Washing Tons of Blood

L’obiettivo immediato della spedizione che ti è stata assegnata è la totale distruzione e devastazione dei loro insediamenti. Sarà essenziale distruggere i loro campi e impedire loro di continuare a coltivare la terra. Dopo aver completato a fondo la missione, se dovessero mostrare una disposizione alla pace, vorrei che venisse incoraggiata, a condizione che diano una prova decisiva della loro sincerità consegnando nelle nostre mani alcuni dei principali istigatori della loro ostilità. Tuttavia NESSUNA proposta di pace dovrà essere presa in considerazione prima che la totale distruzione degli insediamenti sia stata portata a termine. Questo è un caso straordinario e richiede un’attenzione straordinaria. Prevedo con grande piacere l’onore che deriverà per te e il vantaggio per la causa comune da una felice conclusione di questa importante impresa.

Dopo quello dell’articolo precedente, ecco un altro quiz. Questa volta, con tutti gli indizi che ho fornito, dovrebbe essere davvero semplice.

Quelli che avete appena letto sono alcuni stralci della lettera indirizzata al generale John Sullivan il 31 maggio 1779 da George Washington, il quale dieci anni più tardi sarebbe diventato nientemeno che il primo presidente degli Stati Uniti d’America. Rappresentano la testimonianza di un episodio minimo all’interno di quello che è stato senza dubbio il più grande genocidio della storia umana, con un numero di vittime stimato tra i 50 e i 100 milioni, e caratterizzato dal completo annientamento di centinaia di diversi gruppi etnici.

Un aspetto che merita attenzione è il fatto che una gran parte di questi milioni di decessi è stata causata da malattie infettive, prima fra tutte il vaiolo; malattie che già da tempo erano diffuse in Europa, contro cui però le popolazioni native non possedevano anticorpi. Questo dettaglio potrebbe portare a pensare che tutto sommato la responsabilità degli europei in questa ecatombe sia secondaria, in quanto tali morti sarebbero state in gran parte comunque inevitabili. Tuttavia ciò che conta di più, quando si parla di “genocidio”, non è tanto il numero di individui direttamente assassinati, e neppure il risultato finale; ci sono altri elementi da considerare, come ad esempio le intenzioni e i mezzi utilizzati.

Le intenzioni possono essere facilmente chiarite ricordando che in diverse occasioni i colonizzatori si adoperarono per aumentare la diffusione delle malattie presso gli indigeni, ad esempio regalando loro coperte in cui erano stati precedentemente avvolti i cadaveri delle vittime di vaiolo: un deliberato atto di sterminio mascherato da aiuto umanitario, che non ha forse influito drasticamente sul corso della storia, ma che ne illumina il senso. Per quanto riguarda i mezzi, basta ricordare la lettera di Washington, il quale richiede espressamente di eliminare le fonti di sostentamento utilizzate dai nemici, colpendo in questo modo indiscriminatamente l’intera popolazione, e non solo i guerrieri o gli “istigatori”. È chiaro che con metodi del genere si potrebbe portare un’intera popolazione alla completa estinzione senza sparare neppure un proiettile.

Ma lasciamo ora per un attimo da parte il genocidio, e poniamoci una domanda: come può qualcuno tanto illuminato da stabilire formalmente il diritto alla rivoluzione, agire nello stesso tempo in maniera così cinica e spietata verso interi popoli, alcuni dei quali del tutto inermi? La risposta va cercata nelle origini primordiali della cultura occidentale: nientemeno che nella Bibbia. Chi non ha mai sentito parlare del quinto comandamento: non uccidere? E chi si è mai chiesto come mai il Dio della Bibbia non faccia altro che promulgare leggi che prevedono la pena di morte per il trasgressore, per non parlare dei massacri indiscriminati a cui spinge il suo “popolo eletto” al fine di procurargli territori dove stabilirsi e dove espandersi? È chiaro che non serve un’approfondita analisi testuale per capire che il comandamento in questione non va inteso come una regola assoluta e universale, ma nel senso più limitato di proibizione per un ebreo di uccidere arbitrariamente un altro ebreo. Più che un comandamento, si tratta di un’eccezione alla regola, dove la regola è: uccidi e non smettere finché c’è ancora qualcosa che respira. In effetti la Bibbia è ricolma di genocidi divinamente ispirati, e basterà una citazione dal libro di Geremia (11, 2) per rendere l’idea:

I loro giovani moriranno di spada, i loro figli e le loro figlie moriranno di fame. Non rimarrà di loro alcun superstite.

Quindi il messaggio è chiaro: sono codificati dei diritti, ma valgono solo per l’ambito circoscritto di chi li ha stabiliti e, più in generale, per chi ha il potere di farli rispettare. Chi resta fuori da questo ambito, all’occorrenza può essere sterminato senza alcuna remora. Questo messaggio ha oltrepassato l’oceano assieme ai coloni europei, i quali, con George Washington in testa a tutti, lo hanno saputo applicare alla perfezione. Insegnandolo poi ad altri: secondo alcuni storici, tra cui un biografo di Hitler, i metodi di segregazione e sterminio attuati contro i nativi nordamericani vennero addirittura presi a modello nell’attuazione della politica razziale nazista.

Il percorso che abbiamo compiuto seguendo attraverso i secoli una lunga, indelebile scia di sangue ci riporta ora all’origine, nella Terra Promessa, e si conclude ai giorni nostri, i giorni in cui il quarantasettesimo presidente degli Stati Uniti, esattamente come il primo, si trova ad essere implicato in un altro genocidio. Niente di nuovo sotto il sole, si dirà. Non proprio, perché nell’ultimo salto abbiamo sorvolato su un fatto molto importante: Eleanor Roosevelt, nipote del ventiseiesimo presidente degli Stati Uniti e moglie del trentaduesimo, nominata dal trentatreesimo delegata all’assemblea delle Nazioni Unite, ove ricoprì per prima il ruolo di Presidente della Commissione per i Diritti Umani, aveva nel frattempo realizzato un sogno che nutriva già da anni, e che la guerra appena conclusasi aveva reso impellente anche agli occhi di quasi tutte le Nazioni del mondo. Era il 1948; Eleanor Roosevelt presentò all’Assemblea Generale il testo che la commissione aveva redatto, e che fu approvato quello stesso anno: la Dichiarazione universale dei diritti umani.

Questa data rappresenta uno spartiacque. Non certamente perché da quel momento non ci siano state più violazioni dei diritti umani, chiaro. Ma piuttosto perché da quel momento il giudizio storico sui crimini commessi dai governi degli Stati del mondo, e in particolare di quelli che hanno sottoscritto la Dichiarazione, non può più essere lo stesso di prima. Può darsi che nei libri di storia il nome del primo presidente non verrà mai associato in maniera troppo esplicita ad un genocidio, ma per il quarantasettesimo sarà diverso. A patto che in futuro ci siano ancora libri di storia.

 


 

Non basta parlare di pace. Bisogna crederci. E non basta crederci. Bisogna impegnarsi per ottenerla.

Anna Eleanor Roosevelt

 











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2 commenti

  1. Avatar di Sconosciuto

    Anonimo

     /  22 luglio 2025

    L’obiettivo immediato della spedizione che ti è stata assegnata è la totale distruzione e devastazione dei loro insediamenti. …

    mi ricorda da vicino alcuni passi della Bibbia, ma lo stile sembra da impero romano. Comunque, sempre di massacri colonialisti si tratta.

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  2. Avatar di Mannaro

    Mannaro

     /  23 luglio 2025

    Direi che è il tipico stile in cui il sanguinario Elohim Yehowa emana i suoi ordini. Sarebbe interessante sapere se è ancora oggi in contatto così stretto con i suoi seguaci, (come lo era, secondo la Bibbia, con Abramo, Mosé e quant’altri), per poter stabilire a chi trasmette personalmente i suoi ordini per i massacri attuali. Comunque il genocidio (ossa lo sterminio totale di un popolo) è presente con una certa regolarità nella Bibbia. Non a caso il Premier israeliano odierno ama citare come esempio la strage degli Amalechiti (V. Esodo 17:8-13), massacrati dal primo all’ultimo compresi donne (tranne le vergini, eh), bambini e perfino gli animali. Ho indovinato? (a proposito, Elohim – erroneamente tradotto DIO nelle versioni ufficiali è il plurale di El, quindi nella Bibbia sono presenti numerosi dei, tra i quali evidentemente gli ebrei hanno scelto il più feroce).

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