Sudore e bile

Fuochi d'artificio

Non ci si deve sorprendere se la manovra proposta dal governo lascia quasi tutti scontenti. Non è agli italiani che deve piacere, ma al Parlamento. E dall’attuale Parlamento, tuttora infestato dalla XVI legislatura, non può certamente uscire alcunché  di buono. La direttiva numero uno è non incidere troppo sugli interessi di Berlusconi e delle altre facoltose zecche che occupano buona parte degli scranni delle due Camere. Se poi si riesce a far approvare qualcosa che come effetto collaterale riesce anche a raddrizzare la barca, tanto di guadagnato. Già è un progresso se non ci sono in mezzo processi lunghi, prescrizioni brevi, bavagli, depenalizzazioni e affini.

Consultare le liste della vergogna è un passatempo a cui intanto tutti coloro che si apprestano a versare copiosamente i propri liquidi organici, come previsto dalla manovra, possono utilmente dedicarsi, meditando nel contempo nuovi ed efficaci metodi per liberarci dai nauseabondi parassiti. Tutti sono chiamati a fare sacrifici, dunque tutti devono collaborare. Anche i ministri del nuovo governo, i quali anzi dovrebbero essere i primi a sacrificarsi per la Patria, purificandone il suolo attraverso l’aspersione dei propri umori. Ad esempio applicando il metodo dell’ex-ministro e ex-onorevole Diliberto: alla prossima seduta del Parlamento, fuochi d’artificio e un finale col botto per una degna conclusione delle celebrazioni per l’unità d’Italia.

Un panorama inquietante (quarta parte)

Leggi dall’inizio (prima parte)

Nelle precedenti puntate sono state esaminate alcune performance di note marionette rinvenute sull’edizione del settimanale Panorama anno XLIX numero 43. Ritengo utile rimarcare che la scelta di quello specifico numero non è stata fatta per la sua particolare rappresentatività: essa è avvenuta in maniera del tutto casuale. Si può immaginare che sfogliando qualunque altro numero precedente o successivo si sarebbero potuti trovare spunti altrettanto validi.

Del numero esaminato sono stati scelti gli articoli firmati dalle penne più note, ma molte altre pagine avrebbero meritato menzione, se non come casi da manuale, almeno come esempi significativi di disonestà e servilismo verso il padrone. Due articoli, che appaiono a breve distanza l’uno dall’altro, titolano rispettivamente “La ragnatela di affari e il mondo segreto dell’amico di D’Alema” e “Il marito ingombrante di Anna la giustiziera”. Mettere in evidenza, nel titolo di un articolo, il nome di una persona che non è il soggetto dell’articolo può sembrare semplicemente indice di cattivo giornalismo. Ma considerando che appena un mese prima aveva generato aspre critiche un articolo che Panorama aveva dedicato alla moglie di Bossi, si può intuire che il metodo per tenere in riga gli alleati lasciando intendere che i loro amici e parenti sono tenuti sotto stretta sorveglianza, già collaudato con l’inseparabile Lumbard, ha trovato una nuova applicazione sugli onorevoli D’Alema e Finocchiaro.

Merita ancora una menzione la rubrica “Indiscreto” che contiene un breve articolo intitolato “Gustavo, indignado in cashmere”. Al suo interno sono riportate alcune dichiarazioni di Gustavo Zagrebelsky relative ad intercettazioni (afferma che sono utili per giudicare il ceto politico), ipotesi sulla fine di Berlusconi (“finirà come Craxi”), abuso di decreti (accosta il governo Berlusconi alla Germania del 1933). Invece di commentare nel merito le affermazioni del giurista (si può essere d’accordo come no, ovviamente), l’insipido servo si limita a definirlo “il guru degli indignados in cashmere”, quasi che tale espressione sottintendesse un ossimoro. L’intento neanche tanto mascherato è quello di suggerire l’idea che una persona perbene non dovrebbe indignarsi, e che gli indignados possano essere credibili solo se circolano a petto nudo. Mentre al contrario in certi casi l’indignazione è, più che un diritto, un dovere civico.

Giunti a questo punto, possiamo finalmente arrivare alla formulazione del problema. Il problema è che oltre trecentomila persone ogni settimana acquistano una copia di questa ignobile rivista. Difficile pensare che lo facciano per tenersi aggiornati sulle ultime tendenze della prostituzione intellettuale. Il fatto che Panorama sia il settimanale di attualità e politica più letto in Italia è uno di quegli elementi che inducono a sospettare che siamo tuttora fermi al punto zero, e che ci resteremo a lungo. Ciò nonostante –anzi proprio per questo– è importante che si continui a puntare il dito pubblicamente contro tutti i prostituti che quotidianamente dalle televisioni e dalla carta stampata continuano a confondere e deformare la realtà a beneficio del loro padrone. Essere neutrali non è un’opzione: chi si dichiara neutrale implicitamente si schiera dalla parte del più forte. Per questo confido con questi articoli di essere riuscito ad instillare un po’ di genuino disprezzo nei confronti dei servi di cui ho scritto e dei loro consimili, ed auspico che i miei lettori condividano con me l’ardita, oltraggiosa speranza che questi individui, esecrati da ogni cittadino civile, aborriti dagli editori e dai lettori tutti, si possano tra qualche tempo incontrare seduti su un marciapiede, laceri e sudici, intenti a mendicare ai passanti qualche spicciolo o un pezzo di pane.

Avanti il prossimo

Il segretario del Pd, tale Pier Luigi Bersani, a proposito delle dimissioni dell’onorevole Berlusconi ha affermato testualmente: “È il Partito Democratico che l’ha mandato a casa”. Ci dispiace mettere in dubbio le granitiche certezze del segretario; purtuttavia alcune recenti vicende legate all’ambiente parlamentare potrebbero condurre i sospetti verso un altro responsabile.

Come già abbiamo rilevato, pochi giorni dopo la pubblicazione delle Pudenda numero cinque Gabriella Carlucci, il cui nome era ivi contenuto, ha abbandonato il Pdl, ed è noto che a causa di questa ed altre defezioni due giorni dopo Berlusconi si è ritrovato senza una maggioranza alla Camera.

Si potrebbe pensare ad una coincidenza fortuita. Ma a questo gustoso episodio se ne è subito aggiunto un altro: riguarda il deputato Amedeo Laboccetta, il quale il giorno 10 novembre 2011 ha avuto un incontro ravvicinato con la Guardia di Finanza, in conseguenza del quale si presume che sarà iscritto nel registro degli indagati. Lo stesso giorno 10 novembre il nome di Laboccetta era apparso, vergogna delle vergogne, nelle Pudenda numero sei di Bue punto zero.

Giunti a questo punto, abbiamo qualcosa di più di un semplice indizio. L’identikit del responsabile della caduta del Governo Berlusconi potrebbe includere un grande paio di corna. Tra non molto sarà pubblicata una nuova lista: vediamo chi sarà il prossimo.

All’arrembaggio, miei topi!

Sarà una coincidenza, sarà un segno del destino, sarà che Bue punto zero ha un potere che non credeva di possedere. Ma il quinto giorno dopo la pubblicazione delle pudenda dei Vip, contenente il nome di Gabriella Carlucci, la soubrette ha preso il coraggio a quattro zampette ed è saltata dalla malconcia cannoniera del Pdl all’arrembaggio dello zatterone dell’Udc, seguendo le orme dei colleghi Bonciani e D’Ippolito che avevano fatto il balzo poco prima. Non è bastata a trattenerla la sconfinata ammirazione per la potenza sessuale Premier, che aveva espresso in forme come questa. Dato il tenore delle dichiarazioni rilasciate, ci si potrebbe aspettare che l’equipaggio dello zatterone, armato di ramazze e bastoni, si stia in questo momento prodigando in una spasmodica caccia al sorcio. Putroppo le cose probabilmente non stanno andando in questo modo. Anzi, all’Udc si staranno preparando ad accogliere e ospitare altre ondate di famelici roditori.

A questo punto l’iniziativa delle Pudenda risulta ancora più urgente e necessaria. Il titolo di voltagabbana non cancella la vergogna, ma se possibile la accresce. I nomi dei sorci non saranno rimossi dalle liste, ma saranno insigniti di una speciale qualifica: la patente di Giuda.

Auguri

Bue punto zero compie un mese. Il governo non è ancora caduto, ma forse c’è andato vicino. Niente male come inizio. Speriamo che la perseveranza venga premiata, e che magari il Premier, se proprio non intende fare un passo indietro, faccia almeno un passo falso.

Per celebrare la ricorrenza offriremmo volentieri una torta, ma purtroppo se la sono già mangiata tutta nell’articolo precedente. In ogni caso, tanti auguri ai nati il 28 settembre 2011.

Berlusconi faccia un passo indietro

È stato il tormentone politico dell’estate, e non accenna a smorzarsi. Anche se è un appello ormai logoro, per il bene della Nazione anche Bue punto zero si unisce al coro con il suo potente muggito. Coraggio, Presidente, faccia un passo indietro!

Berlusconi sull'orlo del baratro

Il bue e l’asino

Forze dell'Ordine

Il Popolo è sovrano. Una volta che ha scelto di delegare a qualcuno il governo del Paese, costui deve essere libero da qualunque vincolo. Una limitazione posta a lui è una limitazione posta al Popolo, che perderebbe così la sua sovranità.

Questo è, in sintesi, il pensiero di chi ci governa oggi [ottobre 2011, NdR]. Secondo questo pensiero, chi critica o si oppone al Governo si presenta come traditore del Popolo. Un’opposizione dura è criminalizzata, un’opposizione fiacca è derisa, un’opposizione mediocre non è neppure degna di essere considerata.

Date queste premesse, è evidente quanto sia difficile la vita di chi persegue una via pacifica di contrasto al Governo. Ma quali sono le alternative? Le istituzioni, comprensibilmente, fanno il possibile per scoraggiare le soluzioni non pacifiche ai problemi sociali. Il principale deterrente è costituito dalle Forze dell’Ordine, a cui viene affidato il compito di proteggere persone e cose da azioni violente. Esse si compongono in gran parte di padri di famiglia che cercano di guadagnarsi il pane in modo onesto e utile, e la cui unica colpa è essere agli ordini di un Governo corrotto dagli interessi personali di un’infida oligarchia giunta al potere a suon di menzogne. Questi servitori dello Stato, schierati e imbardati nella loro tenuta antisommossa, sanno bene che il vero nemico non è quello che hanno di fronte, ma quello che si trova alle loro spalle, asserragliato nei suoi palazzi. Tuttavia non possono permettersi così alla leggera di tradire il loro mandato, ammutinandosi e unendosi alla folla dei manifestanti. Sono ostaggi del potere, scudi umani posti a salvaguardia della corruzione. Allo stesso modo anche i manifestanti sanno, o dovrebbero sapere, che quelle corazze nascondono persone che sono vittime dello stesso male contro cui essi manifestano.

Una soluzione pacifica, fortunatamente, sembra a portata di mano. Ma non dobbiamo illuderci. Dobbiamo pensare ad un “piano b” che eviti alle Forze dell’Ordine il dilemma etico dell’ammutinamento, un piano che permetta di salvare capra e cavoli. La cosa è possibile. Potrebbero essere necessari un coordinamento e una prontezza da flash-mob che il Web 2.0 può senz’altro contribuire a raggiungere.

In altre occasioni ho cercato di essere ottimista, ma è ora d’uopo, per illustrare il discorso, esplorare nuovi scenari.

Il Governo non cade. Berlusconi, rinunciando temporaneamente a spese voluttuarie, dà fondo alle sue liquidità, e poco alla volta riconquista una larga maggioranza in Parlamento. Quando è certo di poter affondare il colpo, fa mettere all’ordine del giorno una nuova legge per garantirsi l’impunità, non solo in questo o quel processo, ma in tutti quelli presenti e futuri. Il Presidente della Repubblica, poverino, intanto ha avuto qualche problema di salute. Niente di grave, ma alla sua età bisogna riguardarsi. Così il Presidente del Senato ne fa temporaneamente le veci, pronto a firmare istantaneamente qualunque testo gli venga sottoposto, senza neppure leggerlo. Già passata con successo al Senato, la legge attende solo l’approvazione definitiva della Camera. L’opposizione, ridotta all’osso, si ritrova del tutto impotente, e abbandona l’aula come inutile, estremo segno di protesta.

In piazza Monte Citorio però si raduna una grande folla di cittadini provenienti da ogni parte d’Italia in rappresentanza dell’intero Paese. La manifestazione non è autorizzata, ma si compone con disciplina e senza tumulti. Uno spesso cordone di Forze dell’Ordine in tenuta antisommossa circonda il maestoso edificio dove i depuForze dell'Ordinetati si apprestano ad esprimere il loro voto. L’ordine di disperdere la folla non è ancora stato dato, ma potrebbe arrivare da un momento all’altro, al primo gesto minaccioso. Il silenzio, in una piazza stipata di gente, è irreale, e rende la tensione ancora più sfibrante. L’obelisco che fronteggia il palazzo è il muto gnomone di una gigantesca meridiana che sta per segnare l’ora fatidica.

Nell’Aula si dà inizio alle operazioni di voto. Fuori non vola una mosca, nessuno osa respirare, l’aria sembra di ghiaccio. Ma in un istante il silenzio viene squarciato: un ragazzo dall’espressione sbalordita è salito sulla base di un lampione e aggrappato ad esso con una mano protende l’altra verso il cielo, indicando un punto al di sopra dei tetti della Città Eterna che iniziano a tingersi dei colori del tramonto. ─Guardate!─ urla con tutto il fiato che ha in corpo, ─Un asino che vola!─.

A quel grido centinaia di caschi si scuotono, gli scudi si abbassano, le visiere di plastica si sollevano, e nel silenzio nel quale è ripiombata la piazza si ode un brusio di “Dove? Dove?”. Ed ecco che, quatte quatte, centinaia e centinaia di persone sfilano silenziose in punta di piedi, le ginocchia un po’ piegate, il busto leggermente chinato in avanti, tra le maglie improvvisamente allentate del cordone di protezione.

E, una volta varcata la soglia del palazzo, giù pacche sulle spalle, strette di mano, baci, abbracci, collane di fiori, canti e danze festose. O forse no, ma, se il Popolo è sovrano, qualunque cosa decida di fare in quel momento la accetteremo con indulgenza e distacco.

Iniziativa “liste della vergogna”, altrimenti dette “pudenda”

(NB: è disponibile una nuova pagina che presenta l’iniziativa in modo più articolato)

Il termine latino “pudenda”, gerundivo di pudeo (“ho vergogna”), è usato per indicare le cose di cui ci si deve vergognare. In epoche passate era costume tenere ben nascosto tal genere di cose, ma dai tempi dei latini molte abitudini sono cambiate, e oggi è al contrario assai comune che le pudenda vengano esposte in pubblico. Questa scelta può avere un effetto catartico, ed auspicabilmente potrebbe aiutare a far cadere il Governo [NB: questa proposizione era riferita al precedente governo Berlusconi: la caduta dell’attuale governo Monti resta comunque auspicabile come corollario allo scioglimento delle Camere]. Tutti possono utilmente partecipare a questa lubrica iniziativa.

I seguenti articoli includono alcune delle massime vergogne d’Italia assieme a spiegazioni dettagliate sugli obiettivi e sui metodi dell’iniziativa. Se gestisci un blog o qualunque altro tipo di sito Web, sei invitato a partecipare: non solo non costa nulla, ma in prigione troverai vitto e alloggio gratis (forse).

–> Pudenda #1 <– (la prima lista con annessa illustrazione dell’iniziativa)

–> Le liste della vergogna <– (approfondimento sugli obiettivi dell’iniziativa)

–> Pudenda #2 <–

–> Pudenda #3 <–

–> Pudenda #4 <–

–> Pudenda #5  <– (Vip Edition)

–> Topi all’arrembaggio <– (il primo successo di Bue punto zero)

–> Pudenda #6 <–

–> Pudenda #7 <–

–> Pudenda #8 <–

Le liste della vergogna

I segnali sono incoraggianti. Il malumore dopo tanto serpeggiare sta iniziando a camminare a quattro zampe. Soprattutto, il Premier ha giocato la carta che molti aspettavano con trepidazione, convinti che rappresentasse la sua ultima spiaggia e che la serbasse per utilizzarla solo quando si fosse trovato con le spalle al muro. Siamo ad un bivio: se “Forza Gnocca” vincerà alle prossime elezioni, le speranza che l’orgoglio bovino possa risollevarsi verrà definitivamente spazzata via.

Questa malaugurata ipotesi non è, purtroppo, così inverosimile. Berlusconi ha più vite di un Terminator, e quando sembra spacciato è capace di ricominciare a strisciare aggrappandosi con i denti alle gambe delle sedie. Ma, evitando per ora le suggestioni apocalittiche, cerchiamo di concentrarci sul qui e ora, e di essere per quanto possibile ottimisti: tra gli scenari che si prospettano, quali sono quelli che includono soluzioni pacifiche ai problemi più impellenti?

Una risposta si trova nell’articolo 88 della Costituzione: “Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere”. È molto semplice. Napolitano chiama Fini e gli dice: “Buongiorno, onorevole, come va? Volevo sentirla”. Dopo un po’ di convenevoli lo saluta e riattacca. Poi chiama Schifani  (lavoro sporco, quello del Presidente della Repubblica, ma qualcuno deve pur farlo) e ripete lo stesso copione. “Lieto di averla sentita”, conclude. Poi chiede ai suoi collaboratori di smazzarsi tutta la parte burocratica, mette qualche firma vicino alle crocette, e via: le vergogne sono sciolte come neve al sole.

Purtroppo il Capo dello Stato ha già lasciato intendere di non essere propenso a percorrere questa strada. La speranza è l’ultima a morire, e quindi ci seppellirà tutti.

L’altra soluzione non proprio pacifica ma quasi è l’implosione del Governo e della maggioranza che lo sostiene. Su questo aspetto, dicevo, si notano segnali incoraggianti. Ci sono senza dubbio molti motivi per cui gli onorevoli che sostengono il governo dovrebbero sentirsi sotto pressione. Ciascuno sta cercando capire quale sia il momento giusto per saltare giù dalla nave che affonda, e non è facile: il rischio di prendere l’iniziativa troppo presto o troppo tardi, con conseguenze disastrose per il suo futuro, è notevole. Uno stress del genere può portare a sbalzi d’umore, risposte sgarbate, litigi per motivi futili e altre cose minime che possono però ingigantirsi e auto-alimentarsi fino ad incendiare il clima. A questo punto chiediamoci: che cosa possiamo fare per accrescere questa pressione, per aumentare lo stress e facilitare il collasso della maggioranza?

L’iniziativa che dà il titolo a questo articolo nasce da qui, ed è l’ambiziosa ma naturale estensione di quella che ho proposto precedentemente. Alle intenzioni già espresse, si aggiunge quella di far sentire sul collo di ciascuno di loro singolarmente e personalmente il fiato del maggior numero possibile di cittadini. Ci sono ovviamente già tantissime lodevoli iniziative, gran parte delle quali pacifiche, che mirano a contrastare l’azione di questa maggioranza. Sistematicamente essa se ne fa crasse risate, perché si sente al sicuro e ritiene, sotto sotto, che la cosa non la riguardi. Ma se si consolidasse l’abitudine di additarli all’opinione pubblica uno per uno, forse la convinzione che il Parlamento sia il posto ideale dove un poco di buono o aspirante tale può trovare tranquillità nascondendosi e mimetizzandosi in mezzo a tanti altri consimili potrebbe giungere rapidamente al tramonto.

Siamo ad un bivio. Da una parte c’è Forza Gnocca. Dall’altra l’ignoto. Se preferite la seconda opzione, e se gli obiettivi che ho esposto vi sembrano condivisibili (non importa se vi sembrano anche realizzabili), vi invito ad unirvi a questa iniziativa. Non dovete fare altro che pubblicare dove vi è possibile (blog, forum, social network, eccetera) una breve lista simile a questa, possibilmente scegliendo nomi diversi e aggiungendo eventualmente un link a Bue punto zero per le spiegazioni; potete anche segnalare la vostra adesione con un pingback o un commento manuale a questo articolo. Se non avete modo di partecipare attivamente, potete sempre far girare la voce sollecitando altri a farlo per voi.

Grazie per la collaborazione!

Bue punto zero

Si sono presentati forse nella storia tempi e luoghi in cui poteva dirsi onorevole o persino nobile il mostrarsi neutrali, distaccati, equidistanti. Qui e ora certamente no. Questo è oltre ogni ragionevole dubbio un momento in cui è doveroso per ciascuno esprimere senza esitazione tutta la propria faziosità, esternare senza troppi giri di parole le proprie convinzioni, puntare con decisione il dito senza lasciarsi trattenere dal vago timore di offendere qualcuno.

A volte per iniziare ci si può limitare ad un gesto, non necessariamente solo simbolico. Se ad esempio scorgiamo nella televisione uno strumento utile a rimbambire e anestetizzare la gente, può essere già un passo avanti eliminarla, gettando lo sgargiante elettrodomestico in pasto alla più vicina discarica autorizzata. Viceversa, nel momento in cui si intravede il rischio che una forma di espressione dalle potenzialità rivoluzionarie venga tarpata da chi ha interesse a mantenere con ogni mezzo lo status quo, una tra le risposte possibili può essere aggiungere la propria voce a quelle già innumerevoli che la sostengono. E allora entrano in gioco le parole, che sono una delle armi più potenti di cui disponiamo.

Non mi dilungherò qui a parlare del Web 2.0 e del ruolo che ha avuto nella storia recente di alcuni importanti paesi dell’area mediterranea. Né mi soffermerò sulla correlazione esistente, a livello mondiale, tra il rispetto dei diritti umani e l’attività di censura operata sulla rete, o sui dettagli della legge cosiddetta “bavaglio” che nei prossimi giorni potrebbe essere approvata dal parlamento della Repubblica italiana. Per il momento mi limito ad auspicare che l’inversione di tendenza sia già avvenuta, che il giro di boa sia alle spalle, che il fondo sia già stato toccato, che il punto zero della scala dell’ignominia in cui un popolo bue pasciuto a suon di spot pubblicitari ci ha scaraventati stia per entrare a far parte dei ricordi del passato.

Se le cose stessero effettivamente in questo modo, probabilmente non ci sarebbe un bisogno così impellente di spendere tempo a scriverne.

Partendo quindi dall’assunto più che probabile che il mio auspicio debba essere smentito, do inizio ad una serie di interventi il cui obiettivo minimo è riuscire ad illudermi di aver fatto qualcosa di costruttivo, mentre per quanto riguarda il massimo non pongo limiti di sorta. Ho intenzione infatti di sfidare qualunque tipo di bavaglio con iniziative clamorose e dirompenti. Quindi rimanete sintonizzati.