Le zanzare di Gaza

Argomento estivo per eccellenza: la lotta alle zanzare.

Uno strumento ormai consolidato per limitare la diffusione di questi insetti è un contenitore dove la femmina può facilmente deporre le uova, costruito in modo da intrappolare la maggior parte delle larve che da queste nasceranno. L’insetto adulto si ritroverà confinato in un ambiente chiuso e privo di una quantità sufficiente di nutrimento, dal quale non potrà fuggire.

Non mancano ovviamente altre soluzioni da affiancare a questa. Ad esempio trappole che attirano gli adulti con stimoli visivi e olfattivi, e una volta avvicinati li catturano o li uccidono.

Gli ultimi sviluppi tecnologici stanno poi portando sul mercato novità sensazionali: è in arrivo un modello di mini-drone specializzato nella caccia alle zanzare, in grado di pattugliare ampie aree infestate ed eliminare sistematicamente ogni bersaglio individuato.

Queste e altre soluzioni analoghe richiedono evidentemente un notevole sforzo in termini di tempo e di risorse economiche, e hanno un solo, semplice obiettivo finale: eliminare dall’ambiente il maggior numero possibile di zanzare, in modo da evitare ogni eventuale contatto futuro. Ma avete mai provato a porvi dal punto di vista delle zanzare? Vi siete mai chiesti che cosa significhi essere soggetti ad una volontà di sterminio di questa intensità e portata?

Poiché penso che vi siano difficoltà oggettive nell’immedesimarsi in una zanzara, vi propongo una piccola facilitazione. Provate innanzitutto ad immaginare di essere nati nella Striscia di Gaza all’inizio di questo secolo. Dal primo giorno della vostra vita vi siete ritrovati in un luogo circondato da alti muri con sorveglianza armata, dal quale è quasi impossibile uscire e nel quale entra il minimo indispensabile alla sopravvivenza; come se non bastasse ciò che entra è comunque sottoposto a una rigida selezione: probabilmente non avete mai assaggiato patate, biscotti, marmellata o cioccolata. Bene o male tuttavia siete sopravvissuti.

Poi, ad un certo punto, anche quel poco ha smesso di entrare: le possibilità di sopravvivenza sono drasticamente crollate. Per trovare del cibo siete stati invitati ad avvicinarvi ai centri di distribuzione della cosiddetta Gaza Humanitarian Foundation, e una volta accalcati fuori dai cancelli siete stati presi di mira da soldati appositamente istruiti.

Ma anche evitando di avvicinarsi ai muri sorvegliati, ai centri di distribuzione, ai posti di blocco, alle linee gialle, non potete essere al sicuro. In qualunque momento potreste sentire un ronzio che si avvicina dall’alto. E probabilmente non è una zanzara.











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