Allah vede e provvede

Si dice che le vie del Signore siano imperscrutabili. Probabilmente la maggior parte delle volte è vero, ma potrebbero esserci eccezioni.

Prendiamo ad esempio le teocrazie. Quando se ne parla sembra subito di sentire odore di stantìo, e non è infrequente il sospetto che le migliaia di divinità postulate nel corso dei secoli dai nostri antenati siano esistite principalmente per offrire un fondamento al potere costituito. Insomma, qualcosa di cui molti farebbero volentieri a meno.

Oggi non sopravvivono molte teocrazie, e quelle superstiti sono spesso scese a compromessi con l’ordinamento democratico, mantenendo comunque su di esso un controllo che prescinde dalla reale volontà popolare e risponde alle logiche dettate dai dogmi religiosi. Quasi sempre esse sono caratterizzate da forti discriminazioni, in particolare nei confronti delle donne, contro le quali si scatenano i pregiudizi più bigotti e che subiscono limitazioni della propria libertà dovute non certamente alla loro incapacità di badare a sé stesse, quanto piuttosto alla recidiva incontinenza degli uomini.

Come primo caso di studio, consideriamo l’Italia. Uno degli esempi più noti al mondo di teocrazia, che è più precisamente una monarchia assoluta teocratica, dove il sovrano può essere solo di sesso maschile ed è eletto da un’assemblea di soli uomini, si trova interamente dentro i suoi confini. Sebbene sulla carta l’Italia sia una repubblica democratica indipendente dal Vaticano, nei fatti sappiamo che l’ingerenza politica del suo inquilino non è mai mancata. Difficile immaginare un alto rappresentante delle istituzioni italiane a cui sia permesso di prendere una posizione netta contro il Papa; più facile immaginarlo mentre umile e contrito si genuflette e gli bacia l’anello.

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Post traumatico

Ai lettori che fossero rimasti traumatizzati dagli ultimi articoli pubblicati posso subito offrire una rassicurazione: questa volta si parla di cose gravi ma non serie. Essendo che tutto è connesso a tutto, comunque, troverete alla fine un legame con quanto precede.

Ho i miei buoni motivi per affrontare oggi una questione linguistica discutendo un paio di casi di degenerazione della lingua italiana che stanno progressivamente infestando i giornali e rischiano quindi di venire poi accolti a pieno titolo nei vocabolari.

Iniziamo dal verbo “postare”, che risulta attestato fin dal ‘500, utilizzato quasi esclusivamente in ambito militare e la cui origine e il cui significato sono analoghi al più comune “appostare”. Brutto finché volete, ma in questi secoli non ha arrecato grossi danni alla lingua italiana. Ora però la vera minaccia viene dal suo omofono beceramente derivato dall’inglese “to post”, verbo che al suo antico significato di “affiggere” aggiunge quello più moderno di “condividere su Internet”.

Ogni volta che qualcuno arbitrariamente applica il suffisso “-are” ad una qualunque parola inglese e inizia a coniugare il risultato come se fosse un verbo italiano si compie un piccolo scempio, ma l’uso del verbo “postare” nella nuova accezione (insieme ovviamente allo strettamente correlato sostantivo “post”) sta diventando così virulento che non si può più stare zitti a guardare senza fare niente.

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Questione di intelligenza

Qualche anno fa, in un articolo che trattava — tra le altre cose — del realizzarsi delle profezie contenute nella letteratura fantascientifica, avevo fatto riferimento ad un breve racconto di Isaac Asimov. Anche in questa sede potrei citare altri racconti dello stesso autore (ad esempio questo) allo scopo di introdurre il tema che allora era stato toccato un po’ di sfuggita, ma che oggi affronterò in maniera più approfondita, visto che recentemente ha iniziato a mettere in fibrillazione le autorità di molti Paesi: l’intelligenza artificiale.

Uno dei motivi dichiarati per cui queste autorità si interessano all’argomento è preservare la garanzia di alcuni diritti civili che potrebbero essere messi a rischio da un uso scorretto di tali tecnologie. Un motivo meno esplicito ma probabilmente più grave è il timore che una loro diffusione incontrollata possa portare molti cittadini ad affidarsi interamente ad esse e a dismettere definitivamente l’ormai pleonastico fardello della propria scatola cranica. Questo mostra che in realtà non si è ancora arrivati al nocciolo del problema, poiché la vera questione su cui si concentra oggi l’attenzione, più che l’intelligenza artificiale, è ancora una volta la stupidità umana.

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