Anomalia di sistema


Attenzione: questo articolo di supporto tecnico è stato tradotto con metodi automatici, e pertanto non è possibile garantirne l’accuratezza. Utilizzalo a tuo rischio e pericolo.


Sommario:

È stata rilevata un’anomalia del sistema che ne può compromettere l’integrità.

Sintomi:

Il problema si verifica quando si tenta di spostare un elemento particolarmente ingombrante, come nel seguente esempio:

Sto spostando Berlusconi in prigione...

Quando il processo è quasi arrivato al termine, potrebbe interrompersi a seguito di un timeout con la visualizzazione del seguente messaggio:

Errore di sistema: tempo scaduto

L’errore può provocare la perdita irreversibile tutti gli elementi elaborati durante il processo.

Cause:

L’anomalia sembra essere causata dall’infezione di malware come quelli descritti in questo articolo.

Risoluzione:

Al momento non sono note procedure per risolvere l’anomalia. È possibile che il problema venga superato solo con l’abbandono della versione attuale del sistema e il rilascio di una versione completamente nuova.

Workaround:

Per gli utenti che non possono convivere con l’anomalia, esiste un workaround. Apri il menu Start, clicca su Opzioni, clicca su Opzioni Avanzate. Si apre una finestra. Buttati giù.





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Fondata sul lavoro

Uno degli obiettivi dichiarati del Governo Monti è agevolare l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Al contempo la punta di diamante della riforma di risanamento varata dallo stesso Governo è l’innalzamento dell’età pensionabile. Difficile pensare che ad un simile consesso di tecnici, professori e luminari possa essere sfuggita la palese contraddizione che si annida tra queste affermazioni, la cui gravità aumenta se si considera che una delle parole d’ordine per le prossime riforme è flessibilità. I posti di lavoro sono quelli che sono: quando in nome della flessibilità un lavoratore attempato verrà messo alla porta in favore di un giovane rampante, non ci sarà lecito sperare che un estemporaneo corso di formazione lo renda di nuovo competitivo, poiché egli andrebbe poi a competere proprio con quei giovani che invece vogliamo favorire. Neppure avrebbe senso negargli la possibilità di andare in pensione per poi prolungare la sua agonia mantenendolo per qualche tempo al limite del livello minimo di sopravvivenza tramite l’elargizione di un magro sussidio di disoccupazione.

Non possiamo dubitare che dietro alle mosse del Governo, nonostante le apparenze contrarie, ci sia una strategia coerente, solida e lungimirante. Possiamo altresì essere certi che questa strategia si rivelerà inaspettata e sorprendente, poiché gli stessi Ministri lo hanno promesso apertamente. Pur non avendo per ora la possibilità di uscire dal campo delle semplici illazioni, ci sentiamo di azzardare un’ipotesi suggestiva: la soluzione al problema della carenza di lavoro è la soppressione fisica del disoccupato. – Continua a leggere >

HAL 9000

Oggi la Corte Costituzionale ha negato a 50 milioni di italiani il diritto di scegliere come eleggere i loro rappresentanti, lasciando nelle mani di quelli attualmente in carica il compito di riformare la legge elettorale.

Quegli stessi rappresentanti eletti con la legge elettorale che gli italiani non potranno abrogare hanno nello stesso giorno abusato –per l’ennesima volta– di un loro potere interferendo indebitamente con il lavoro della magistratura che indaga –per l’ennesima volta– su uno di loro.

Forse tra non molto tempo questi stessi individui si vanteranno di aver aiutato il Governo Monti ad allontanare il Paese dal baratro, e si presenteranno alle prossime elezioni come salvatori della Patria. A quel punto sarà particolarmente importante rinfrescare la memoria con l’ausilio delle Pudenda di Bue punto zero.

In tutto questo trambusto, però, è passata in secondo piano un’importante ricorrenza: oggi HAL 9000 compie vent’anni. Se volete fargli gli auguri lo trovate qui.

Messaggio promozionale

Genuflex compresse, raccomandato dalla Conferenza Episcopale Italiana

Cartolina di Natale

Ci sono certamente molte cose che noi meridionali possiamo imparare dai Paesi del nord. Quest’anno ad esempio in Lapponia l’orgoglio cèrvide ha dato il meglio di sé: le renne di Babbo Natale, stufe di lavorare a progetto, si sono impegnate in una vertenza che si è protratta per tutto il giorno della vigilia, e che si è conclusa con un nulla di fatto. Compatte hanno allora optato per questa efficace forma di protesta.

Orgoglio cervide

Pudenda #8

  1. Francesco Aracri
  2. Sabatino Aracu
  3. Antonio Azzollini
  4. Gianfranco Conte
  5. Gennaro Coronella
  6. Vincenzo Gibiino
  7. Giorgio Lainati
  8. Paola Pelino
  9. Giuseppe Scalera
  10. Roberto Tortoli

Fino a non molto tempo fa, questi onorevoli deputati votavano compatti la fiducia al Governo Berlusconi. Le sorti del Paese sono tuttora nelle loro mani, quindi non ci resta che sperare che al più presto, in un modo o nell’altro, le Camere vengano sciolte. Nel frattempo le Pudenda di Bue punto zero continueranno implacabilmente ad arricchirsi di nuove vergogne.

Out & outing

Palazzo Lombardia, nuova sede della Regione

Oggi ricorre un mese dal giorno della liberazione di Palazzo Chigi dal priapismo, ma in quella stessa sera del 12 novembre 2011 un altro evento memorabile ha avuto come protagonista un personaggio politico di indiscusso rilievo: Roberto Formigoni. L’attuale Governatore del principale feudo di CL, di cui il nostro è esponente di spicco, eletto per la quarta volta consecutiva nonostante la legge vieti la rielezione dopo due mandati consecutivi, è quello che ha distrutto un bosco nel cuore di Milano, bene inalienabile del Comune, per fare spazio ad un grattacielo, il più alto d’Italia, nel quale dislocare i propri uffici, e che avendo preso molto sul serio la storia della torre di Babele ha precauzionalmente collocato sulla sua sommità una copia della statua della Madonnina benedetta dal cardinal Tettamanzi in persona; è quello che ha fatto eleggere come consigliere l’igienista mentale del Cavaliere grazie a centinaia di firme false; uomo pio al limite dell’integralismo, è tra i firmatari di una lettera aperta rivolta ai cattolici italiani per chiedere loro di sospendere ogni giudizio morale nei confronti dell’onorevole Silvio Berlusconi, a processo a Milano per concussione e prostituzione minorile nell’ambito di ricevimenti il cui appellativo (costituito da un’anafora, o meglio reduplicazione, forse onomatopeica) prima di entrare nel lessico comune come sinonimo di sobri dopocena in morigerata compagnia, era usato per designare violenza anale di gruppo.

Il nome di Formigoni era apparso in una lista di presunti cripto-omosessuali omofobi, della quale  a suo tempo Bue punto zero si era occupato, criticandone l’impostazione e soprattutto l’assenza di prove. Il commento del Governatore a proposito di tale lista era stato pacato: “Fantasie malate di personaggi inqualificabili, non perdete tempo a seguire queste sciocchezze estreme”

Un po’ meno pacato è apparso il gesto che Formigoni ha rivolto nella memorabile serata del 12 novembre ad alcuni contestatori: un pugno chiuso con il dito medio proteso verso l’alto dei cieli. Potrebbe sembrare un gesto osceno e volgare, ma essendo Formigoni un fervente cattolico, il suo gesto deve essere contestualizzato. E il contesto naturalmente non può che essere quello dei dettami evangelici, che il Governatore è chiamato dalla propria coscienza a rispettare scrupolosamente. Egli non si produrrebbe mai, specie in pubblico, in una violazione del comandamento che impone ai fedeli di amare i loro nemici, fare  del bene a coloro che li odiano e benedire coloro che li maledicono, e questa considerazione lascia intuire che il gesto che molti potrebbero considerare offensivo, per il suo autore sia al contrario da intendersi come un gesto di amorevole benedizione. Ma soprattutto Formigoni non può dimenticare, neanche per un attimo, neppure quando invita qualcuno a sottoporsi ad un atto di sodomia, di essere chiamato a fare agli altri ciò che vorrebbe che gli altri facessero a lui.

Sarebbe bastato attendere un paio di mesi e la prova mancante sarebbe stata fornita, con l’eleganza e la classe che lo contraddistinguono, dal Governatore in persona.

Sudore e bile

Fuochi d'artificio

Non ci si deve sorprendere se la manovra proposta dal governo lascia quasi tutti scontenti. Non è agli italiani che deve piacere, ma al Parlamento. E dall’attuale Parlamento, tuttora infestato dalla XVI legislatura, non può certamente uscire alcunché  di buono. La direttiva numero uno è non incidere troppo sugli interessi di Berlusconi e delle altre facoltose zecche che occupano buona parte degli scranni delle due Camere. Se poi si riesce a far approvare qualcosa che come effetto collaterale riesce anche a raddrizzare la barca, tanto di guadagnato. Già è un progresso se non ci sono in mezzo processi lunghi, prescrizioni brevi, bavagli, depenalizzazioni e affini.

Consultare le liste della vergogna è un passatempo a cui intanto tutti coloro che si apprestano a versare copiosamente i propri liquidi organici, come previsto dalla manovra, possono utilmente dedicarsi, meditando nel contempo nuovi ed efficaci metodi per liberarci dai nauseabondi parassiti. Tutti sono chiamati a fare sacrifici, dunque tutti devono collaborare. Anche i ministri del nuovo governo, i quali anzi dovrebbero essere i primi a sacrificarsi per la Patria, purificandone il suolo attraverso l’aspersione dei propri umori. Ad esempio applicando il metodo dell’ex-ministro e ex-onorevole Diliberto: alla prossima seduta del Parlamento, fuochi d’artificio e un finale col botto per una degna conclusione delle celebrazioni per l’unità d’Italia.

Un panorama inquietante (quarta parte)

Leggi dall’inizio (prima parte)

Nelle precedenti puntate sono state esaminate alcune performance di note marionette rinvenute sull’edizione del settimanale Panorama anno XLIX numero 43. Ritengo utile rimarcare che la scelta di quello specifico numero non è stata fatta per la sua particolare rappresentatività: essa è avvenuta in maniera del tutto casuale. Si può immaginare che sfogliando qualunque altro numero precedente o successivo si sarebbero potuti trovare spunti altrettanto validi.

Del numero esaminato sono stati scelti gli articoli firmati dalle penne più note, ma molte altre pagine avrebbero meritato menzione, se non come casi da manuale, almeno come esempi significativi di disonestà e servilismo verso il padrone. Due articoli, che appaiono a breve distanza l’uno dall’altro, titolano rispettivamente “La ragnatela di affari e il mondo segreto dell’amico di D’Alema” e “Il marito ingombrante di Anna la giustiziera”. Mettere in evidenza, nel titolo di un articolo, il nome di una persona che non è il soggetto dell’articolo può sembrare semplicemente indice di cattivo giornalismo. Ma considerando che appena un mese prima aveva generato aspre critiche un articolo che Panorama aveva dedicato alla moglie di Bossi, si può intuire che il metodo per tenere in riga gli alleati lasciando intendere che i loro amici e parenti sono tenuti sotto stretta sorveglianza, già collaudato con l’inseparabile Lumbard, ha trovato una nuova applicazione sugli onorevoli D’Alema e Finocchiaro.

Merita ancora una menzione la rubrica “Indiscreto” che contiene un breve articolo intitolato “Gustavo, indignado in cashmere”. Al suo interno sono riportate alcune dichiarazioni di Gustavo Zagrebelsky relative ad intercettazioni (afferma che sono utili per giudicare il ceto politico), ipotesi sulla fine di Berlusconi (“finirà come Craxi”), abuso di decreti (accosta il governo Berlusconi alla Germania del 1933). Invece di commentare nel merito le affermazioni del giurista (si può essere d’accordo come no, ovviamente), l’insipido servo si limita a definirlo “il guru degli indignados in cashmere”, quasi che tale espressione sottintendesse un ossimoro. L’intento neanche tanto mascherato è quello di suggerire l’idea che una persona perbene non dovrebbe indignarsi, e che gli indignados possano essere credibili solo se circolano a petto nudo. Mentre al contrario in certi casi l’indignazione è, più che un diritto, un dovere civico.

Giunti a questo punto, possiamo finalmente arrivare alla formulazione del problema. Il problema è che oltre trecentomila persone ogni settimana acquistano una copia di questa ignobile rivista. Difficile pensare che lo facciano per tenersi aggiornati sulle ultime tendenze della prostituzione intellettuale. Il fatto che Panorama sia il settimanale di attualità e politica più letto in Italia è uno di quegli elementi che inducono a sospettare che siamo tuttora fermi al punto zero, e che ci resteremo a lungo. Ciò nonostante –anzi proprio per questo– è importante che si continui a puntare il dito pubblicamente contro tutti i prostituti che quotidianamente dalle televisioni e dalla carta stampata continuano a confondere e deformare la realtà a beneficio del loro padrone. Essere neutrali non è un’opzione: chi si dichiara neutrale implicitamente si schiera dalla parte del più forte. Per questo confido con questi articoli di essere riuscito ad instillare un po’ di genuino disprezzo nei confronti dei servi di cui ho scritto e dei loro consimili, ed auspico che i miei lettori condividano con me l’ardita, oltraggiosa speranza che questi individui, esecrati da ogni cittadino civile, aborriti dagli editori e dai lettori tutti, si possano tra qualche tempo incontrare seduti su un marciapiede, laceri e sudici, intenti a mendicare ai passanti qualche spicciolo o un pezzo di pane.

Non effettua fermate intermedie

[Questo breve delirio, che Bue punto zero offre ai suoi lettori per concedere loro qualche minuto di svago, è dedicato a quella parte della mandria che frequenta quotidianamente i carri bestiame circolanti sul territorio nazionale.]

Sono stato tra gli ultimi a salire: per questo motivo non ho ancora trovato un posto a sedere. Quando la porta, sbuffando e cigolando, si è chiusa alle mie spalle e il treno con un sussulto ha dato avvio alla sua corsa, istintivamente ho iniziato a percorrere le carrozze in avanti, secondo il senso di marcia del convoglio. Incontrando molti passeggeri che nei corridoi intasati procedevano ansimando in direzione contraria alla mia sulle prime ebbi il sospetto che quella scelta fosse sbagliata. Presto tuttavia mi convinsi che non avrebbe fatto alcuna differenza. Non tornerò indietro.

Per chi è costretto a trascorrerlo in piedi il viaggio è assai duro, e neppure i finestrini, chiusi e sigillati, possono offrire conforto al passeggero esausto e madido. La nebbia spesso appare come un panno grigio steso sul vetro, e quando si solleva lascia intravedere solo una pianura sterminata e brulla. Allora il sole che brucia le zolle e gli sterpi e si abbatte feroce sulle lamiere del convoglio, arroventandole, fa subito rimpiangere la nebbia, e accende il desiderio di uno spiraglio da cui attingere una boccata d’aria asciutta. La notte invece il finestrino si trasforma in un flebile, indecifrabile specchio, e bisogna sperare in un guasto all’impianto di illuminazione per poter osservare un cielo scuro senza stelle. Neppure nelle cuccette è possibile spegnere la luce. Per motivi di sicurezza, dicono.

Ciascun vagone letto è sorvegliato da un addetto in divisa che controlla con rigore il rispetto dei tempi. Non più di sei ore per ogni turno di riposo può sembrare poco, ma è in primo luogo la rigidità di questo limite ad offrire l’opportunità a tutti coloro che hanno bisogno di un giaciglio di accedervi senza tempi di attesa interminabili. Non sempre la sorte si mostra favorevole fin da subito, e può capitare che convenga proseguire sperando di trovare qualche carrozza più avanti una cuccetta libera, o almeno una lista di attesa di lunghezza più ragionevole. Per chi al calar della notte non ha ancora trovato una sistemazione stabile, inoltre, proprio la scarsità di posti a sedere si può tramutare in un inaspettato vantaggio. Coloro che se ne sono conquistato uno infatti lo abbandonano solo per il tempo strettamente necessario per recarsi nella carrozza ristorante o al gabinetto, e di notte non se ne allontanano per timore di trovarlo occupato da altri al loro ritorno. Raramente, da quando il viaggio è iniziato, mi è capitato di passare la notte in piedi.

Spesso controllo la tasca per assicurarmi di avere il biglietto a portata di mano. Ancora nessuno me lo ha chiesto, per cui non sono affatto sicuro di essere in regola. Nella biglietteria la confusione era tale che a fatica riuscivo a raccogliere brandelli di parole pronunciate da un inserviente che sembrava articolare una lingua a me sconosciuta, e la fretta mi ha impedito di soffermarmi a puntualizzare. A causa di ciò, ora sono assillato da frequenti dubbi. Quello che è certo è che non posso fermarmi in prima classe. Per precauzione non utilizzo mai neppure i servizi igienici delle carrozze di prima, anche se a quanto si dice non vi è alcuna regola che lo vieti. Per lo stesso eccesso di cautela probabilmente molti altri passeggeri vi rinunciano, e quindi non è inusuale trovarli liberi e in ordine, così invitanti che devo fare uno sforzo su me stesso per trattenermi dall’utilizzarli. Molti di essi sono dotati anche di una doccia, oltre che di un grande specchio, di sapone e di carta asciugamani.

Nonostante tutto non ho ancora perso la speranza e continuo a percorrere il treno, carrozza dopo carrozza, in cerca di un posto a sedere. A volte quelli già occupati si liberano. È necessario avere un po’ di fortuna e arrivare nel momento giusto. Mi è capitato di attraversare un vagone mentre il controllore stava contestando ad un passeggero la regolarità del suo biglietto. Il passeggero ora urlava, ora supplicava, ora piangeva. In questi casi passo oltre, cercando di non dare nell’occhio. Da un lato vorrei fermarmi e attendere che il posto si liberi. Dall’altro però temo che il controllore mi noti, e soprattutto temo di scoprire ciò che accade al passeggero irregolare. Tutto ciò che so è che il treno non effettua fermate intermedie, e questo mi basta.