Le zanzare di Gaza

Argomento estivo per eccellenza: la lotta alle zanzare.

Uno strumento ormai consolidato per limitare la diffusione di questi insetti è un contenitore dove la femmina può facilmente deporre le uova, costruito in modo da intrappolare la maggior parte delle larve che da queste nasceranno. L’insetto adulto si ritroverà confinato in un ambiente chiuso e privo di una quantità sufficiente di nutrimento, dal quale non potrà fuggire.

Non mancano ovviamente altre soluzioni da affiancare a questa. Ad esempio trappole che attirano gli adulti con stimoli visivi e olfattivi, e una volta avvicinati li catturano o li uccidono.

Gli ultimi sviluppi tecnologici stanno poi portando sul mercato novità sensazionali: è in arrivo un modello di mini-drone specializzato nella caccia alle zanzare, in grado di pattugliare ampie aree infestate ed eliminare sistematicamente ogni bersaglio individuato.

Queste e altre soluzioni analoghe richiedono evidentemente un notevole sforzo in termini di tempo e di risorse economiche, e hanno un solo, semplice obiettivo finale: eliminare dall’ambiente il maggior numero possibile di zanzare, in modo da evitare ogni eventuale contatto futuro. Ma avete mai provato a porvi dal punto di vista delle zanzare? Vi siete mai chiesti che cosa significhi essere soggetti ad una volontà di sterminio di questa intensità e portata?

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Silenzio assenzio

Corrono forse i cavalli sulle rocce?
Si ara forse su esse con i buoi?
Eppure voi cambiate il diritto in veleno
e il frutto della giustizia in assenzio;
vi rallegrate di cose da nulla
e dite: «Non è forse con la nostra forza
che abbiamo acquistato potenza?»

Amos 6, 12-13

Quando mi capita di sentir parlare di “razzismo al contrario” (e capita, anche piuttosto spesso), devo ammettere che attraverso quasi sempre un breve momento di sconcerto e disorientamento. Nel tentativo di assegnare — in base al contesto in cui questa locuzione è stata utilizzata, in base al mittente e al destinatario del messaggio — un significato ad una cosa che apparentemente non ne possiede alcuno, prendo in considerazione innanzitutto l’ipotesi che si intenda parlare di un sentimento di fratellanza e di rispetto reciproco che travalica qualunque distinzione di provenienza geografica, di lingua, di cultura e di aspetto fisico (in altre parole, il contrario del razzismo). Questa ipotesi però viene sempre subito scartata: nessuno, che io sappia, è stato mai sufficientemente contorto da usarla con questo significato. Passo allora alla seconda ipotesi, che invece di solito è quella giusta: con “razzismo al contrario” si intende un atteggiamento di ostilità, insofferenza e intolleranza da parte di una o più persone dalla pelle scura nei confronti di una o più persone dalla pelle chiara.

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