Pudenda #7

  1. Maurizio Bianconi
  2. Donato Bruno
  3. Nicolò Cristaldi
  4. Giovanni Dell’Elce
  5. Benedetto Francesco Fucci
  6. Maurizio Iapicca
  7. Barbara Mannucci
  8. Lorena Milanato
  9. Alessandro Pagano
  10. Stefano Saglia

Fosse per loro, Berlusconi e i suoi squallidi ministri sarebbero ancora al governo. Ora però nove deputati su dieci appoggiano il governo Monti, e otto italiani su dieci, stando ai sondaggi, lo giudicano positivamente.

Sarà che, dopo Berlusconi, a Palazzo Chigi anche una mandria di bufali avrebbe fatto un figurone. Ma se un governo messo in piedi in pochi giorni con il dichiarato obiettivo di imporre a tutti sacrifici da un tizio che fino a due settimane fa era ai più un perfetto sconosciuto riscuote così larghi consensi, mentre del precedente governo nominato sulla base di una compatta maggioranza suffragata dalle urne quasi tutti pensano che la cosa migliore che abbia fatto è togliersi di mezzo, non potrebbe forse nascere il sospetto che la democrazia sia una boiata pazzesca?

(Non sai che cosa sono le Pudenda? Riparti dall’inizio)

Avanti il prossimo

Il segretario del Pd, tale Pier Luigi Bersani, a proposito delle dimissioni dell’onorevole Berlusconi ha affermato testualmente: “È il Partito Democratico che l’ha mandato a casa”. Ci dispiace mettere in dubbio le granitiche certezze del segretario; purtuttavia alcune recenti vicende legate all’ambiente parlamentare potrebbero condurre i sospetti verso un altro responsabile.

Come già abbiamo rilevato, pochi giorni dopo la pubblicazione delle Pudenda numero cinque Gabriella Carlucci, il cui nome era ivi contenuto, ha abbandonato il Pdl, ed è noto che a causa di questa ed altre defezioni due giorni dopo Berlusconi si è ritrovato senza una maggioranza alla Camera.

Si potrebbe pensare ad una coincidenza fortuita. Ma a questo gustoso episodio se ne è subito aggiunto un altro: riguarda il deputato Amedeo Laboccetta, il quale il giorno 10 novembre 2011 ha avuto un incontro ravvicinato con la Guardia di Finanza, in conseguenza del quale si presume che sarà iscritto nel registro degli indagati. Lo stesso giorno 10 novembre il nome di Laboccetta era apparso, vergogna delle vergogne, nelle Pudenda numero sei di Bue punto zero.

Giunti a questo punto, abbiamo qualcosa di più di un semplice indizio. L’identikit del responsabile della caduta del Governo Berlusconi potrebbe includere un grande paio di corna. Tra non molto sarà pubblicata una nuova lista: vediamo chi sarà il prossimo.

Patente di Giuda

Come potete vedere, Bue punto zero mantiene ciò che promette.

Premesso che la figura di Giuda può essere oggetto di diverse interpretazioni, in questo contesto vogliamo assegnarle un significato ben definito e delimitato: non quello più popolare, ma poco pregnante, di traditore; l’Iscariota è stato scelto come emblema di una persona esecrabile che compie una singola azione utile e meritoria, foriera di conseguenze dalla portata storica, senza che questo la redima, ma anzi la renda ancora più esecrabile.

Patente di Giuda

L’attestazione di questa qualifica è riservata a coloro che, dopo una vita di incondizionato sostegno al cavaliere Silvio Berlusconi e ai suoi governi, un attimo prima del probabile tracollo lo hanno abbandonato, accelerando così il tracollo stesso.

A costoro non va la nostra gratitudine, ma il più viscerale disprezzo.

Gabriella Carlucci: patente di Giuda

Pudenda #6

  1. Stefano Allasia
  2. Francesco Colucci
  3. Marco Desiderati
  4. Amedeo Laboccetta
  5. Dore Misuraca
  6. Gianni Mancuso
  7. Emanuela Munerato
  8. Manuela Repetti
  9. Pierguido Vanalli
  10. Giacomo Stucchi

La pur notevole astensione di pochi dissidenti nel voto dell’8 novembre ha messo in ombra un fatto quantomai deprecabile: 308 dico trecentootto parlamentari (va be’, facciamo trecentosette, senza contare Berlusconi) hanno insistito nell’appoggiare l’attuale governo-zombi, attirando su di sé una nuova traboccante dose di vergogna. Dieci di essi sono da oggi insigniti del disonore delle Pudenda di Bue punto zero. Non dimenticate i loro nomi.

Articoli correlati

All’arrembaggio, miei topi!

Sarà una coincidenza, sarà un segno del destino, sarà che Bue punto zero ha un potere che non credeva di possedere. Ma il quinto giorno dopo la pubblicazione delle pudenda dei Vip, contenente il nome di Gabriella Carlucci, la soubrette ha preso il coraggio a quattro zampette ed è saltata dalla malconcia cannoniera del Pdl all’arrembaggio dello zatterone dell’Udc, seguendo le orme dei colleghi Bonciani e D’Ippolito che avevano fatto il balzo poco prima. Non è bastata a trattenerla la sconfinata ammirazione per la potenza sessuale Premier, che aveva espresso in forme come questa. Dato il tenore delle dichiarazioni rilasciate, ci si potrebbe aspettare che l’equipaggio dello zatterone, armato di ramazze e bastoni, si stia in questo momento prodigando in una spasmodica caccia al sorcio. Putroppo le cose probabilmente non stanno andando in questo modo. Anzi, all’Udc si staranno preparando ad accogliere e ospitare altre ondate di famelici roditori.

A questo punto l’iniziativa delle Pudenda risulta ancora più urgente e necessaria. Il titolo di voltagabbana non cancella la vergogna, ma se possibile la accresce. I nomi dei sorci non saranno rimossi dalle liste, ma saranno insigniti di una speciale qualifica: la patente di Giuda.

Pudenda #5 – Vip Edition

  1. Gian Carlo Abelli
  2. Margherita Boniver
  3. Raffaele Calabrò
  4. Gabriella Carlucci
  5. Giuseppe Ciarrapico
  6. Ombretta Colli
  7. Marcello Dell’Utri
  8. Manuela Di Centa
  9. Lamberto Dini
  10. Marcello Pera

Per celebrare la ricorrenza odierna, questa volta non pubblichiamo la solita lista di parlamentari sconosciuti o semisconosciuti. Oggi è la volta dei Vip. Anche se i loro nomi vi sono già noti può essere utile ripercorrere le loro gesta, che in alcuni casi risalgono addirittura alla Prima Repubblica (per iniziare potete cliccare sui cognomi in rosso. Avvertenza: la lettura può causare bruciori di stomaco, sbalzi d’umore, scatti d’ira). Se poi dovesse capitarvi di partecipare a qualche evento o manifestazione pubblica in cui fossero invitati questi illustri concittadini, non dimenticate di portare gli ortaggi.

Articoli correlati

Pudenda #4

  1. Battista Caligiuri
  2. Giuseppe Esposito
  3. Renato Farina
  4. Antonino Foti
  5. Giuseppe Leoni
  6. Eugenio Minasso
  7. Settimo  Nizzi
  8. Lorenzo Piccioni
  9. Mariarosaria Rossi
  10. Roberto Speciale

Che cosa ce ne facciamo di questa lista? vi chiederete. Be’, in primo luogo dovreste leggerla. In secondo luogo, rileggerla con più attenzione per fissare i nomi nella memoria. Terzo, provare vergogna. Quarto, contribuire a diffonderla assieme alle istruzioni qui fornite.

Nient’altro? Se volete, potete aggiungere altre iniziative di vostra invenzione. Come ho spiegato in precedenti occasioni, queste Pudenda hanno come scopo essenziale quello di far conoscere al maggior numero possibile di persone i nomi ivi contenuti, che ai più risultano, in base ai rigorosi test effettuati, del tutto ignoti. Ciascuno potrà poi farne l’uso che vuole, rispondendone esclusivamente alla propria coscienza. Ad esempio potreste invitarli a cena, specie se siete pessimi cuochi, reperendo i necessari contatti in questo sito istituzionale.

Per saperne di più, leggi gli articoli correlati.

Abbiate fiducia (Pudenda #3)

  1. Lucio Barani
  2. Sandro Biasotti
  3. Sabrina De Camillis
  4. Antonio Distaso
  5. Eraldo Isidori
  6. Antonio Milo
  7. Nicola Molteni
  8. Carmelo Porcu
  9. Americo Porfidia
  10. Erica Rivolta

A loro la fiducia non manca, anzi ne hanno da vendere.

Abbiate fiducia anche voi, e soprattutto sostenete l’iniziativa di Bue punto zero.

Il bue e l’asino

Forze dell'Ordine

Il Popolo è sovrano. Una volta che ha scelto di delegare a qualcuno il governo del Paese, costui deve essere libero da qualunque vincolo. Una limitazione posta a lui è una limitazione posta al Popolo, che perderebbe così la sua sovranità.

Questo è, in sintesi, il pensiero di chi ci governa oggi [ottobre 2011, NdR]. Secondo questo pensiero, chi critica o si oppone al Governo si presenta come traditore del Popolo. Un’opposizione dura è criminalizzata, un’opposizione fiacca è derisa, un’opposizione mediocre non è neppure degna di essere considerata.

Date queste premesse, è evidente quanto sia difficile la vita di chi persegue una via pacifica di contrasto al Governo. Ma quali sono le alternative? Le istituzioni, comprensibilmente, fanno il possibile per scoraggiare le soluzioni non pacifiche ai problemi sociali. Il principale deterrente è costituito dalle Forze dell’Ordine, a cui viene affidato il compito di proteggere persone e cose da azioni violente. Esse si compongono in gran parte di padri di famiglia che cercano di guadagnarsi il pane in modo onesto e utile, e la cui unica colpa è essere agli ordini di un Governo corrotto dagli interessi personali di un’infida oligarchia giunta al potere a suon di menzogne. Questi servitori dello Stato, schierati e imbardati nella loro tenuta antisommossa, sanno bene che il vero nemico non è quello che hanno di fronte, ma quello che si trova alle loro spalle, asserragliato nei suoi palazzi. Tuttavia non possono permettersi così alla leggera di tradire il loro mandato, ammutinandosi e unendosi alla folla dei manifestanti. Sono ostaggi del potere, scudi umani posti a salvaguardia della corruzione. Allo stesso modo anche i manifestanti sanno, o dovrebbero sapere, che quelle corazze nascondono persone che sono vittime dello stesso male contro cui essi manifestano.

Una soluzione pacifica, fortunatamente, sembra a portata di mano. Ma non dobbiamo illuderci. Dobbiamo pensare ad un “piano b” che eviti alle Forze dell’Ordine il dilemma etico dell’ammutinamento, un piano che permetta di salvare capra e cavoli. La cosa è possibile. Potrebbero essere necessari un coordinamento e una prontezza da flash-mob che il Web 2.0 può senz’altro contribuire a raggiungere.

In altre occasioni ho cercato di essere ottimista, ma è ora d’uopo, per illustrare il discorso, esplorare nuovi scenari.

Il Governo non cade. Berlusconi, rinunciando temporaneamente a spese voluttuarie, dà fondo alle sue liquidità, e poco alla volta riconquista una larga maggioranza in Parlamento. Quando è certo di poter affondare il colpo, fa mettere all’ordine del giorno una nuova legge per garantirsi l’impunità, non solo in questo o quel processo, ma in tutti quelli presenti e futuri. Il Presidente della Repubblica, poverino, intanto ha avuto qualche problema di salute. Niente di grave, ma alla sua età bisogna riguardarsi. Così il Presidente del Senato ne fa temporaneamente le veci, pronto a firmare istantaneamente qualunque testo gli venga sottoposto, senza neppure leggerlo. Già passata con successo al Senato, la legge attende solo l’approvazione definitiva della Camera. L’opposizione, ridotta all’osso, si ritrova del tutto impotente, e abbandona l’aula come inutile, estremo segno di protesta.

In piazza Monte Citorio però si raduna una grande folla di cittadini provenienti da ogni parte d’Italia in rappresentanza dell’intero Paese. La manifestazione non è autorizzata, ma si compone con disciplina e senza tumulti. Uno spesso cordone di Forze dell’Ordine in tenuta antisommossa circonda il maestoso edificio dove i depuForze dell'Ordinetati si apprestano ad esprimere il loro voto. L’ordine di disperdere la folla non è ancora stato dato, ma potrebbe arrivare da un momento all’altro, al primo gesto minaccioso. Il silenzio, in una piazza stipata di gente, è irreale, e rende la tensione ancora più sfibrante. L’obelisco che fronteggia il palazzo è il muto gnomone di una gigantesca meridiana che sta per segnare l’ora fatidica.

Nell’Aula si dà inizio alle operazioni di voto. Fuori non vola una mosca, nessuno osa respirare, l’aria sembra di ghiaccio. Ma in un istante il silenzio viene squarciato: un ragazzo dall’espressione sbalordita è salito sulla base di un lampione e aggrappato ad esso con una mano protende l’altra verso il cielo, indicando un punto al di sopra dei tetti della Città Eterna che iniziano a tingersi dei colori del tramonto. ─Guardate!─ urla con tutto il fiato che ha in corpo, ─Un asino che vola!─.

A quel grido centinaia di caschi si scuotono, gli scudi si abbassano, le visiere di plastica si sollevano, e nel silenzio nel quale è ripiombata la piazza si ode un brusio di “Dove? Dove?”. Ed ecco che, quatte quatte, centinaia e centinaia di persone sfilano silenziose in punta di piedi, le ginocchia un po’ piegate, il busto leggermente chinato in avanti, tra le maglie improvvisamente allentate del cordone di protezione.

E, una volta varcata la soglia del palazzo, giù pacche sulle spalle, strette di mano, baci, abbracci, collane di fiori, canti e danze festose. O forse no, ma, se il Popolo è sovrano, qualunque cosa decida di fare in quel momento la accetteremo con indulgenza e distacco.

Pudenda #2

  1. Giorgio Bornacin
  2. Maurizio Del Tenno
  3. Agostino Ghiglia
  4. Paola Goisis
  5. Ugo Lisi
  6. Salvatore Mazzaracchio
  7. Guglielmo Picchi
  8. Oreste Tofani
  9. Piergiorgio Stiffoni
  10. Valentino Valentini

Se li conoscete, sapete già che sarebbe bene, per quanto possibile, evitare la loro compagnia. Altrimenti potrete appagare la vostra curiosità leggendo la prima di queste deplorevoli liste.