Il naufragio

Proviamo a vedere il bicchiere mezzo pieno: due anni fa su un governo come questo ci avremmo quasi messo la firma. E neppure i due anni intermedi sono trascorsi invano: ci sono serviti per abituarci a ciò che altrimenti ora ci sembrerebbe semplicemente osceno. Già avevamo appreso infatti che PD e PdL, sostenendo il governo Monti, si erano scoperti a condividere sostanzialmente gli stessi programmi. E così ci ritroviamo ora con Napolitano al Colle e con un governo targato PD-PdL-Monti, esattamente quello che c’era prima delle elezioni.

Andando avanti di questo passo, salvo drastiche e imprevedibili rotture in corsa, non si può nemmeno escludere che il PD alle prossime elezioni si presenterà in coalizione con il PdL, magari cambiando nome: potrebbe ad esempio essere la volta del PCI: Partito del Comune Inciucio, che per noi però varrà come Popolo Comunque Inculato.
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Venticinque aprile

Il venticinque aprile è la festa nazionale della restaurazione del fascismo, e non si può tollerare che si canti una canzone partigiana: infatti nei giorni scorsi ad Alassio qualcuno ha cercato di vietare ai ragazzi delle scuole l’esecuzione di “Fischia il vento”, il cui testo osa definire il fascista nientemeno che “vile e traditore”.

Per quest’anno, a quanto pare, non ci è riuscito: in via del tutto eccezionale è stata concessa una deroga. Se volete cantare o ascoltare canzoni partigiane, però, fatelo ora: da qui a un anno la musica potrebbe essere cambiata.


Il pesce piccolo

Il pesce piccolo ha abboccato. Fritto e mangiato in un boccone. E adesso?

Che Grillo avesse rinunciato ad assicurarsi immediatamente un succulentissimo uovo per mirare ad una più corposa gallina in futuro era ormai chiaro da tempo. Unendo le sue forze a quelle del PD avrebbe potuto pescare subito il pesce grosso, ma ha preferito una strategia più rischiosa e potenzialmente più devastante. Ha attaccato prima il punto più debole, il pesce più piccolo. Ed è stato davvero facile, come soffiare su un castello di carte: il PD ha fatto quasi tutto da solo.

Uno dei ritornelli di Grillo è che PD e PdL sono uguali e che i partiti non rappresentano i cittadini. Che cosa fa il PD per smentirlo? Si mette d’accordo col PdL per votare un Presidente della Repubblica che piaccia a Berlusconi, in aperto contrasto con la volontà della base.
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Il giuramento di Napolitano

Giuro –e se mento
questa man nel fuoco bruci–
giuro a questo Parlamento:
si farà il Governo degli inciuci.

Pure giuro salvar Silvio dai processi,
ma l’età il vigor, si sa, disperde.
Se onorare la promessa non potessi,
sappiate ancor che siete delle merde.

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Base per bassezza

Non c’è dubbio che la cosa migliore fatta dal MoVimento 5 Stelle da quando è in Parlamento sia proporre Rodotà come Presidente della Repubblica. Ed è significativo che questo nome non venga né da Grillo né dai suoi gruppi parlamentari, ma dalla base del movimento.

Parallelamente è accaduto che il nome inizialmente scelto dai vertici del PD, gradito a Berlusconi e quindi tra i peggiori possibili, sia stato poi sostituito con uno sgraditissimo a Berlusconi, e quindi tra i migliori possibili, dopo che la base del partito aveva messo in atto una sommossa.

Se ne deduce che in generale la base è migliore del vertice. Ma forse non in tutti i casi: non sono pervenute evidenze così macroscopiche relativamente a base e vertice del PdL. Qualcuno può suggerire un criterio con il quale sia possibile misurare e mettere a confronto le rispettive bassezze?

Presidente del Corpo Sciolto

L’elezione del Presidente della Repubblica rappresenta per il Partito Democratico, che la controlla al 99%, un’ultima, estrema possibilità di riscatto. Se a nomina avvenuta Berlusconi (che, lo ricordiamo, aveva detto che voleva andarsene da questo Paese di merda) si dichiarerà soddisfatto, vorrà dire che il PD ha perso definitivamente ogni traccia di dignità, e che Berlusconi aveva ragione (sulla merda).

Se invece Berlusconi andrà su tutte le furie e minaccerà di andarsene all’estero, vorrà dire che per una volta il PD avrà fatto qualcosa di buono.

Ma, fra i tanti nomi che sono stati ventilati, quale dobbiamo auspicare? Il requisito di essere intollerabile agli occhi di Berlusconi è fondamentale, ma l’elenco di coloro che lo soddisfano è molto lungo, e va scremato con criteri di selezione più stringenti. Aggiungiamone dunque un paio: il candidato ideale è uomo (o donna) di chiara fama, sia in Italia sia all’estero, conosce bene la Costituzione e la rispetta con profonda convinzione, direi quasi con devozione.
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Rompiballe a vita

Se uno degli obiettivi di Grillo era rompere le balle al sistema politico, direi che c’è riuscito abbondantemente. Ora che ha fatto pesare i milioni di voti che il suo movimento ha ricevuto mettendo in stallo quasi ogni attività politica, molti cominciano a pensare che con questi voti dovrebbe iniziare a fare qualcosa di costruttivo. Ci sono però degli ostacoli oggettivi, il primo dei quali è che a quanto pare non ne ha la minima intenzione. Dopo aver affossato l’ipotesi di un governo Bersani e dopo aver ribadito che non farà accordi con nessuno, continua a chiedere l’incarico di governo per il suo movimento, senza tuttavia indicare neppure il nome di un possibile candidato premier. Tutto ciò va poi accostato ad un altro problema, anzi un’anomalia, già segnalata da più parti, che riguarda il ruolo di questo “capo politico” del MoVimento 5 Stelle: non è stato eletto, non ricopre alcuna carica pubblica, non è vincolato a doveri o responsabilità istituzionali di alcun tipo, ma pontifica sguaiatamente su tutto e su tutti e soprattutto controlla indirettamente le azioni, le parole (e, qualcuno sospetta, anche le menti) dei deputati eletti con il suo simbolo.
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Il piano B

Va bene, dal punto di vista istituzionale dare l’incarico a Bersani era la cosa più giusta da fare. E poi, non si sa mai: potrebbe anche succedere che un numero sufficiente di senatori 5 stelle si decida davvero a fare ciò che Grillo e Berlusconi temono di più, ovvero mandare a quel paese il capo supremo e sostenere l’ipotesi di governo che Bersani andrà presumibilmente a presentare tra qualche giorno.

Ma sperare nei miracoli non è, di per sé, una strategia politica che si possa considerare vincente. Avevamo già proposto un piano A, che obiettivamente era un po’ troppo ardito per essere preso realisticamente in considerazione. Ma c’è ancora un piano B, di gran lunga più praticabile, tant’è vero che è stato presentato ufficialmente al Capo dello Stato durante le consultazioni. Purtroppo Napolitano ha preferito un’altra strada, e a questo punto rimane la speranza che la mossa vincente venga compiuta dal suo successore se, come probabile, Bersani fallirà la missione. Peccato però aver perso tutto questo tempo. In questo frangente la cosa giusta da fare era, una volta tanto, dare ascolto a Grillo: conferire l’incarico al MoVimento 5 Stelle.
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Ma la giustizia?

Ebbene sì, anche Bue punto zero protesta contro la malagiustizia. Contro una giustizia che davvero è malata, forse irreversibilmente. Non so se è un cancro quello che l’affligge, ma ogni giorno che passa le speranze di guarigione si assottigliano. Se non vogliamo pensare che l’incresciosa situazione in cui ci troviamo sia dovuta alla malafede e al servilismo, o addirittura alla corruzione del sistema, non resta che concludere che le procure e le aule dei tribunali dell’intero Paese pullulano di magistrati apatici e incompetenti. Come spiegare altrimenti il fatto che pur potendo disporre di moltissime ghiotte occasioni non sono finora mai stati capaci di mettere una buona volta in galera l’onorevole Silvio Berlusconi?

C’è ancora una speranza, un’ultima possibilità di riscatto. Ma va colta subito, al volo. Domani pomeriggio in piazza del Popolo a Roma ci sarà una raduno di delinquenti in libertà. È l’occasione giusta per una bella retata. Prendetene più che potete, ma lasciate stare quelli che hanno in mano un souvenir della basilica di san Pietro o del Colosseo. Quelli sono dalla nostra parte.

L’allegra lombrìccola

Si può affermare con una certa sicurezza che è più utile un lombrico di Schifani. Schifani non è un verme. Il verme ha una sua dignità di anellide che Schifani neppure si sogna. Solo se a Schifani fosse dato dello Schifani dovrebbe essere considerata ingiuria grave, lesiva della sua reputazione. Ma verme no, è un complimento, un accostamento del tutto improprio. Viva il verme. Abbasso Schifani.

(Fonte: Beppegrillo.it)

Una dozzina di senatori 5 stelle nel ballottaggio per l’elezione della seconda carica dello Stato, carica che si colloca appena un gradino sotto al Presidente della Repubblica, del quale fa le veci in caso di indisposizione, ha scelto di non seguire la linea votata a maggioranza dal gruppo e sostenere Grasso contro Schifani.

Si tratta di una scelta comprensibile e condivisibile. Provate ad immedesimarvi in qualcuno che si trovi nella prospettiva di vedersi di fronte, per tutta la durata della legislatura, un essere che paragonato ad un lombrico risulta viscido e ripugnante. A maggior ragione non possiamo biasimare quelli che, dominando la propria volontà e il proprio istinto, hanno dimostrato il coraggio e l’abnegazione necessari per seguire la linea stabilita dal gruppo nonostante fossero di diverso avviso. Il vero problema è quella maggioranza di trentotto senatori che nella riunione preliminare volta a decidere tale linea ha votato per l’astensione, pur sapendo che alcuni colleghi non avrebbero mai potuto seguire quell’indicazione. Questi trentotto hanno mostrato di non capire che il ballottaggio serve proprio per dare la possibilità a chi nelle votazioni precedenti ha perso il proprio favorito di indicare il meno peggio tra i contendenti rimasti, e non per dichiarare un’adesione incondizionata ad un particolare candidato o al suo entourage.

Vi è qualcuno tra i grillini che ritiene Grasso, per storia personale e levatura morale, paragonabile anch’egli ad una qualche sorta di verme? Benissimo: viva il verme, abbasso Schifani. Il quale comunque –faccio umilmente notare– aveva già occupato con la sua verminosa presenza il centro dell’emiciclo per quasi cinque anni, e quindi, in base ad uno dei princìpi fondamentali del MoVimento, andava comunque alla prima occasione schiodato dalla sua poltrona.

Purtroppo dopo questo episodio le speranze espresse qualche tempo fa di trovare nei parlamentari eletti con il MoVimento 5 Stelle un livello di intelligenza un poco superiore a quello del loro capo politico si sono molto ridotte, e andando avanti di questo passo c’è il rischio che i loro nomi siano tra i primi ad entrare nella nuova serie di Pudenda che sicuramente prima o poi saremo costretti a pubblicare.