Washing Tons of Blood

L’obiettivo immediato della spedizione che ti è stata assegnata è la totale distruzione e devastazione dei loro insediamenti. Sarà essenziale distruggere i loro campi e impedire loro di continuare a coltivare la terra. Dopo aver completato a fondo la missione, se dovessero mostrare una disposizione alla pace, vorrei che venisse incoraggiata, a condizione che diano una prova decisiva della loro sincerità consegnando nelle nostre mani alcuni dei principali istigatori della loro ostilità. Tuttavia NESSUNA proposta di pace dovrà essere presa in considerazione prima che la totale distruzione degli insediamenti sia stata portata a termine. Questo è un caso straordinario e richiede un’attenzione straordinaria. Prevedo con grande piacere l’onore che deriverà per te e il vantaggio per la causa comune da una felice conclusione di questa importante impresa.

Dopo quello dell’articolo precedente, ecco un altro quiz. Questa volta, con tutti gli indizi che ho fornito, dovrebbe essere davvero semplice.

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Scrivetelo sui muri


Essendo il governo istituito per il bene comune, la protezione e la sicurezza dell’intera comunità, e non per l’interesse privato o il profitto di un singolo uomo, famiglia o classe di persone, ogniqualvolta i fini del governo siano pervertiti, la libertà pubblica manifestamente messa in pericolo e tutti gli altri mezzi di riparazione siano inefficaci, il popolo può, e di diritto deve, riformare il vecchio governo o istituirne uno nuovo. La dottrina della non resistenza al potere arbitrario e all’oppressione è assurda, servile e distruttiva del bene e della felicità dell’umanità.

Cioè, voglio dire. C’è bisogno di spiegazioni o commenti? Vi chiedo solo di leggerlo un’altra volta, sottolineando alcune parole. “Interesse privato di un singolo”… “i fini del governo siano pervertiti”… “libertà in pericolo”… “può e deve”… “assurda, servile, distruttiva”… insomma, tanta roba. E ora il quiz: chi l’ha scritto, e quando?

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Fette boicottate

Non so voi, ma ci sono alcune cose che, lette o ascoltate al mattino mentre faccio colazione, mi fanno andare storta tutta la giornata.

“Lo Stato di Israele avrà anche qualche difetto, ma è pur sempre nostro amico e combatte per i nostri valori”. Per favore, andiamoci piano con le generalizzazioni. Può certamente essere che il Governo fascio-lobby-razzista che in questo momento è al potere in Italia sia amico di Israele: in effetti i due Stati hanno appena rinnovato un accordo di collaborazione militare, per cui quei soldati che mentre commettono orribili crimini di guerra si riprendono col cellulare per poi aggiungere in sottofondo ai filmati musichette allegre e pubblicare il risultato sui loro canali social potranno continuare a farlo con il supporto delle nostre tasse. Ne beneficeranno anche i civili, almeno quelli più abbienti, che possono permettersi il lusso di partecipare a viaggi organizzati sulle alture attorno alla Striscia di Gaza o in barca al largo della costa per assistere di persona ai bombardamenti, quasi come se partecipassero ad un safari nella savana. Forse i nostri soldi verranno usati anche per potenziare i centri di distribuzione di generi alimentari attorno a cui i palestinesi, ridotti alla fame, si accalcano nella speranza di poter tirare avanti ancora qualche altro giorno, per poi scoprire, dopo aver ricevuto pallottole invece di cibo, che si tratta di trappole simili a quelle che potrebbero essere usate per liberarsi da un’infestazione di topi o di scarafaggi. Quindi, dicevo, può anche essere e non mi stupisce che il nostro Governo sia amico di questa gente e ne condivida i valori. Però non mettetemi in mezzo, io non nutro questo genere di amicizie.

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Un semplice sterminio

Venire massacrati dev’essere una brutta esperienza, ma ancora peggio dev’essere venire massacrati mentre le persone intorno, comodamente sedute sul loro sofà, seraficamente disquisiscono sulla precisa distinzione tra sterminio e genocidio, spesso senza arrivare ad una conclusione soddisfacente; questi individui mi fanno venire in mente quel tale che dopo aver minuziosamente contato fino a novecentonovantanove trattiene per un attimo il fiato e poi urla inorridito: “Aiuto!!! Un millepiedi!!!”. Roba che ti verrebbe da prenderli a calci nel culo fino a slogarti le caviglie, insomma.

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Silenzio assenzio

Corrono forse i cavalli sulle rocce?
Si ara forse su esse con i buoi?
Eppure voi cambiate il diritto in veleno
e il frutto della giustizia in assenzio;
vi rallegrate di cose da nulla
e dite: «Non è forse con la nostra forza
che abbiamo acquistato potenza?»

Amos 6, 12-13

Quando mi capita di sentir parlare di “razzismo al contrario” (e capita, anche piuttosto spesso), devo ammettere che attraverso quasi sempre un breve momento di sconcerto e disorientamento. Nel tentativo di assegnare — in base al contesto in cui questa locuzione è stata utilizzata, in base al mittente e al destinatario del messaggio — un significato ad una cosa che apparentemente non ne possiede alcuno, prendo in considerazione innanzitutto l’ipotesi che si intenda parlare di un sentimento di fratellanza e di rispetto reciproco che travalica qualunque distinzione di provenienza geografica, di lingua, di cultura e di aspetto fisico (in altre parole, il contrario del razzismo). Questa ipotesi però viene sempre subito scartata: nessuno, che io sappia, è stato mai sufficientemente contorto da usarla con questo significato. Passo allora alla seconda ipotesi, che invece di solito è quella giusta: con “razzismo al contrario” si intende un atteggiamento di ostilità, insofferenza e intolleranza da parte di una o più persone dalla pelle scura nei confronti di una o più persone dalla pelle chiara.

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Antifascista sarà lei

Esattamente novantanove anni fa, il primo di maggio 1925, Benedetto Croce pubblicava un breve “Manifesto degli intellettuali antifascisti” come risposta polemica al più prolisso “Manifesto degli intellettuali fascisti” di Giovanni Gentile, apparso solo pochi giorni prima sul quotidiano “Il Popolo d’Italia”.

Il livello culturale è nel frattempo forse un po’ calato, ma si direbbe che oggi siamo ancora alle prese con diatribe simili. Una differenza importante rispetto al secolo scorso è che allora era ben chiaro che cosa si dovesse intendere per “fascismo” e “antifascismo”, mentre oggi, vuoi per imperizia, vuoi per precisa volontà di confondere le idee, i termini sono in qualche modo annacquati, per cui ritengo necessario innanzitutto fare un po’ di chiarezza.

Vorrei partire dal prefisso “anti-, che forse è in tutto il discorso quello che crea più problemi. C’è chi si inalbera a priori quando il suo interlocutore è anti-qualcosa, accusandolo di essere “contro” a prescindere, di dire sempre “no” a tutto senza criterio, e così via. Consideriamo però il significato che questo prefisso ha in una parola come “antìpodi”: essa indica semplicemente ciò che si trova, sul globo terrestre, dalla parte diametralmente opposta rispetto ai piedi di qualcuno, ovvero il punto della superficie terrestre più lontano da essi. In questo senso, l’anti-fascismo è semplicemente ciò che si trova all’estremità opposta (quindi in opposizione) rispetto al fascismo. Questo termine non ha pertanto alcun significato intrinsecamente negativo, e a priori non indica necessariamente qualcosa che si trova in conflitto con il fascismo, esattamente come gli italiani non sono necessariamente in conflitto con i neozelandesi per il semplice fatto di trovarsi ai loro antìpodi.

Detto questo, ci resta da delineare quali siano le caratteristiche principali del fascismo, e il gioco è fatto. Dobbiamo solo superare un piccolo ostacolo: c’è chi non si fida dei libri di storia perché sospetta, comprensibilmente, che possano essere stati scritti dagli antifascisti per mettere in cattiva luce i fascisti. Ma per sapere che cosa sia il fascismo non c’è bisogno dei libri di storia: abbiamo la fortuna di poter ricorrere alla viva voce del suo fondatore e del suo principale ideologo, ovvero di Benito Mussolini e del già citato Gentile, i quali insieme hanno redatto una fondamentale Dottrina del fascismo, con lo scopo di inserirla nientemeno che nell’enciclopedia Treccani.

Si legge ad esempio in questo autorevolissimo documento: “il fascismo è contro la democrazia”, e più precisamente: “la forma più schietta di democrazia” è quella “che nel popolo si attua quale coscienza e volontà di pochi, anzi di Uno”.

Applicando il principio degli antìpodi, ne consegue che l’antifascismo è radicalmente democratico e rifiuta gli ordinamenti basati sulla volontà e sul potere di uno o di pochi.

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Quasi una tautologia

Se mi chiedessero qual è la mia parabola evangelica preferita, sarei sulle prime tentato di sceglierne una tra quelle più apertamente paradossali: quelle che, all’interno di una situazione tratta dalla vita quotidiana, propongono uno sviluppo del tutto controintuitivo e inatteso, incompatibile con ogni comune logica umana. Alla fine probabilmente però ne indicherei una che si trova esattamente agli antipodi, e per la precisione questa:

Un uomo aveva due figli; si rivolse al primo e disse: “Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna”. Rispose: “Non voglio”; dopo però, pentitosi, andò. Il padre si rivolse al secondo e disse allo stesso modo. Ed egli rispose: “Vado”; ma non andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?

Qui non si trova proprio nulla di paradossale; al contrario la risposta alla domanda è del tutto ovvia e scontata. Per chi non conoscesse il significato del termine “tautologia”, ne è un esempio lampante proprio questa frase: Il figlio che ha compiuto la volontà del padre è quello che ha fatto ciò che il padre gli ha ordinato.

Che senso ha quindi proporre una parabola tautologica, la risposta alla cui domanda conclusiva è elementare e non dice nulla in più del suo presupposto?

La soluzione del dilemma è semplice: la parabola fa ricorso a poche semplici parole per sbattere brutalmente in faccia agli ipocriti — in primo luogo a quelli che detengono posizioni di potere — la loro ipocrisia nella sua forma più nuda e spudorata; è evidente che l’efficacia del risultato è tanto maggiore quanto più la forma della parabola che lo persegue è elementare e disarmante.

Se ai tempi di Gesù l’ipocrisia era così diffusa e radicata da meritare il primo posto nella lista dei nemici del Regno di Dio, va detto che oggi non siamo messi meglio. Basta prendere in considerazione la classe politica, che è, almeno in uno stato democratico, espressione altamente rappresentativa della popolazione che vota per essa.

Se vi capita di ascoltare il discorso di un personaggio politico e sentirgli dire cose che vi suonano un po’ strane, vi propongo un esperimento: provate a sostituire alcune parti del discorso con il loro opposto. Supponiamo che il politico in questione ad un certo punto dica: “è in cima alle nostre priorità”; provate a sostituire queste parole con: “non ce ne frega assolutamente nulla”. Può darsi che il risultato appaia molto più convincente. Come il secondo dei due figli nella parabola, costui sta dicendo una cosa, mentre il suo pensiero e le sue azioni concrete si trovano all’esatto opposto.

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Il gatto di Shelomoh

Saggezza antica per problemi attuali. Shelomoh, figlio di Dawid, figlio di Yishay, conosciuto in occidente per lo più con nomi derivati dalla forma latina Salomon, è un re d’Israele ricordato soprattutto per aver in pochi anni edificato un grande tempio a Gerusalemme. In secondo luogo è noto per la sua sapienza e la sua saggezza, esemplificata da un celebre episodio biblico di cui riporto una variante adattata alla sensibilità moderna (se volete, ne trovate la versione canonica nel primo libro dei Re).

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L’imbranato

Credo di avere qualche problema con il mio subconscio, forse mi servirà uno psicanalista di quelli bravi. Io che sono un tipo così pacifico, che non ho mai usato altra arma che la parola, che non ho mai fatto ricorso ad altra forza che quella della ragione, fare un sogno del genere! Sto passeggiando tranquillo ai margini di un grande parco quando un’automobile accosta vicino a me. Vedo che a bordo ci sono diverse persone; mi fanno un cenno. Mentre percorriamo sperdute strade di campagna ho un barlume di lucidità e mi rendo conto che nel mondo reale non sarei mai salito su un’auto piena di sconosciuti con una simile facilità. Sono tutti molto cortesi, ma a volte ho l’impressione che quando volgo lo sguardo fuori dal finestrino si lancino tra loro occhiate complici e si trattengano a stento dal ridacchiare.

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Celsius 451 (seconda parte)

Perché il problema del riscaldamento globale è più grave di quello che pensi

(Nella prima parte trovi alcuni concetti di carattere generale utili alla comprensione di quello che segue. Puoi leggerli anche in un secondo momento.)

Dopo aver parlato in generale di energia e di bilancio energetico e dopo aver discusso tutte le altre principali fonti energetiche, arriviamo finalmente ai combustibili fossili. L’origine di questa fonte è ancora una volta il Sole: si tratta dell’energia solare assorbita negli ultimi milioni di anni dalla vegetazione preistorica, che poi è rimasta sepolta sottoterra e ha dato origine a giacimenti di carbone, petrolio e gas naturale.

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