
Si dice che le vie del Signore siano imperscrutabili. Probabilmente la maggior parte delle volte è vero, ma potrebbero esserci eccezioni.
Prendiamo ad esempio le teocrazie. Quando se ne parla sembra subito di sentire odore di stantìo, e non è infrequente il sospetto che le migliaia di divinità postulate nel corso dei secoli dai nostri antenati siano esistite principalmente per offrire un fondamento al potere costituito. Insomma, qualcosa di cui molti farebbero volentieri a meno.
Oggi non sopravvivono molte teocrazie, e quelle superstiti sono spesso scese a compromessi con l’ordinamento democratico, mantenendo comunque su di esso un controllo che prescinde dalla reale volontà popolare e risponde alle logiche dettate dai dogmi religiosi. Quasi sempre esse sono caratterizzate da forti discriminazioni, in particolare nei confronti delle donne, contro le quali si scatenano i pregiudizi più bigotti e che subiscono limitazioni della propria libertà dovute non certamente alla loro incapacità di badare a sé stesse, quanto piuttosto alla recidiva incontinenza degli uomini.
Come primo caso di studio, consideriamo l’Italia. Uno degli esempi più noti al mondo di teocrazia, che è più precisamente una monarchia assoluta teocratica, dove il sovrano può essere solo di sesso maschile ed è eletto da un’assemblea di soli uomini, si trova interamente dentro i suoi confini. Sebbene sulla carta l’Italia sia una repubblica democratica indipendente dal Vaticano, nei fatti sappiamo che l’ingerenza politica del suo inquilino non è mai mancata. Difficile immaginare un alto rappresentante delle istituzioni italiane a cui sia permesso di prendere una posizione netta contro il Papa; più facile immaginarlo mentre umile e contrito si genuflette e gli bacia l’anello.








