In questo mondo di ladri

Un mucchio di soldi

L’obiettivo fino a poco tempo fa sembrava così irraggiungibile che, adesso che sembra quasi fatta, lascia tutti frastornati, ossessionati da un inquietante interrogativo: chi potrà mai essere un valido e degno candidato a sostituire Formigoni nel ruolo di governatore della Lombardia?

L’antico dilemma che vede contrapposti un disonesto capace e un onesto incompetente, va detto, oramai non è più affatto un dilemma. Basta considerare che l’onesto incompetente potrebbe, se dotato di un minimo di buona volontà e se affiancato dai collaboratori giusti, acquisire almeno in parte le competenze che gli mancano, mentre il disonesto assai difficilmente perderebbe la sua inclinazione al malaffare, inclinazione che potrebbe però all’occorrenza nascondere dietro un’artefatta ed ingannevole buona condotta, raggirando così i più sprovveduti.

Il problema non è questo. Il problema è trovare —in un panorama dove, per usare una cristallina espressione di gusto neoclassico, il più pulito ha la rogna, e dove gli altri competono per un posto d’onore tra i ladroni— una persona semplicemente onesta. Non basta che il candidato non abbia mai rubato in vita sua, poiché la sua virtù potrebbe essere semplicemente frutto di una carenza di occasioni sufficientemente ghiotte. Come trovare quindi un candidato affidabile?

Capita talvolta —piuttosto raramente, ma capita— di aver notizia di qualche cittadino che, trovata casualmente una borsa gonfia di banconote di grosso taglio o il biglietto vincente di una ricca lotteria, anziché impossessarsene si adopera per risalire al proprietario e riconsegnargli il bene smarrito, rifiutando poi qualunque ricompensa che non sia puramente simbolica. Ecco, una persona del genere potrebbe rappresentare il candidato ideale: con buona probabilità incompetente, ma onesto al di sopra di ogni possibile sospetto.

Alla domanda posta sopra si può quindi rispondere: il candidato affidabile si troverà spulciando con attenzione le cronache locali e nazionali degli ultimi anni in cerca di episodi simili a quelli indicati, e risalendo poi ai loro protagonisti. Non ce ne saranno molti, ma individuandone e chiamandone a rapporto quattro o cinque le possibilità che almeno uno di essi si dichiari disponibile a mettersi in gioco per il bene della comunità sarebbe piuttosto concreta. Così come sarebbe poi assai concreta, date le sue referenze, la possibilità di sbaragliare qualunque altro concorrente alla poltrona di governatore.

In una situazione normale, un espediente del genere sarebbe classificato come una specie di barzelletta. Il fatto che si debba arrivare a considerarlo con serietà dà la misura di quanto in basso siamo caduti.

Lettera di un precario al ministro Profumo

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Riceviamo da un lettore e volentieri pubblichiamo.

Egregio signor Ministro,
che le venga un accidente. Ma uno di quelli brutti.

Conoscerà certamente la nostra storia, comunque le offriamo la possibilità di un rapido ripasso, non si sa mai. Tutto è cominciato quando noi, che aspiravamo a guadagnarci da vivere contribuendo nel nostro piccolo alla crescita del Paese, abbiamo bussato alla porta del suo Ministero per entrare a far parte del corpo docenti di una scuola italiana. Quel giorno i suoi predecessori non ci hanno neppure degnati di uno sguardo, ma attraverso il battente sprangato ci hanno sgarbatamente risposto: “La vostra laurea ci fa un baffo, per insegnare non basta aver studiato per anni e neanche aver preso dei bei voti. L’insegnamento è un’altra cosa. Ora dovete specializzarvi, ecco pronte per voi le SSIS – le Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario.”

Così ci siamo iscritti, sborsando di tasca nostra migliaia di euro, abbiamo frequentato per due (o più) anni le lezioni, abbiamo espletato ore e ore di tirocinio (anche chi, pur non essendo abilitato, già aveva anni di esperienza di insegnamento), abbiamo preparato relazioni, studiato dispense (e per poter fare tutte queste cose inevitabilmente abbiamo dovuto trascurare le nostre famiglie), abbiamo pure ascoltato fior di professoroni universitari che magnificavano le SSIS, perché non è serio mandare in aula qualcuno che abbia il solo merito di aver vinto un concorso, ci vuole una preparazione specifica. E pazienza se per la maggior parte quelle lezioni erano totalmente insulse, pazienza se gli esami erano in gran parte delle farse. Per farci aprire la porta non c’era altro modo che quello, e dovevamo adattarci.

Bene, finita la SSIS, con in mano una o più abilitazioni, ci siamo inseriti in graduatoria. Ad alcuni è andata bene, ad altri no: c’era già troppa gente davanti. E allora si ricomincia da capo, ancora altre specializzazioni, ancora altre abilitazioni, e poi ancora corsi “a distanza”, costosi quanto le SSIS, demenziali peggio delle SSIS, ma per qualche punto in più in graduatoria eravamo disposti anche a questo. A quel punto la situazione un po’ è migliorata: dieci mesi di lavoro precario all’anno, quando andava bene, altrimenti supplenze temporanee di poche settimane qua e là per la provincia.

Poi però arrivano i tagli: ed ecco che la luce in fondo al tunnel si allontana. Posti per insegnare non ce ne sono più, salvo che per i primissimi in graduatoria, che comunque sono incazzati neri per il protrarsi indefinito del loro precariato. Molti di noi allora dicono: “Va bene. Ci avete presi per il culo, ci avete spillato un sacco di soldi, ci avete fatti rincoglionire per anni e anni in corsi senza capo né coda, ci avete usati come tappabuchi quando vi tornava comodo, ora di lavoro qui non ce n’è più. Vorrà dire che ce ne cercheremo un altro. Però i soldi e soprattutto gli anni di vita che abbiamo speso inutilmente nelle SSIS chi mai ce li potrà restituire?”. Altri invece, stoici e forse un po’ squilibrati, insistono con l’insegnamento, sperando forse che prima o poi il vento cambi.

E infatti le cose cambiano, c’è un colpo di scena: arriva il ministro tecnico. Sì, sto parlando di lei, egregio, sveglia! E che cosa dice il nuovo ministro? Che i docenti precari sono ormai da troppi anni nel limbo delle graduatorie, e che quindi vanno assunti? No, troppo facile. Il ministro dice che docenti sono lì da troppi anni e quindi vanno svecchiati! Dice che ci vogliono insegnanti giovani. E soprattutto che bisogna ritornare a fare i concorsi! Ma porco mondo, non ci avevano fatto una testa così dicendo che per insegnare non basta un concorso, che ci vuole una preparazione apposita, un corso specifico, una specializzazione? E ancora, non ci avevano appena detto che di posto per insegnare non ce n’era più? Dove diavolo li mettiamo questi giovani?

Poi naturalmente si scopre che questa mossa è solo propaganda. Di posti non ce ne sono, o comunque ce ne sono pochissimi. Quelli che ci sono però non andranno ai giovani, che al nuovo concorso non possono partecipare, ma ai vecchi, a quelli che sono invecchiati nelle graduatorie. Solo che ora si rimescola tutto, adottando finalmente un criterio meritocratico. Era ora. Ma di che tipo di merito stiamo parlando?

Non è il merito di aver sopportato anni di SSIS, aver insegnato per anni, ogni volta assunti e poi licenziati, in classi sempre diverse in scuole sempre diverse materie sempre diverse con programmi sempre diversi, sempre pronti a correre da un momento all’altro da una parte all’altra della provincia, e aver sopportato le paturnie sempre diverse di colleghi, bidelli e dirigenti scolastici sempre diversi.

No, adesso il merito si misura a partire dal test preselettivo: chi non ha capacità logiche, chi non comprende un testo scritto, non capisce nulla di informatica e non mastica una lingua straniera resta fuori. Dovremo quindi dimostrare la nostra capacità di leggere, interpretare e rispondere a domande relative a semplici frasi come ad esempio “non è impossibile che non esista una persona che non abbia negato di aver trovato il modo di ottenere una raccomandazione” (*).

Dopo tutto il mazzo che ci siamo fatti, il nostro futuro dipenderà da cazzate come questa. Egregio signor ministro, se ancora non le è venuto un accidente, per cortesia, vada almeno a cagare.

Un precario della scuola italiana


(*) Fonte: Alpha Test.

C’è poco da festeggiare

Fuochi d'artificio - Fireworks

Bue punto zero ha compiuto un anno.

Quando è nato, c’erano il PdL e la Lega al governo. Ora PdL e Lega si stanno sgretolando sotto il peso della loro stupidità e ingordigia. È pur vero che i berlusconiani sono ancora parte della maggioranza che sostiene l’esecutivo, ma il loro potere si è parecchio indebolito, al punto che potrebbero addirittura vedersi costretti a cedere sulla questione vitale della legge anticorruzione. Che è come dire che si stanno annodando la corda con cui si impiccheranno.

C’è da festeggiare, allora?

Purtroppo non molto. Il corpo elettorale che pochi anni fa ha portato centinaia di manigoldi in Parlamento è, salvo una piccola percentuale di dipartite, sempre lo stesso di oggi, e quindi dalla prossima tornata elettorale non ci si può certo aspettare dei risultati più che mediocri. Non tutto il male però viene necessariamente per nuocere: si prospettano alcuni scenari apparentemente inquietanti che potrebbero in realtà contribuire a migliorare un poco gli equilibri politici del Paese. Ad esempio, un’eventuale deriva del Pd verso il centro-destra (ricordiamo che l’onorevole Berlusconi ha detto di Renzi: “Ha le mie idee”), in sé raccapricciante, potrebbe provocare nel partito una violenta e fatale agglutinazione.

Finalmente quell’entità amorfa e insulsa che è il Pd cesserebbe di dibattersi, e dal fermento della sua putrefazione potrebbe a quel punto rinascere una coalizione di sinistra degna di questo nome, la quale si troverebbe a quel punto a fronteggiare il ritorno dall’oltretomba dell’inquietante creatura non-morta: un corposo e flaccido centro neodemocristiano di ispirazione berlusconiana alimentato, presumibilmente, dal sostegno della Chiesa e della mafia.

Niente di rivoluzionario, certamente, ma se non altro l’elettorato alle prossime elezioni avrebbe di fronte una situazione assai più netta e chiara di quella che gli si era presentata negli anni recenti.

L’XYZ della democrazia

La legge esiste per tutelare i più deboli. Ove questa venisse a mancare, non si applicherebbe altro che la semplice e atavica legge del più forte. In un Paese democratico, in teoria, il potere lo detiene il popolo, e la legge tutela le minoranze (in assenza di questa tutela, infatti, non si parla di democrazia, ma di dittatura della maggioranza). Capita tuttavia che il voto popolare consegni il potere ad un’oligarchia avida e corrotta, la quale lo esercita contro gli interessi del popolo stesso. In questo caso è il popolo ad occupare la posizione più debole, e la legge, fintanto che è applicata, rimane la sua unica tutela. Nel momento in cui, in un regime democratico già gravemente compromesso, si indebolisse o venisse del tutto a mancare un’istituzione dotata dell’autorità di far rispettare la legge, si assisterebbe inevitabilmente alla fine della democrazia.

È quindi del tutto naturale e forse inevitabile che in questa situazione i magistrati che si sforzano di applicare in modo rigoroso la legge, sottoponendo ad indagini e processi, ove ne ricorrano i presupposti, anche i membri della suddetta oligarchia, raccolgano un buon grado di consenso popolare, mentre in un contesto di reale democrazia ciò che alcuni oggi considerano deprecabile (e cioè il fatto che i magistrati possano cercare e ottenere il consenso delle masse) sarebbe semplicemente privo di senso, perché la magistratura lavorerebbe per lo più per tutelare le minoranze, eventualmente anche contro gli interessi della maggioranza.

In ogni caso, se il consenso popolare ha potuto a suo tempo legittimare quell’oligarchia avida e corrotta che ora, per non essere spodestata, cerca a sua volta di delegittimare con ogni mezzo tutte le voci e tutte le forze che le si oppongono, è non solo tollerabile, ma anche auspicabile che esso si indirizzi ora verso alcuni magistrati; in particolar modo verso quelli onesti e integerrimi, i quali sono facilmente riconoscibili appunto per il fatto di subire quotidianamente attacchi da quelle cariche istituzionali e politiche che annoverano al loro interno schiere di corrotti, corruttori, concussori, mafiosi e via dicendo, nonché dai giornali ad essi asserviti, e persino da quella parte di magistratura  che non vuole inimicarseli. Se ancora rimanesse qualche dubbio sull’opportunità di questo consenso, esso verrà dissipato nel momento in cui qualcuno di questi magistrati dovesse essere perseguito per aver pubblicamente dichiarato nientemeno che la sua fedeltà alla Costituzione.


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Concorso scuola 2012: pubblicata una bozza del bando

Sul sito del MIUR è stata oggi pubblicata una bozza dell’annunciato bando di concorso per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado. La scelta del Ministro, per quanto possa apparire irrituale, è dovuta certamente al rincorrersi in questi ultimi giorni di ipotesi incontrollate quanto inaffidabili, e permetterà ai numerosi aspiranti di farsi un’idea di che cosa li aspetta, a partire dai dettagli sui requisiti per la partecipazione.

Il bando è visibile sul sito nella sua interezza, mentre due degli allegati (allegato A e allegato C), non è chiaro per quale motivo, sono disponibili solo nell’area riservata. Possono accedervi i docenti che già possiedono  le chiavi di accesso fornite dal Ministero contestualmente alla presentazione delle domande di inserimento nelle graduatorie di terza fascia nel 2010. Chi possiede solo la prima parte del codice personale può richiedere la seconda parte alla segreteria della scuola dove è in servizio o, se non è attualmente in servizio, può recuperarla inserendo il codice fiscale nell’apposita pagina del sito della Pubblica Istruzione (Istanze on line), specificando l’indirizzo di posta certificata (PEC) su cui si desidera ricevere l’informazione.

Ma veniamo al dunque: quali sono in sintesi le novità già promesse dal Ministro al momento dell’annuncio pubblico di questa nuova e attesissima tornata di concorsi? Teniamo presente che si tratta solo di una bozza, soggetta quindi a possibili revisioni, ma un dato rimane sicuramente fermo: tutto ruota attorno all’imperativo di favorire il più possibile, nel rispetto delle norme in vigore, la carriera dei giovani meritevoli. Potranno innanzitutto partecipare al concorso, oltre a tutti gli insegnanti già abilitati, anche i laureati che abbiano conseguito una votazione finale di almeno 100/110 e i laureandi che abbiano conseguito all’esame di maturità un punteggio superiore a 90/100 e possano contare su una media degli esami universitari di almeno 27/30. Queste due categorie saranno avvantaggiate dal punto di vista economico, dovendo corrispondere una cifra di appena 149,00€ per l’iscrizione alle preselezioni, mentre agli abilitati, secondo la bozza, sarà richiesto il doppio. Nello stesso tempo il risultato della selezione per i laureandi sarà mantenuto in sospeso fino a che non avranno effettivamente conseguito il titolo.

Il punteggio che alla fine del concorso verrà assegnato a ciascun candidato sarà calcolato tenendo conto di vari fattori, attentamente pesati dal Ministero per garantire la massima equità. I docenti già inseriti nelle graduatorie ad esaurimento avranno il vantaggio di partire con una base di punteggio che consiste nella metà dei punti accumulati sulla graduatoria di appartenenza; chi è inserito in più graduatorie sarà valutato sulla base di quella dove dispone del minor punteggio. Ai non abilitati saranno invece valutati titoli precedentemente non considerati, come ad esempio gli esami ECDL (patente europea del computer). A tutti i candidati sarà poi assegnato un punteggio basato sulle prove scritte e orali, che potrà raggiungere un massimo di 600 unità. Per garantire la massima trasparenza nella valutazione ed evitare che le commissioni ricorrano a sotterfugi di vario tipo per favorire i raccomandati, ai singoli aspiranti ogni commissione potrà assegnare, a suo totale arbitrio e senza giustificazione alcuna, un punteggio aggiuntivo fino ad un massimo di 100 unità. Il punteggio risultante sarà infine diviso per il numero di anni compiuti dal candidato (a questo fine si considera l’età nel giorno della pubblicazione del bando) in modo che a parità di tutto il resto un candidato di (ad esempio) 25 anni avrà un punteggio doppio rispetto ad uno di 50.

Vi è poi, in una sezione del bando che pare ancora in fase di definizione e quindi altamente soggetta a revisione nella versione ufficiale, che include una nutrita serie di casistiche che portano ad avere dei “bonus” o viceversa delle detrazioni di punti rispetto al totale precedentemente calcolato, legate non alle qualità tecniche o didattiche dei candidati, ma a quelle morali. Si tratta probabilmente di un campo in cui il ministero si espone a possibili critiche nonché probabili ricorsi da parte di candidati che si sentissero ostacolati o danneggiati. Ad esempio si propone di assegnare 10 punti in più per la partecipazione a ciascuno dei Meeting per l’amicizia fra i popoli svoltisi negli ultimi dieci anni (questa norma potrebbe essere bocciata perché, svolgendosi il meeting di CL a Rimini, sfavorirebbe nettamente i docenti meridionali); specularmente si propone di ridurre i punti alle concorrenti di cui sono state pubblicate su riviste o sul web foto osé o comunque poco consone alla dignità del ruolo a cui aspirano, e  a questo fine verranno passati al setaccio i profili eventualmente aperti sui vari social network (in questo caso ci si aspetta che la norma venga estesa anche ai concorrenti maschi, o in alternativa soppressa, pena una pioggia infinita di ricorsi).

Farà discutere anche un’altra norma che si annida tra le tante particolarità ed eccezioni presenti nel bando, che ancora una volta è chiaramente mirata a favorire i candidati più giovani: se un aspirante ultraquarantenne dovesse classificarsi, nonostante la penalità applicata dividendo il punteggio per il numero di anni compiuti, entro i primi mille candidati, gli verranno segate le gambe.

Pudenda #10

  1. Viviana Beccalossi
  2. Laura Bianconi
  3. Fiorella Ceccacci Rubino
  4. Antonio D’Alì
  5. Francesco Maria Giro
  6. Gaetano  Nastri
  7. Pasquale Nessa
  8. Antonio Palmieri
  9. Carlo Sarro
  10. Maurizio Scelli

Con questa nuova pubblicazione la lista di parlamentari insigniti del disonore delle Pudenda di Bue punto zero raggiunge la spregevole somma di cento unità. Il prestigioso traguardo è celebrato da una nuova pagina che descrive e promuove l’iniziativa, intitolata appunto le Pudenda di Bue punto zero. Che cosa aspetti? Clicca, informati e partecipa!

Partigiani della Prostituzione

I recenti sviluppi della vicenda legata alla cosiddetta “trattativa” e alle intercettazioni delle telefonate tra Mancino e Napolitano hanno forse svelato la presenza di un insospettabile complotto. Illuminante a questo proposito è stato l’intervento del fondatore de La Repubblica Eugenio Scalfari, che come è noto ha cercato goffamente di difendere la posizione del Capo dello Stato contro la Procura di Palermo.

Nel rispondere alle pacate osservazioni dei diretti interessati (il procuratore Messineo e il procuratore aggiunto Ingroia) circa il suo apparentemente poco assennato intervento, Scalfari ha poi citato una sentenza della Corte Costituzionale del 24 aprile 2002 che a sua volta è stata giudicata irrilevante in quanto non pertiene a casistiche di intercettazioni delle alte cariche dello Stato, ma si pronuncia “nell’ambito di un procedimento penale relativo a delitti di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione” dove “l’apparato di ripresa visiva, occultato dalla polizia giudiziaria in una plafoniera sita in una saletta appartata, aveva consentito di registrare immagini di rapporti sessuali tra i clienti e le ballerine dell’esercizio”.

Come sempre, Bue punto zero privilegia, nella formulazione di ipotesi sui comportamenti più inspiegabili degli illustri personaggi di cui si occupa, una consapevole malizia rispetto ad una cieca stupidità, la quale rimane l’ultima opzione da considerare quanto tutte le altre sono state scartate. In questo caso, se Scalfari non è uno stupido, per quale recondito motivo potrebbe aver citato in questa situazione già abbondantemente ingarbugliata e compromessa proprio quella sentenza? Non abbiamo purtroppo una risposta certa, ma diversi elementi conducono a pensare che si tratti di un messaggio in codice, che in qualche modo vuole chiamare a raccolta, affinché si uniscano alla causa di quelli già presenti in Parlamento, i Partigiani della Prostituzione che proliferano nei giornali, per sferrare un attacco decisivo contro i Partigiani della Costituzione che si annidano, esile forse ma combattiva minoranza, nella Magistratura.

Quale sarà l’esito dello scontro è facile immaginarlo. L’unica possibilità di rovesciare le sorti di questa battaglia potrebbe giungere da nuove elezioni e dal conseguente rinnovamento delle Camere, ma forse sarà già troppo tardi.

Referendum 2011

In un periodo generalmente avaro di soddisfazioni, una pregevole eccezione è stata l’ampia partecipazione ai referendum dello scorso anno. Per celebrare la ricorrenza che cade in questi giorni abbiamo pensato di pubblicare alcuni volantini che erano stati realizzati appositamente per l’occasione.

Berlusconi invita a votare al referendum

È davvero curioso che tra le zone segnalate a suo tempo come idonee alla realizzazione di centrali nucleari ci fosse proprio quella che in questi giorni è stata colpita da una serie interminabile di scosse sismiche. Se avessimo basato il sottile terrorismo psicologico di questo volantino sul rischio tellurico, probabilmente avremmo suscitato un certo scetticismo, ma ora potremmo unirci alla folta schiera di coloro che affermano di essere in grado di prevedere i terremoti. Più prudentemente, ci siamo invece accontentati di una banale alluvione.

Un articolo di giornale sull'incidente nucleare di Roccabianca (Italia)

(clicca sull’immagine per ingrandire)

Milioni in fumo

Il fumo uccide

 

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Poche settimane or sono alcuni dei nostri illustri ministri, avendo constatato in prima persona che le pecunie dello Stato vanno in larghissima parte in fumo senza neppure un minimo di termovalorizzazione, hanno deciso di chiedere direttamente ai cittadini dei suggerimenti per limitare i danni. Una volta tanto dunque Bue punto zero potrà evitare di elargire un consiglio non richiesto, e risponderà invece puntualmente alla specifica sollecitazione del Governo.

Si tratta innanzitutto di chiarire una questione di metodo.

Un metodo è tagliare indiscriminatamente, ma con una preferenza verso quelle aree dove si incontra meno resistenza, ottenendo ridotti benefici a breve termine e producendo a lungo termine una complessiva depressione dell’economia del Paese.

Un’alternativa è tagliare in maniera mirata laddove si possono ottenere consistenti benefici immediati sul breve termine e un miglioramento complessivo della qualità della vita sul lungo termine, evitando per quanto possibile di colpire le fasce più inermi e vulnerabili della popolazione.

Consapevole di essere in controtendenza rispetto all’andamento generale, mi permetto di esprimere una preferenza per la seconda opzione.
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Nani e ballerine cercansi

Ai tempi del Governo Berlusconi IV le frange più estreme dell’opposizione avevano l’abitudine di riferirsi alla collegialità dei ministri ricorrendo ad un’infelice espressione coniata negli anni ottanta, riservando in particolare l’appellativo di “nano”, declinato in diverse varianti, al Premier, e quello di “ballerine” alla cerchia dei ministri, e soprattutto delle ministre, a lui più vicini. Bue punto zero si è sempre dissociato e continuerà a dissociarsi da questo vergognoso accostamento, che considera gravemente lesivo della dignità dei nani e delle ballerine.

Per riparare almeno in parte ad danno inferto alla reputazione di tali categorie, all’approssimarsi di nuove elezioni, che si auspicano imminenti, e della conseguente formazione di un nuovo governo, Bue punto zero si fa promotore di una nuova iniziativa: la nomina di un nano –uno vero– a Ministro delle Pari Opportunità, e di una ballerina –una vera– a Ministro dello Sport e dello Spettacolo, previa attenta valutazione dei curricula dei candidati e rigorosa selezione in base alla cultura, le competenze e le esperienze correlate alle due posizioni. Se vuoi sostenere questa iniziativa, inserisci qui sotto la tua adesione.