguire queste sciocchezze estreme”
Un po’ meno pacato è apparso il gesto che Formigoni ha rivolto nella memorabile serata del 12 novembre ad alcuni contestatori: un pugno chiuso con il dito medio proteso verso l’alto dei cieli. Potrebbe sembrare un gesto osceno e volgare, ma essendo Formigoni un fervente cattolico, il suo gesto deve essere contestualizzato. E il contesto naturalmente non può che essere quello dei dettami evangelici, che il Governatore è chiamato dalla propria coscienza a rispettare scrupolosamente. Egli non si produrrebbe mai, specie in pubblico, in una violazione del comandamento che impone ai fedeli di amare i loro nemici, fare del bene a coloro che li odiano e benedire coloro che li maledicono, e questa considerazione lascia intuire che il gesto che molti potrebbero considerare offensivo, per il suo autore sia al contrario da intendersi come un gesto di amorevole benedizione. Ma soprattutto Formigoni non può dimenticare, neanche per un attimo, neppure quando invita qualcuno a sottoporsi ad un atto di sodomia, di essere chiamato a fare agli altri ciò che vorrebbe che gli altri facessero a lui.
Sarebbe bastato attendere un paio di mesi e la prova mancante sarebbe stata fornita, con l’eleganza e la classe che lo contraddistinguono, dal Governatore in persona.
Non ci si deve sorprendere se la manovra proposta dal governo lascia quasi tutti scontenti. Non è agli italiani che deve piacere, ma al Parlamento. E dall’attuale Parlamento, tuttora infestato dalla XVI legislatura, non può certamente uscire alcunché di buono. La direttiva numero uno è non incidere troppo sugli interessi di Berlusconi e delle altre facoltose zecche che occupano buona parte degli scranni delle due Camere. Se poi si riesce a far approvare qualcosa che come effetto collaterale riesce anche a raddrizzare la barca, tanto di guadagnato. Già è un progresso se non ci sono in mezzo processi lunghi, prescrizioni brevi, bavagli, depenalizzazioni e affini.
Consultare le liste della vergogna è un passatempo a cui intanto tutti coloro che si apprestano a versare copiosamente i propri liquidi organici, come previsto dalla manovra, possono utilmente dedicarsi, meditando nel contempo nuovi ed efficaci metodi per liberarci dai nauseabondi parassiti. Tutti sono chiamati a fare sacrifici, dunque tutti devono collaborare. Anche i ministri del nuovo governo, i quali anzi dovrebbero essere i primi a sacrificarsi per la Patria, purificandone il suolo attraverso l’aspersione dei propri umori. Ad esempio applicando il metodo dell’ex-ministro e ex-onorevole Diliberto: alla prossima seduta del Parlamento, fuochi d’artificio e un finale col botto per una degna conclusione delle celebrazioni per l’unità d’Italia.
In ogni sistema dinamico abbastanza complesso si osservano fenomeni di retroazione (o feedback) negativa. È un principio che si applica agli organismi viventi, agli ecosistemi, al clima: al variare di una condizione interna o esterna che ne altera l’equilibrio, il sistema reagisce con un’azione che controbilancia l’alterazione e ne annulla l’effetto, garantendosi la stabilità.
Tali fenomeni possono interessare anche il campo sociale. Se opportunamente strutturata, la società può reagire spontaneamente a comportamenti antisociali e arginarli limitando l’esigenza di espliciti interventi repressivi imposti dall’esterno.
Può verificarsi anche il fenomeno opposto: il potenzialmente devastante feedback positivo, che amplifica gli effetti di una piccola variazione fino a destabilizzare, se non interviene qualche altro meccanismo di controllo, l’intero sistema. Un esempio di questo tipo di processo in campo sociale può aversi nel caso in cui si dia la possibilità a chi ricopre una certa carica pubblica amministrativa o governativa di determinare arbitrariamente l’ammontare del compenso dovuto per la carica stessa. Ipotizziamo che inizialmente questa carica sia ricoperta da persone competenti ed oneste, le quali valutano che la loro competenza e la loro onestà meritino un compenso significativamente più elevato di quello attualmente corrisposto. Queste persone deliberano quindi di innalzarsi lo stipendio, e percepiscono questo compenso maggiorato fino alla fine del loro mandato. Ora però l’ammontare del nuovo compenso fa gola ad alcune persone che non hanno né la competenza né l’interesse per il ruolo in questione, ma sono abbastanza scaltre da trovare il modo di farsi nominare al posto del personale uscente. A quel punto, visto che ciò che le muove è solo l’avidità, provvederanno ad aumentarsi ulteriormente lo stipendio, danneggiando al contempo la società che glielo eroga, dato il loro conclamato disinteresse e la loro incompetenza.
Quello descritto è un caso esemplare in cui si può vedere come una semplice modifica al sistema potrebbe, introducendo una opportuna retroazione di tipo negativo, risolvere alla radice il problema. Si potrebbe ad esempio commisurare lo stipendio di chi governa una comunità, quale che sia la sua dimensione (comune, regione, nazione), al reddito medio della popolazione residente nella comunità. In questo modo il benessere della comunità verrebbe a coincidere con l’interesse personale del governante, e un avido incompetente avrebbe più di un buon motivo per non aspirare a quella carica. Una persona capace sarebbe invece ancora più motivata ad amministrare la comunità in modo da garantirne la massima prosperità.
Naturalmente l’idea può essere perfezionata. Il celebre aneddoto sulla statistica del mezzo pollo, in particolare, può indurre alla seguente riflessione: basterebbe avere un piccolo numero di persone ricchissime in mezzo ad una popolazione per lo più povera per determinare un reddito medio su livelli dignitosi. Per evitare che il governante trovi come via più comoda per garantirsi uno stipendio accettabile quella di favorire uno sbilanciamento nella distribuzione delle risorse, si dovrà ancorare lo stipendio al valore più basso misurato: ad esempio potrebbe essere imposto come tetto massimo il doppio o il triplo dello stipendio minimo percepito nell’ambito della popolazione di riferimento. E naturalmente questo stipendio dovrebbe bastare per tutte le comuni spese personali inclusi vitto e alloggio: sarebbero a carico della comunità solo le spese straordinarie come i costi sostenuti per le trasferte istituzionali.
Se l’idea in sé è semplice, la sua attuazione pratica in un contesto come, a titolo puramente esemplificativo, quello italiano, si scontra con il problema di interrompere il circolo vizioso del feedback positivo. Per fare tabula rasa del sistema in vigore e ripartire da zero ci vorrebbe forse un conflitto mondiale, o almeno una guerra civile. Anche l’ipotesi che una legislatura di incapaci, consapevoli di non avere speranze di rielezione, come ultimo atto prima di lasciare l’incarico possa, semplicemente per dispetto verso i successori, cambiare drasticamente le regole del gioco, è poco plausibile, per quanto attraente.
Avendo preso atto che questa soluzione è sostanzialmente impraticabile, proviamo ad individuarne un’altra. I politici prendono un sacco di soldi? Che almeno cerchino di meritarseli. La richiesta più ovvia che possiamo avanzare è che affrontino i problemi non appena si manifestano palesemente. Ad esempio, in presenza di una crisi economica mondiale è auspicabile che si adoperino per arginarne le conseguenze, invece di negare che esista, o affermare all’approssimarsi del suo apice che è già passata. Ma questo non basta: dovrebbero anche giocare d’anticipo, lavorare sulla radice di un potenziale problema prima che questo si manifesti, prevenire prima di essere costretti a curare. Ad esempio esaminando con attenzione i dati demografici e intervenendo sul sistema pensionistico molto prima che si avvicini al collasso, o consultando le previsioni del tempo per prevenire almeno le conseguenze più disastrose di un’alluvione.
E poi, naturalmente, dovrebbero evitare con la massima cura qualunque situazione in cui li si possa anche solo lontanamente sospettare di abusare della loro posizione per ottenere illecitamente vantaggi aggiuntivi rispetto a quelli di cui già godono. In casi di abuso infatti non c’è retroazione che tenga: c’è bisogno di un drastico intervento esplicito e mirato. Se il politico si rivela incapace e danneggia il Paese, deve come minimo ripagare il danno. Se il politico si rivela disonesto, deve essere punito con la massima severità, perché nel suo caso non possono essere addotte giustificazioni o attenuanti di sorta: non può dire che l’hanno costretto, perché nessuno è costretto a mettersi in politica; non può dire che non sapeva o non voleva, perché la sua posizione richiede la più ampia consapevolezza; se si giustifica sostenendo che lo fanno tutti la sua affermazione verrà verificata e se è vera tutti subiranno la stessa condanna. Ad oggi in Cina, la cui popolazione vanta una tradizione di millenaria saggezza, chi si macchia di reati come la corruzione e la concussione viene fucilato. Importiamo tante cose dalla Cina, forse si potrebbe importare anche questa.
Si obietterà che noi siamo in Europa, non in Cina, e l’occidente ha storia, cultura e tradizioni molto diverse. L’Europa ha radici cristiane –ce l’hanno ripetuto talmente tante volte che alla fine ci hanno convinti–, radici che affondano in un humus greco-romano. Se la fucilazione non convince, possiamo proporre per i politici disonesti un’altra soluzione più vicina alla nostra cultura e alla nostra sensibilità: crocifiggiamoli.
Fosse per loro, Berlusconi e i suoi squallidi ministri sarebbero ancora al governo. Ora però nove deputati su dieci appoggiano il governo Monti, e otto italiani su dieci, stando ai sondaggi, lo giudicano positivamente.
Sarà che, dopo Berlusconi, a Palazzo Chigi anche una mandria di bufali avrebbe fatto un figurone. Ma se un governo messo in piedi in pochi giorni con il dichiarato obiettivo di imporre a tutti sacrifici da un tizio che fino a due settimane fa era ai più un perfetto sconosciuto riscuote così larghi consensi, mentre del precedente governo nominato sulla base di una compatta maggioranza suffragata dalle urne quasi tutti pensano che la cosa migliore che abbia fatto è togliersi di mezzo, non potrebbe forse nascere il sospetto che la democrazia sia una boiata pazzesca?