Ancora un po’ di ottimismo

Questa sera decade ufficialmente la sedicesima legislatura della Repubblica italiana.

Negli ultimi anni abbiamo assistito al triste connubio tra il parlamento più corrotto, il premier più ignobile e il capo dello Stato più ignavo della storia repubblicana.

Da domani si apre la possibilità di un cambiamento. La domanda a questo punto è: riusciremo a fare peggio?

Il legittimo finanziamento

In principio era il finanziamento pubblico ai partiti, che di per sé non è una cosa malvagia poiché avrebbe avuto il compito di evitare ai partiti la seccatura di rubare per finanziarsi. Ma siamo in Italia e quindi ad un certo punto si è scoperto che i partiti rubavano lo stesso, sia per l’attività politica sia per scopi personali; così sull’onda dello scandalo un referendum ha stabilito l’abolizione di questi finanziamenti. Sono stati allora introdotti i rimborsi elettorali, tramite i quali le casse dei partiti sono state nuovamente irrorate di fondi pubblici talmente superiori alle spese sostenute che i partiti stessi non sapevano più che cosa farsene; c’è chi ha approfittato dell’occasione per ricominciare a rubare, e si è fatto di nuovo prendere con le mani nella marmellata.

E ora siamo da capo, con una larga parte dei cittadini che chiede che anche questi rimborsi vengano soppressi. La richiesta è legittima in primo luogo in considerazione del risultato del referendum del 1993, che gli attuali rimborsi hanno aggirato surrettiziamente; in secondo luogo in considerazione della tipica indole del farabutto italico che, così come è capace di fondare un giornale senza altro scopo che arricchirsi con i finanziamenti pubblici concessi all’editoria, potrebbe anche decidere di fondare un partito politico solo per ottenere i relativi rimborsi.

Naturalmente l’eventuale soppressione di questi finanziamenti pubblici deve essere accompagnata da regole ferree circa il finanziamento privato e lo svolgimento delle campagne elettorali, poiché il supremo principio democratico su cui si fonda la Repubblica impone di garantire che i partiti dei ricchi non abbiano più visibilità di quelli dei poveri.

Ecco quindi una serie di proposte, non necessariamente originali, che possono essere adottate singolarmente o anche, con qualche eventuale adattamento, tutte insieme.

  1. Il finanziamento privato è limitato ad una cifra massima annuale, dell’ordine di poche centinaia di euro, per ogni soggetto fiscale (persona fisica o azienda), che può detrarla interamente dalla dichiarazione dei redditi. Per evitare che vengano utilizzati fondi illeciti, ogni euro che i partiti spendono per qualunque tipo di attività deve essere rendicontato in maniera trasparente, e anno per anno la spesa totale non può superare la somma accumulata tramite i finanziamenti regolarmente dichiarati. In questo modo un partito non può trarre un vantaggio sostanziale da un numero limitato di simpatizzanti molto ricchi.
  2. Nel momento in cui inizia una campagna elettorale, lo Stato garantisce in maniera totalmente gratuita ad ogni partito o lista che soddisfa i requisiti per la partecipazione una serie di servizi e risorse come: stampa di manifesti e volantini, spazi televisivi e radiofonici, palchi e altre attrezzature per comizi, eccetera.
  3. Per ogni euro che un partito spende in campagna elettorale, un altro euro deve essere versato ad una cassa comune che  giorno per giorno è suddivisa in parti uguali tra tutti i soggetti che partecipano alle elezioni. In questo modo la campagna elettorale dei partiti più ricchi va in parte a finanziare la campagna elettorale degli altri. Eventuali rimanenze vanno alla Stato.
  4. Qualunque violazione anche minima delle regole comporta l’esclusione dalla competizione elettorale e, se accertata dopo la chiusura delle urne, la decadenza di eventuali cariche già assegnate.
  5. Le stesse sanzioni si applicano a quei partiti che in campagna elettorale manifestamente mancano di rispetto alle istituzioni della Repubblica (un esempio a caso: la Magistratura) o che sostengono posizioni incompatibili con i principi fondamentali della Costituzione (un esempio a caso: l’unità nazionale).

Di’ qualcosa di sinistro

Se non ci fossimo assuefatti a poco a poco, probabilmente sentendo locuzioni come “medici nazisti e PM stalinisti” penseremmo che siano tratte da una conferenza sul periodo pre-bellico o dalla trascrizione di un messaggio in codice trasmesso da un agente segreto nell’Europa di un’ottantina di anni fa. Invece ci pare quasi normale che siano riferite al qui ed ora della situazione politico-giudiziaria italiana.

C’è però almeno una cosa che stona, ed è il silenzio di quel cittadino che dovrebbe essere il primo garante di ogni istituzione della Repubblica, e che invece in queste occasioni se ne sta buono buono in un angolino. Parlo di quel cittadino che intrepidamente si indigna quando sente dire da uno straniero la nuda verità sul nostro Paese, ma che sulle questioni davvero importanti sistematicamente evita di prendere posizione. Ora sarebbe forse troppo pretendere che il Capo dello Stato in questi ultimi giorni del suo mandato riuscisse anche solo parzialmente a redimersi rispondendo per le rime alle provocazioni di quei criminali che tuttora infestano il nostro Parlamento. Ma per favore, Napolitano, di’ qualcosa. Se proprio non hai altro da dire, di’ almeno che sei d’accordo.

Non c’è più religione

A causa della recente tornata elettorale e delle corpose problematiche ad essa correlate non abbiamo potuto sinora dedicare neanche una riga ad un altro evento di proporzioni epocali, che ha suscitato in alcuni casi sdegno e riprovazione: lo spapamento del Papa.

Avremmo voluto commentare la notizia con qualche osservazione sagace e arguta, ma dopo una breve riflessione abbiamo deciso di desistere, e di lasciare piuttosto la parola su un tema così complesso ad autori più eruditi ed esperti di noi. Rimandiamo quindi i nostri lettori ad un sito specializzato, dove tra le altre cose è pubblicato un testo, in forma di omelia, che affronta proprio l’argomento più scottante: quelle lacerazioni interne alla Chiesa che quasi certamente sono all’origine dell’abdicazione del Pontefice. Esse vengono ricondotte alla fondazione stessa della Chiesa e a poco a poco conducono, appoggiandosi saldamente sulla sola autorità delle pagine neotestamentarie, ad una originale e sorprendente interpretazione della figura del Vescovo di Roma e della sua funzione nella Chiesa universale. Avvertiamo i lettori che il testo è inevitabilmente un po’ specialistico, ma confidiamo che la perseveranza verrà premiata.

La gallina, domani

Riprendiamo il discorso sull’uovo e sulla gallina che avevamo introdotto nell’articolo precedente.

La possibilità che Grillo compia l’auspicata scelta intelligente sembra ogni giorno più remota, ma non per questo dobbiamo astenerci dal proporre soluzioni che ci paiono valide ed efficaci, anche perché i deputati e senatori a 5 stelle potrebbero essere dotati quel briciolo d’intelligenza che forse manca al loro capo politico, e provvedere in autonomia a raccogliere i suggerimenti. Se avrete la pazienza di leggere fino in fondo, potrete seguire il dipanarsi della matassa in una serie di passaggi che porterà ad un risultato inatteso e sorprendente.

Partiamo da questo assunto elementare: se vogliamo evitare la sciagurata ipotesi di un “governissimo”, è necessario in primo luogo che il PD riconosca di avere in questo momento tutto da perdere, e che l’unico modo per limitare i danni è concedere a Grillo molto più di quanto Grillo sia disposto a concedere al PD (cioè praticamente nulla, a quanto pare). In secondo luogo è necessario che PD e Grillo convergano nella scelta di un premier. Ci sono molti aspetti su cui potrebbero e dovrebbero concordare, ma quello davvero fondamentale è uno solo: l’antiberlusconismo. È certamente possibile che nella dirigenza del PD ci sia qualche filoberlusconiano, ma si può sperare che si tratti di una minoranza in mezzo ad un buon numero di antiberlusconiani; di sicuro comunque la base del PD si compone soprattutto di appartenenti a quest’ultima categoria. Il MoVimento, si sa, è anti-tutto, quindi è anche antiberlusconiano, su questo non ci piove. È quindi su questo punto che la convergenza andrebbe cercata. Oltre ad essere notoriamente e incontrovertibilmente antiberlusconiano, il candidato premier dovrebbe anche possedere un discreto livello di esperienza governativa, ed essere credibile nel momento in cui andrà a proporre un programma che giocoforza sarà modellato su quello del MoVimento. Chi ci mettiamo?
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L’uovo, oggi

L'uovo oggi, la gallina domani

Smaltita l’euforia per la sconfitta di Berlusconi, sotto di più di un milione e mezzo di voti rispetto al PD al Senato e di un milione e trecentocinquantamila e passa rispetto a Grillo alla Camera, adesso è il momento di affrontare la realtà. Ci sono alcune questioni serie che meritano attenzione.

La prima pertiene all’àmbito della fisiologia clinica ed in realtà non è che una conferma di un fatto già risaputo, e cioè che gli effetti della lobotomia sono irreversibili.

La seconda invece è di ordine politico, e riguarda le scelte che farà prossimamente il drappello dei parlamentari eletti con il MoVimento 5 stelle. Grillo afferma di voler ostacolare quel “governissimo” a cui PD e PdL saranno costretti a ricorrere se il MoVimento non appoggerà nessun’altra ipotesi di governo. Ma forse almeno in questo caso Grillo si comporta come tutti i comuni politici: dice una cosa e ne pensa un’altra.

Il dilemma davanti al quale si trova è molto semplice: meglio un uovo oggi o una gallina domani? Meglio un risultato limitato, ma quasi certo e immediato, o uno più a lungo termine, più ambizioso ma più aleatorio?

L’uovo sarebbe Berlusconi. Cooperando con il PD Grillo ha la possibilità concreta di mettere in piedi una legge sul conflitto di interessi, ripenalizzare quello che era stato depenalizzato, espungere dal Parlamento i condannati e così via. Questo potrebbe significare l’eliminazione di Berlusconi dalla scena politica –e forse anche da quella sociale– del Paese.

La gallina è il fine ultimo per cui ha fondato il MoVimento: sfasciare il sistema dalle fondamenta. E la gallina può sperare di ottenerla solo se lascia che il Governissimo si faccia, limitandosi a dire che non gli piace e che non partecipa. Questo significa che Berlusconi entra nel Governo, che influenza l’elezione dei presidenti delle Camere e della Repubblica, che asservisce ogni scelta dell’esecutivo ai suoi squallidi interessi. Così quando si tornerà alle urne il MoVimento otterrà presumibilmente il doppio dei consensi, e spaccherà tutto. O invece (e qui sta l’elemento aleatorio) gli elettori si romperanno le balle anche di Grillo e non andranno proprio a votare, lasciando i destini del Paese nelle mani dei lobotomizzati.

Sarà che siamo pavidi e poco inclini al rischio, ma a noi al momento attuale pare preferibile la prima scelta, che tra l’altro ha questo vantaggio: una volta eliminato Berlusconi non ci sarà bisogno di rimpiazzarlo, mentre una volta demolito il sistema bisognerà sostituirlo con qualcos’altro.

Su quale opzione cadrà la decisione finale? Difficile dirlo. Possiamo però osservare che una delle cose che più stanno a cuore a Grillo è preservare la sua creatura dall’accostamento a qualunque altro partito politico, perché la differenza tra l’uno e gli altri deve essere sempre ben chiara e netta,  e proprio questo potrebbe trattenerlo dal garantire la fiducia ad un governo che includa politici di professione. Da questo punto di vista, però, ci sentiamo di tranquillizzarlo. Per distinguersi dal PdL ci vuole davvero poco: rischi non ce ne sono. E distinguersi dal PD è quasi altrettanto facile, basterà fare una cosa intelligente.


Leggi la seconda parte: La gallina, domani

I nuovi eroi

Ci sono cose che non possiamo dimenticare.

I padri dei nostri padri e le madri delle nostre madri hanno combattuto e talvolta versato il proprio sangue perché noi potessimo vivere in una nazione libera. Perché potessimo scegliere da chi essere governati, anche eleggendo chi non la pensa come loro, anche chi oggi li disprezza. Per questo col tempo le targhe che portano i loro nomi, affisse in migliaia di vie e piazze in tutto il Paese, saranno rimosse per far posto ai nomi di nuovi eroi come Craxi o Mangano.

Possiamo accettare che i nostri nonni abbiano combattuto per permettere a noi di votare Berlusconi, ma, senza nulla togliere alla loro memoria, anche noi possiamo reclamare il diritto a trovarci dei nuovi eroi.  E in attesa che si facciano avanti più degni e meritevoli pretendenti al ruolo, sarebbe forse il caso di rivalutare una figura come quella di Massimo Tartaglia.

Su col morale

Inevitabilmente gli articoli pubblicati nelle ultime settimane erano improntati ad un cupo pessimismo. Per risollevare un po’ il morale in vista dell’imminente apertura delle urne, pubblichiamo oggi un motivational d’autore, probabilmente un po’ abusato, ma forse non ancora del tutto logoro. Buona lettura e buon voto a tutti.

 

L’ingiustizia cammina oggi con passo sicuro.
Gli oppressori si ergono al di sopra dei secoli.
La violenza assicura: tutto resterà così com’è.
Nessuna voce risuona, eccetto la voce dei dominatori,
e sui mercati lo sfruttamento tuona: solo ora io comincio.
Invece tra gli oppressi molti dicono:
mai otterremo ciò che desideriamo.

Chi è vivo non dica “mai”!
Nessuna certezza è certa.
Nulla resterà sempre uguale.
Una volta che i dominatori avranno parlato
a parlare saranno i dominati.

Chi osa dire “mai”?
Da chi dipende il perdurare dell’oppressione? Da noi.
Da chi dipende il suo crollo? Ugualmente da noi.
Chi è abbattuto, si risollevi!
Chi è perduto, dia battaglia!
Coloro che hanno riconosciuto la propria condizione
come li si potrà fermare?
Poiché gli sconfitti di oggi sono i vincitori di domani,
e il mai diventa: oggi.

(B. Brecht, Lob der Dialektik)

 

La congiura degli onesti

Vorrei tranquillizzarvi: sarà una bufala, e se non è una bufala sarà probabilmente un fuoco di paglia.

Certo, capisco che possa sorgere una certa preoccupazione. Chi è nel giro non ha potuto fare a meno di chiedersi: “Onesti? Politici? Gente onesta in politica? Come è possibile?”. I più navigati, con aria forse un po’ troppo saccente, hanno risposto: “Ma sì, stai tranquillo: anche quelli di prima erano onesti, no? Sono tutti onesti, proprio come noi. Infatti abbiamo collaborato senza problemi, non ci hanno fatto mai mancare niente.”
“No”, insiste lo scettico, “guarda che questi sono onesti davvero! Dicono che vogliono sradicare la corruzione, e come se non bastasse anche perseguire duramente l’evasione fiscale! Ma dico, allora ce l’avete proprio con noi, è una congiura in piena regola! Non basta, pensa che sfregio: addirittura vogliono cancellare tutte le leggi ad personam! E poi, diamine, un minimo di coerenza: una legge che abolisce una legge ad personam non è anche quella una legge ad personam?”.
“Ma dài, sta’ calmo! Ti bevi proprio tutto quello che dicono? Sei così ingenuo? Ripeto: anche quelli di prima hanno sempre detto di essere onesti, onestissimi. E che combattevano la malavita, il crimine. Coraggio dimmi, che cosa cambia? Qual è la differenza?”
“Va bene, ma io non mi fido. Se sono davvero onesti, voglio essere preparato. Come si corrompe un politico onesto? Andrò a vedere se c’è un video su iutiùb che lo spiega.”

Ok, ho cercato di sdrammatizzare, ma voi siete ancora preoccupati. Allora ragioniamo, provate a seguirmi, non è difficile. Ci sono due possibilità: o sono onesti, o non lo sono. Se non lo sono, se sono come tutti gli altri, allora sono dalla nostra parte: il discorso è chiuso. Se invece sono davvero onesti, ma proprio onesti, di che cosa ci preoccupiamo? Un onesto si vanta di meriti non suoi, urla, insulta l’interlocutore, diffama l’avversario, racconta balle su balle in continuazione? Perché, se non fai tutte queste cose, non sei nessuno, non esisti.

E la risposta è: no, un onesto non fa nessuna di quelle cose. Quindi gli onesti, anche se esistono, è come se non esistessero. Rilassatevi, andate a dormire tranquilli. Domani il mondo sarà ancora nostro.

Se a Menate sul Membro un elettore

Io ho sempre votato Lega.

Ma adesso ho detto basta. Da tempo meditavo una discontinuità, poi mi è bastato vedere sui manifesti il faccione di Maroni e accanto la promessa di trattenere il 75% delle tasse al Nord per maturare la decisione di una rottura definitiva.

E che cavolo, abbiamo sopportato di tutto: ci hanno detto che siamo rozzi, stupidi, ignoranti, xenofobi, razzisti, e chi più ne ha più ne metta. Va bene, in qualche caso avranno pure avuto ragione. Ma abbiamo mandato giù tutto questo per avere il 75% dei nostri soldi? E la secessione? Secessione significa che il 100% di quello che guadagnano i padani resta in Padania, tutto il resto sono balle! Noi abbiamo lottato per la secessione, e ci ritroviamo ad elemosinare il 75% di quello che è nostro di diritto? Ma siamo matti?

Eh no, ragazzi, ci vuole qualcosa di nuovo, di rivoluzionario. Ci ho messo un po’ per capire qual è il voto giusto, quello davvero utile alla causa. L’inizio del mio ragionamento è questo: ammettiamo pure di fare la secessione, la Padania si separa, diventa autonoma. Io però vivo in Lombardia, che è la regione che lavora e produce di più in tutto il Nord. Ho studiato tanto, lavoro sodo, guadagno bene: faccio un lavoro di concetto, mica zappo la terra. Perché le mie tasse devono andare a quei bifolchi dei veneti o dei friulani? Anzi, a ben vedere, io vivo a Menate, piccola e ridente cittadina della bassa Brianza, dove strade ed edifici pubblici avrebbero bisogno di un po’ di manutenzione, ma per colpa di Roma ladrona le casse comunali sono sempre vuote. Voglio che le mie tasse rimangano tutte a Menate: perché devo finanziare gli altri comuni, che non so neanche che faccia ha il sindaco, e magari è persino comunista? E si potrebbe anche fare qualcosa per bonificare il torrente che taglia in due il paese e che da anni l’inquinamento ha ridotto ad un rigagnolo puzzolente.

Poi però, pensando al rigagnolo, mi sono detto: quelli che stanno a Menate di Sotto, a sud del Membro, non mi sono mica simpatici, anzi mi sa che sono proprio dei terroni. Lasciamo perdere Menate di Sotto, teniamoci le tasse noi del Nord: padroni a casa nostra. Che poi a Menate di Sopra ci sono tre complessi residenziali e due cascine, quindi tanto vale che paghiamo le tasse a livello condominiale. Però quelli del primo piano fanno sempre baccano e, quando cucinano, nelle scale si sente un tanfo terribile. Quindi la soluzione a cui sono giunto è la seguente: voglio trattenere il 100% delle tasse a casa mia.

Basta con il solito voto alla Lega, ci vuole un cambiamento. Questa volta non mi faccio fregare. Questa volta voto Berlusconi.


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