Ghayz è un nome insolito per una bambina. Suo padre si chiama Shady ed è nato il 19 maggio 2004 a Rafah, vicino al confine con l’Egitto. Fin da quando era in fasce i suoi gli parlavano dell’operazione “Arcobaleno”, dei missili sparati dagli elicotteri sul corteo di manifestanti e di come, il giorno stesso della sua nascita, l’intero quartiere dove abitavano sia stato raso al suolo dalle ruspe.
Qualche anno fa, in un articolo che trattava — tra le altre cose — del realizzarsi delle profezie contenute nella letteratura fantascientifica, avevo fatto riferimento ad un breve racconto di Isaac Asimov. Anche in questa sede potrei citare altri racconti dello stesso autore (ad esempio questo) allo scopo di introdurre il tema che allora era stato toccato un po’ di sfuggita, ma che oggi affronterò in maniera più approfondita, visto che recentemente ha iniziato a mettere in fibrillazione le autorità di molti Paesi: l’intelligenza artificiale.
Uno dei motivi dichiarati per cui queste autorità si interessano all’argomento è preservare la garanzia di alcuni diritti civili che potrebbero essere messi a rischio da un uso scorretto di tali tecnologie. Un motivo meno esplicito ma probabilmente più grave è il timore che una loro diffusione incontrollata possa portare molti cittadini ad affidarsi interamente ad esse e a dismettere definitivamente l’ormai pleonastico fardello della propria scatola cranica. Questo mostra che in realtà non si è ancora arrivati al nocciolo del problema, poiché la vera questione su cui si concentra oggi l’attenzione, più che l’intelligenza artificiale, è ancora una volta la stupidità umana.
Verso la metà del tredicesimo secolo i territori nordoccidentali della Russia erano minacciati dall’espansione teutonica. Il principe Aleksandr raccolse un esercito di cavalieri e di contadini e respinse l’invasore in un’epica battaglia sul lago ghiacciato di Peipus.
Nel 1938 Ėjzenštejn, uno dei più influenti registi cinematografici della storia, girò un film che narra le gesta del principe; Sergej Prokof’ev fu incaricato di comporre la colonna sonora, dalla quale poi trasse la cantata dal titolo “Aleksandr Nevskij”.
A coloro che in questi giorni discutono su come boicottare la cultura e la lingua russe, propongo invece di ascoltare quel brano della cantata che segue l’episodio della battaglia sui ghiacci: non conosco nulla che trasmetta in modo più vivido la desolazione lasciata dalla guerra.