
Corrono forse i cavalli sulle rocce?
Si ara forse su esse con i buoi?
Eppure voi cambiate il diritto in veleno
e il frutto della giustizia in assenzio;
vi rallegrate di cose da nulla
e dite: «Non è forse con la nostra forza
che abbiamo acquistato potenza?»
Amos 6, 12-13
Quando mi capita di sentir parlare di “razzismo al contrario” (e capita, anche piuttosto spesso), devo ammettere che attraverso quasi sempre un breve momento di sconcerto e disorientamento. Nel tentativo di assegnare — in base al contesto in cui questa locuzione è stata utilizzata, in base al mittente e al destinatario del messaggio — un significato ad una cosa che apparentemente non ne possiede alcuno, prendo in considerazione innanzitutto l’ipotesi che si intenda parlare di un sentimento di fratellanza e di rispetto reciproco che travalica qualunque distinzione di provenienza geografica, di lingua, di cultura e di aspetto fisico (in altre parole, il contrario del razzismo). Questa ipotesi però viene sempre subito scartata: nessuno, che io sappia, è stato mai sufficientemente contorto da usarla con questo significato. Passo allora alla seconda ipotesi, che invece di solito è quella giusta: con “razzismo al contrario” si intende un atteggiamento di ostilità, insofferenza e intolleranza da parte di una o più persone dalla pelle scura nei confronti di una o più persone dalla pelle chiara.

