Allah vede e provvede

Si dice che le vie del Signore siano imperscrutabili. Probabilmente la maggior parte delle volte è vero, ma potrebbero esserci eccezioni.

Prendiamo ad esempio le teocrazie. Quando se ne parla sembra subito di sentire odore di stantìo, e non è infrequente il sospetto che le migliaia di divinità postulate nel corso dei secoli dai nostri antenati siano esistite principalmente per offrire un fondamento al potere costituito. Insomma, qualcosa di cui molti farebbero volentieri a meno.

Oggi non sopravvivono molte teocrazie, e quelle superstiti sono spesso scese a compromessi con l’ordinamento democratico, mantenendo comunque su di esso un controllo che prescinde dalla reale volontà popolare e risponde alle logiche dettate dai dogmi religiosi. Quasi sempre esse sono caratterizzate da forti discriminazioni, in particolare nei confronti delle donne, contro le quali si scatenano i pregiudizi più bigotti e che subiscono limitazioni della propria libertà dovute non certamente alla loro incapacità di badare a sé stesse, quanto piuttosto alla recidiva incontinenza degli uomini.

Come primo caso di studio, consideriamo l’Italia. Uno degli esempi più noti al mondo di teocrazia, che è più precisamente una monarchia assoluta teocratica, dove il sovrano può essere solo di sesso maschile ed è eletto da un’assemblea di soli uomini, si trova interamente dentro i suoi confini. Sebbene sulla carta l’Italia sia una repubblica democratica indipendente dal Vaticano, nei fatti sappiamo che l’ingerenza politica del suo inquilino non è mai mancata. Difficile immaginare un alto rappresentante delle istituzioni italiane a cui sia permesso di prendere una posizione netta contro il Papa; più facile immaginarlo mentre umile e contrito si genuflette e gli bacia l’anello.

I cittadini italiani hanno spesso dovuto combattere contro un potere teocratico che pervade ogni ordine e grado della loro scuola con l’insegnamento della religione cattolica, e se a volte hanno avuto la meglio (ad esempio sul tema del divorzio), altre volte hanno vinto sulla carta e meno nei fatti (ad esempio sul tema dell’aborto), mentre su altri temi stanno ancora combattendo, come sul fine vita e sui diritti LGBTQ+. Sotto molti aspetti le donne in Italia se la passano meglio che in altri posti, ma non mancano le discriminazioni di natura sessuale. Basti pensare al fatto che un uomo che cammina a torso nudo per le strade viene forse da alcuni guardato con un po’ di stupore o di sospetto, mentre una donna che fa la stessa cosa viene subito bloccata e costretta a coprirsi dall’intervento di una solerte “polizia morale”.

Ma vediamo altri esempi, per poterli poi sottoporre a confronto: un caso particolarmente significativo, che ha molti punti di contatto con il primo, è la Repubblica Islamica dell’Iran. Anche qui c’è una Costituzione, ci sono elezioni democratiche a suffragio universale, un parlamento, un presidente, eccetera. Anche qui c’è al centro di tutto un organismo non democratico che influenza e limita l’attività politica sulla base di criteri teologici, con la differenza marginale che qui è formalizzato e regolato in modo chiaro ed esplicito ciò che in Italia vige seguendo leggi non scritte. Questo comporta che la teocrazia iraniana abbia in effetti un potere un po’ più ampio rispetto a quella italiana: ad esempio il divieto imposto dalla Guida Suprema di costruire una bomba atomica e l’invito a perseguire in ogni modo la pace hanno effetti concreti sul Governo iraniano, mentre l’invito a perseguire la pace espresso dal Papa cade solitamente nel vuoto. Per il resto comunque continuano a valere le analogie: vi sono ad esempio leggi discriminatorie nei confronti delle donne, accanto ad una spinta democratica che riesce a volte a erodere una parte del potere teocratico, ottenendo vittorie parziali come una certa tolleranza verso la trasgressione della legge che impone il velo, conquistata con anni di disobbedienza civile, mentre altre rigidità resistono immutabili.

Se vogliamo trovare delle differenze tra la teocrazia italiana e quella iraniana, dobbiamo andare indietro nel tempo e risalire alla loro storia. Il Vaticano, storicamente parlando, rappresenta le ultime vestigia dell’Impero Romano, del quale sopravvivono ancora oggi vocaboli e strutture amministrative (diocesi, pontefice) e naturalmente l’uso della lingua latina. Si tratta in sostanza di un impero decaduto, che nel lontano passato ha dominato il mondo e che a poco a poco si è ridotto ad un francobollo incastrato tra i B&B e i kebabbari della Capitale. Il suo potere politico quindi, dai lontani tempi del suo splendore ad oggi, si è enormemente indebolito, essendo oggi circoscritto essenzialmente ai confini italiani.

Anche la Persia ha una lunga storia alle spalle, ma la parabola della Repubblica Islamica dell’Iran è sotto ogni aspetto all’opposto di quella del Vaticano. La sua origine si può far risalire alla delusione e al risentimento che si produssero nel 1953 quando un fragile ma promettente ordinamento democratico fu spazzato via dal colpo di Stato ordito dai servizi segreti di USA e Regno Unito, e sostituito con un brutale regime asservito agli interessi economici dell’occidente. Venticinque anni dopo maturarono le condizioni per vaste proteste di massa a cui seguì una guerra civile di ispirazione marxista. La popolazione sentiva un forte legame con una figura religiosa carismatica che era stata costretta all’esilio per la sua opposizione al regime, così i ribelli ritennero che fosse utile, per coinvolgere il maggior numero di persone, un’alleanza con le forze islamiche della jihad, la lotta contro l’aggressore.

Ed è qui che arriva il colpo di scena: l’alleanza funzionò talmente bene che il regime fu abbattuto e il religioso carismatico poté tornare in patria per essere acclamato come nuova guida del Paese; un referendum sancì con la schiacciante maggioranza del 98% la nascita di una repubblica teocratica. L’occidente si diede subito da fare in ogni modo per far cadere questo nuovo ordinamento con guerre, blocchi commerciali, sanzioni economiche, propaganda, fake news, delegittimazione, spionaggio, infiltrazioni. Senza successo. Invece di indebolirsi, questa repubblica ha sviluppato potenti anticorpi contro tutte queste ingerenze e si è rafforzata; oggi, opponendosi alla manifestazione di protervia più smaccata e volgare che l’imperialismo abbia in tempi recenti prodotto, mostra di essere in grado di tenere sotto scacco il mondo intero.

Niente più e niente meno del normale corso della storia, si dirà; con i suoi tipici alti e bassi. Ma non è forse il caso a questo punto di rivalutare un po’ questo vecchio e consunto concetto di teocrazia? Ricordiamo quello che è successo recentemente in Venezuela: qui un governo socialista ha cercato per qualche anno di resistere alle pressioni degli Stati Uniti, i quali però con una brutale azione militare hanno sequestrato il suo presidente e ora, con l’implicita minaccia di ripetere lo stesso copione, stringono in pugno l’intero Paese. Il petrolio, la cui gestione era statalizzata, ora ricomincia a fluire nelle cisterne delle compagnie statunitensi. Accanto a questo caso, consideriamo quello di Cuba, ovvero un’altra repubblica socialista schiacciata dalle sanzioni degli USA, il cui destino è appeso ad un filo sempre più sottile.

Sappiamo che la storia non si fa con i “se”, ma prendiamoci un attimo il lusso di fare finta di non saperlo. Se i rivoluzionari marxisti tra il 1978 e il 1979 fossero riusciti a mantenere il controllo della situazione e ad arginare la componente religiosa della rivoluzione, stabilendo anche qui un governo di stampo socialista, che cosa sarebbe successo oggi? Ammesso che fossero riusciti a tenere duro in tutti questi anni di restrizioni economiche, di pressioni internazionali, di infiltrazioni e di sabotaggi, è facile immaginare che sarebbero stati ridicolizzati come è successo ai venezuelani, che ora l’Iran sarebbe un’altra colonia statunitense e che il suo petrolio starebbe solcando l’oceano per arricchire le casse dei capitalisti occidentali.

La rivoluzione però è andata diversamente. Che cosa è intervenuto? Un quid imponderabile, anonimo, impersonale e disinteressato? O forse è questo il caso in cui si può discernere l’impronta di una mano che dall’alto ha dato un provvidenziale e oculato aiutino al retto svolgersi delle vicende umane?

La teocrazia iraniana non solo ha stabilito solide fondamenta nel consenso popolare: ha mostrato al mondo di possedere una dote speciale che nel gergo diplomatico e militare viene spesso indicata col termine “controcoglioni”, ma a cui i sei miliardi circa di abitanti del pianeta Terra che credono in una o più divinità possono probabilmente dare un nome più consono e decoroso.

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