Logica teologica

And his eyes have all the seeming
of a demon’s that is dreaming

Demon-eye  

   —E quindi hai avuto un’altra rivelazione?—
   —Sì, come ti ho detto. Se hai tempo te ne parlo.—
   —Ultimamente ne hai una ogni due o tre settimane, mi pare.—
   —Sì, ma questa è diversa, ora tutto va a posto, tutto è necessario, tutto è limpido.—
   —Ma sei proprio sicuro che si tratti di una “rivelazione”?—
   —Be’, se non ti piace così, chiamala “intuizione”. L’ho avuta di primo mattino; quando mi sono svegliato sapevo di aver sognato qualcosa di importante, e sono riuscito ad afferrarlo prima che svanisse. Riguarda essenzialmente il problema del male.—
   —Sì, me l’avevi anticipato; e mi dicevi, o sbaglio, che la bontà di Dio è salva?—
   —Certamente, quello è di gran lunga l’attributo divino più importante. È semplicemente assoluto, senza limitazioni.—
   —E l’onnipotenza?—
   —Anche per quella nessun problema, solo che ovviamente ha alcune limitazioni, a partire da quelle della logica: Dio non può realizzare qualcosa che sia intrinsecamente contraddittorio. In particolare, essendo assoluta la sua bontà, non ha il potere di annullarla e diventare malvagio. C’è una gerarchia tra le qualità divine.—
   —Chiaro, e quindi anche l’onniscienza è a posto?—
   —Be’, devo dire che qui le cose si complicano un po’. Non la nego, certamente, ma quando si tratta di “conoscenza” abbiamo a che fare con un concetto un po’ meno definito e più sfumato degli altri. Ad esempio, Dio ovviamente sa, in astratto, che cosa siano i sogni. Tuttavia egli non dorme, quindi non può sperimentare in prima persona l’esperienza del sognare; non può sapere davvero quanto possano essere vividi i sogni.—
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L’imbranato

Credo di avere qualche problema con il mio subconscio, forse mi servirà uno psicanalista di quelli bravi. Io che sono un tipo così pacifico, che non ho mai usato altra arma che la parola, che non ho mai fatto ricorso ad altra forza che quella della ragione, fare un sogno del genere! Sto passeggiando tranquillo ai margini di un grande parco quando un’automobile accosta vicino a me. Vedo che a bordo ci sono diverse persone; mi fanno un cenno. Mentre percorriamo sperdute strade di campagna ho un barlume di lucidità e mi rendo conto che nel mondo reale non sarei mai salito su un’auto piena di sconosciuti con una simile facilità. Sono tutti molto cortesi, ma a volte ho l’impressione che quando volgo lo sguardo fuori dal finestrino si lancino tra loro occhiate complici e si trattengano a stento dal ridacchiare.

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